Dopo aver visto quali sono state le migliori nuove serie del 2015 diamo uno sguardo ai migliori singoli episodi dell’anno. Qui siamo un po’ più liberi da vincoli: entrano sia le nuove serie che quelle vecchie che quelle terminate. E almeno in un paio di casi l’addio a questi show è stato determinante per far entrare le serie in questo elenco (anche rispetto a serie con una qualità generale molto più alta), anche solo per celebrare tutto il percorso fatto fino a quel momento. In altri casi poi si tratta di episodi a sorpresa in annate che invece spesso hanno deluso, ma vedremo caso per caso. Anche stavolta non si tratta di una classifica ma di un elenco in ordine di messa in onda (con l’eccezione dell’ultimo in elenco), e anche stavolta la verità oggettiva l’abbiamo messa da parte e abbiamo preferito affidarci ai più gestibili gusti personali. Quali sono stati i vostri episodi preferiti dell’anno?

Buona lettura!

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A Fixer of Sorts (Banshee)

Banshee è probabilmente una delle migliori serie che non state guardando. Davvero, è una bomba action, violenta e esageratissima, un massacro spesso senza logica ma con stile da vendere che va avanti da tre stagioni e che si concluderà su Cinemax il prossimo anno. Perché questo episodio? Perché contiene, ad appena dieci minuti dall’inizio, una delle migliori scene di combattimento della storia delle serie tv: coreografata in modo splendido, dura cinque minuti, è decisiva e sorprendente. E, cosa importante, una bomba di questo tipo viene giocata ad inizio puntata, alzando a un livello mostruoso le aspettative per il resto dell’episodio. Aspettative che vengono rispettate, con una delle migliori – se non la migliore – puntate della serie.

 

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One Last Ride (Parks and Recreation)

Tutta la settima stagione di Parks and Recreation non è stata altro che un lungo epilogo celebrativo della serie. E il finale nel finale è stato il punto più alto. C’è tanta nostalgia in questo addio, ma non è solo per questo che il doppio episodio merita di essere ricordato. Attraverso continui salti tra presente e futuro vediamo cosa ne sarà di Leslie e degli altri impiegati di Pawnee, e tra soddisfazione, tristezza, risate diamo l’addio ad un gruppo praticamente perfetto, ad una comedy praticamente perfetta, rarissimo esempio di show che non ha conosciuto mai un crollo (basti pensare che la stagione peggiore è la prima).

 

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Pimento (Better Call Saul)

Se il season finale di Better Call Saul si limitava a seguire strade piuttosto prevedibili e ad aprire alla seconda stagione, nel penultimo episodio raggiungiamo il punto più alto della serie di Vince Gilligan. Come Ozymandias, non è il finale il momento più alto, ma quello che lo precede, il racconto delle tensioni che esplodono. In questo caso si tratta del gioco delle maschere tra Jimmy e suo fratello, ipocrisie e invidie vecchie di vent’anni che vengono fuori nel più traumatico dei modi. Tutto ciò che abbiamo visto è servito a raccontarci questo momento, e l’autore ce lo mostra senza indulgenza, senza scorciatoie, senza facili indicazioni sull’opinione che dovremmo avere, ma lasciandoci come sempre la libertà di fare le nostre scelte e di interpretare il bene e il male. Grandioso.

 

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Cut Man (Daredevil)

Sì, il pianosequenza finale di questo episodio, con la lunga e cruenta scena di combattimento nel corridoio, è uno dei segmenti migliori della stagione, e per molti, compreso il sottoscritto, è stato il momento in cui la serie si è rivelata per il grandissimo prodotto che era. Sarebbe sbagliato dire che la scelta non è caduta su questa puntata anche per questo motivo, ma c’è dell’altro. Nel secondo episodio Daredevil si svela chiaramente per la serie che sarà: gran parte della puntata si svolge nell’appartamento di Claire, quasi in tempo reale, con il nostro eroe a leccarsi le ferite. Daredevil è stato questo, un lungo racconto in tredici episodi, dove la singola puntata vale in relazione al tutto, dove si può togliere qualcosa allo spettatore per ripagarlo nel lungo termine.

