We know drama

Proseguendo il nostro viaggio nell’universo della tv via cavo a stelle e strisce, stavolta è il turno di TNT, il canale che, secondo quanto va a dire in giro, conosce il drama. Sarà vero?

Turner Network Television, per i più intimi TNT, è un basic cable channel molto diffuso sul suolo americano e di proprietà Time Warner, multinazionale di intrattenimento legata all’inaffondabile Warner Bros.
TNT comincia le sue trasmissioni nel 1988 con la versione integrale di Via col vento. Il canale infatti propone, come tanti altri suoi competitor, la solita varietà di film e serie tv, soprattutto grandi classici, spesso ricolorati e rieditati. L’emittente ottiene presto i diritti di trasmissione del wrestling e parzialmente quelli del football (a cui poi si uniranno NASCAR, golf e baseball) e all’inizio degli anni ’90 lancia una serata a tema B Movies, MonsterVision, assieme un’altra a tema cartoon.

È una questione di tempo prima che TNT provi a inserirsi nel magico mondo della serialità televisiva. Il primo passo viene compiuto nel 1998 dopo un mezzo esperimento dimenticabile (The New Adventures of Robin Hood, con il famoso arciere in versione Hercules/Xena, poi venduto in syndacation): il canale si appropria della celebre serie di fantascienza Babylon 5, punto di non ritorno del genere che, per il suo realismo e per i temi adulti trattati, ha aperto la strada poi a opere come Battlestar Galactica e Firefly. TNT ne produce una quinta stagione e vari film per la tv. Sviluppa poi uno spinoff, Crusade, ma lo cancella ancor prima della sua messa in onda: ha ormai realizzato che il pubblico di riferimento della saga non appartiene al pubblico del canale.

Il primo prodotto originale di successo è del 2001: Witchblade, adattamento televisivo del fumetto di Marc Sivestri pubblicato per Top Cow. Viene però bruscamente cancellato alla seconda stagione a causa di problemi personali dell’attrice protagonista.
Nel 2005 però ecco arrivare la serie che, grazie al suo largo seguito, spingerà in avanti l’intera produzione seriale del canale. Mi riferisco a The Closer, il procedurale costruito attorno alla stravagante e nevrotica Brenda Leigh Jonson interpretata sullo schermo da Kyra Sedwick, che si rivela la più grande hit del network tanto da proseguire per 7 stagioni e 109 episodi e di cui verrà realizzato lo spinoff Major Crimes.
Cavalcando il successo di The Closer, TNT passa a sfornare procedurali su procedurali di scarso o medio successo (Saving Grace, Leverage, Rizzoli & Isles), attuando una tattica simile a quella della concorrente USA Network, ma senza la stessa impronta distintiva. Si contano giusto un paio di eccezioni. La prima è Men of a Certain Age, drama del 2009 che segue la vita di tre uomini alle prese con la mezza età, una serie sofisticata che incontra il favore della critica, ma non del pubblico. La seconda eccezione invece è Southland, cop drama cancellato prematuramente da NBC e confermato da TNT per altri quattro cicli, esponente massimo della terza (e forse ultima?) generazione di grandi polizieschi televisivi.

Da questo momento in poi il canale prova ad allargare il suo bacino di utenza tentando nuovi generi, alcune volte con successo (Falling Skies segna il ritorno alla fantascienza e ottiene ottimo riscontro di pubblico) e altre meno (il sequel di Dallas non raccoglie grandi conferme né a livello qualitativo né quantitativo), ma nel complesso porta a galla alcuni gravi problemi. Innanzitutto l’incapacità di sviluppare prodotti di reale impatto (per Babylon 5 e Southland TNT deve ringraziare i network che li hanno creati e poi cancellati e l’intuito del settore acquisti), di certo aggravata dall’assenza di un’identità precisa e riconoscibile, di un preciso brand.
TNT afferma di conoscere il drama. Che cominci a dimostralo allora.

Capolavori da recuperare: Babylon 5, Southland

Cult di sempre: The Closer, Meno of a Certain Age, Saving Grace, Witchblade

In onda da tenere d’occhio: Falling Skies