Alan Ball sul set di True BloodLa notizia che Alan Ball lascerà True Blood alla fine della quinta stagione è giunta all’improvviso, ma non inaspettata: con altre due serie originali in lavorazione (una per la HBO e l’altra per Cinemax, sempre di proprietà HBO), era impossibile evitare la sua dipartita. Ball, in fondo, non aveva mai garantito una permanenza duratura nella serie (il suo ultimo contratto con la rete, firmato durante l’estate, prevede lo sviluppo di nuovi progetti). E il passato insegna: già all’epoca di Six Feet Under erano bastati cinque anni a stancarlo e proiettarlo verso altri lidi.

Sebbene non si tratti di uno showrunner dalla forte impronta individualista (come può esserlo Matthew Weiner con Mad Men, ad esempio, che controlla il più piccolo dettaglio sul set), la domanda sorge spontanea: cosa ne sarà di True Blood ora?

La serie continua a essere il più importante successo della HBO negli ultimi anni (ribadiamo che senza la fortuna di True Blood difficilmente avremmo visto nascere Game of Thrones), ma alcune variabili rendono incerto il suo futuro.

Ovvero, è possibile che la fine di True Blood sia vicina? Sì e no.

Alan Ball sul set di True Blood

Innanzitutto, si deve considerare che è cosa rara per un prodotto HBO cambiare showrunner: è successo tra una stagione e l’altra di In Treatment, ma per motivi particolari (condurre un’intera stagione della serie, composta anche da 40 episodi, sarebbe risultato stancante e troppo impegnativo per chiunque). Nel caso di True Blood la presenza di Alan Ball è stata davvero essenziale solo all’inizio: l’episodio pilota della serie fu approvato da Chris Albrecht, ex-presidente HBO, proprio prima di lasciare la compagnia e i suoi successori, Michael Lombardo e Richard Plepler, decisero di ordinare la serie, dopo averlo visto, prima di tutto perché si fidavano della penna di Ball. Se non ci fosse stato il suo nome al timone, non è detto che la serie avrebbe mai visto la luce. Il successo (arrivato con la seconda stagione) ha premiato l’azzardata scommessa, ma a quel punto è diventata abbastanza relativa l’importanza della firma autoriale di Ball, anche perché, come già successo in Six Feet Under, la serie è riuscita a coltivare un team di autori (Raelle Tucker, Alexander Woo, Nancy Oliver, Brian Buckner) affezionato e in grado di andare avanti con le proprie gambe. (Anche in Six Feet Under, già all’epoca della quarta stagione, il contributo di Alan Ball era progressivamente diminuito).

Secondo fattore da tenere presente è il numero di stagioni all’attivo.

Tra le precedenti produzioni HBO nessuna serie drammatica (della durata di un’ora) ha superato le sei stagioni: I Soprano è andata in onda per 8 anni, ma solo perché l’ultima stagione — la sesta — è stata trasmessa in due blocchi separati e perché la distanza di messa in onda tra una stagione e l’altra era molto variabile. (David Chase, creatore dei Soprano, avrebbe voluto concludere la serie dopo 4 stagioni: per la HBO, ovviamente, non si trattava di un’opzione economicamente sensata).

Stando ai precedenti storici, quindi, tradizione vorrebbe che la sesta stagione di una serie HBO sia il termine massimo per la fine e nel caso di True Blood la dipartita di Ball potrebbe essere un motivo aggiuntivo per pianificare la fine della serie. Questo se True Blood non avesse i numeri che ha: la tradizione delle sei stagioni potrebbe essere rotta in nome del grande successo della serie. (E, inoltre, potrebbe essere un precedente necessario a Game of Thrones, che probabilmente non vedremo terminare con una sesta stagione).

Gli attori principali della serie (Anna Paquin e Stephen Moyer) hanno un contratto di 7 anni: questo non può essere considerato un dato vincolante, tuttavia. Il cast di Big Love, per esempio, aveva un contratto di 6 anni e si diceva pronto a una sesta stagione della serie, ma la HBO ha deciso di terminare la produzione con la quinta stagione. (E tecnicamente 6 stagioni arrivano a corrispondere a 7 anni di lavoro, se si considera la produzione dell’episodio pilota).

Cosa succederà, allora?

Lorena, Bill e Russel in una scena della terza stagione di True Blood

Per saperlo dovremo seguire lo sviluppo delle nuove serie HBO, con un occhio di riguardo per Game of Thrones e American Gods: Game of Thrones ha dimostrato ancora una volta che scommettere su generi nuovi vale la pena e si prepara a sostituire True Blood come maggior successo odierno della rete; American Gods, invece, potrebbe essere il degno sostituto della serie di Alan Ball (in termini di posizionamento nel palinsesto e potenziale successo). In questo senso, un’ultima stagione di True Blood studiata per fare da traino al nuovo prodotto fantasy della rete sarebbe davvero l’ideale.

Anche perché uno degli attuali problemi in casa HBO è la mancanza di sufficiente spazio nell’arco di un anno per trasmettere più di un numero limitato di serie: è uno dei motivi per cui Bored to Death, How to Make It in America e Hung sono state cancellate.

Non c’è fretta, però: American Gods è ancora un progetto sulla carta, lontano dall’essere realizzato e i tempi si potrebbero allungare fino al 2014, momento ideale per un passaggio di testimoni. Questo potrebbe garantire che True Blood arrivi alla settima stagione (se mantenesse numeri per cui vale la pena continuare), dando per scontata una sesta stagione nel 2013 (che rimane l’obiettivo più vicino e realistico).

Per ora, invece, è prematuro parlare di imminente fine della serie: perché se è vero che il modello di business della HBO non si basa sugli ascolti, è altrettanto evidente come la coppia Game of Thrones + True Blood faccia economicamente comodo e permetta di dedicarsi a progetti più di nicchia, come Treme, Luck e Enlightened, e a nuove idee costose. Rinunciare a uno dei due pezzi forti in mancanza di un degno sostituto sarebbe la mossa sbagliata.

Sull’argomento, vi proponiamo due ulteriori articoli (in inglese):

La quinta stagione di True Blood andrà in onda in estate sulla HBO.

In Italia la serie viene trasmessa su FOX e, in chiaro, su MTV.

Fonte: BadTV