 

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Lost Horizon (Mad Men)

Questo potrebbe essere il miglior episodio in assoluto dell’anno. Diamo per scontata la perfezione stilistica, dato che stiamo parlando della serie di Matthew Weiner, ma qui ci sono una ricercatezza e una raffinatezza quasi mai viste prima. In cinquanta minuti Mad Men entra nell’ultima fase della parabola discendente di Don Draper, ed è ancora una volta la personificazione degli ideali corrotti dell’american way of life, il crollo dei simboli e degli ideali artificiosi. Il brusco risveglio dal sogno americano lascia i protagonisti spiazzati e senza riferimenti. Mentre tutti si affannano, a modo loro, per riprendere il controllo, il protagonista fugge ad ovest, accompagnato dalle musiche di David Bowie.

 

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Hardhome (Game of Thrones)

Vogliamo dire che la quinta stagione di Game of Thrones non è stata esattamente la migliore dello show? Diciamolo. Eppure, l’episodio in cui Jon Snow affronta una missione nella quale viene scoraggiato da tutto e da tutti e, con la saggezza del comandante, cerca di portare in salvo i bruti di Aspra Dimora, ha riportato la serie ad altissimi livelli. Se una progressione action-horror come quella narrata in questo episodio può essere considerata quasi “normale” nell’economia dello show e nel panorama televisivo odierno, il merito è proprio della serie HBO, ma al tempo stesso non ci deve far dimenticare la grandezza di quanto è stato realizzato.

 

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White Rose (Mr. Robot)

L’episodio perfetto nella serie – quella non perfetta – di Sam Esmail. La puntata in grado di portare ad un livello più alto il gioco del citazionismo e della metanarrazione. Nulla viene tradito nel momento della grande rivelazione, che verrà confermata e ampliata nell’episodio successivo, ma ciò che colpisce, ancora una volta come per tutta la stagione, è la capacità di giocare con il già visto, con ciò che è prevedibile, sviando lo spettatore e colpendolo a sorpresa senza mai barare. Si inizia da un momento quotidiano, normalissimo, ma che già ci dice tanto e ci racconta una storia diversa, e tutto questo viene ripreso tramite svolte inimmaginabili.

 

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The Wrath of the Lamb (Hannibal)

È un po’ difficile scegliere un episodio su tutti nell’ultima annata della serie di Bryan Fuller. Per non sbagliare, abbiamo optato per il series finale. La morbosa relazione tra carnefice e vittima, tra maestro e allievo, tra Hannibal e Will giunge al suo acme, sospesa nel vuoto indefinito dopo lo scontro finale con il Drago. Francamente, non si poteva chiedere di più a questo grande racconto televisivo.

 

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No Room at the Inn (The Leftovers)

Stesso problema qui. La seconda stagione di The Leftovers probabilmente presenta il livello generale più alto di quest’anno, insieme all’ultima di questo elenco, ed è difficilissimo estrapolare una puntata su tutte. Pistola alla tempia, diciamo No Room at the Inn, episodio per certi versi speculare a quel Two Boats and a Helicopter che lo scorso anno aveva permesso alla serie di fare un salto di qualità. Tra rimandi biblici, fatalismo, forse semplice casualità, la parabola del reverendo Jamison nel suo disperato tentativo di tornare a casa.

 

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The Castle (Fargo)

Il massacro di Sioux Falls, fantasma della prima stagione, culmine anticipato della seconda, viene raccontato in tutta la sua furia. Poco o nulla verrà risparmiato dal suo passaggio, e la serie dei fratelli Coen, faccia a faccia con l’evento più atteso, ancora una volta si conferma. E lo fa rischiando il tutto per tutto. Quell’apparizione finale, solo suggerita fino a quel momento, potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma è solo la rappresentazione più concreta di quelle forze che sfuggono completamente al controllo dei protagonisti e che lo vogliano o meno influenzano le loro vite. Il destino ineluttabile e incontrollabile in un fascio di luce.

 

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The 12 Days of Christine (Inside no. 9)

Chiudiamo citando una piccola perla sconosciuta. Nel piccolo e sconosciuto show inglese di Shearsmith e Pemberton svetta sicuramente questo malinconico e sorprendente episodio autoconclusivo – come lo sono tutti nella serie – di ambientazione natalizia. In meno di mezz’ora un racconto appassionante e spiazzante, che gioca su idee già viste, ma lo fa con calore e coinvolgimento: la fotografia di una vita che riesce ad assorbirci fino alla rivelazione finale.