Il 2015 si avvia ormai verso la conclusione e, tracciando un bilancio delle nuove proposte televisive – anche se questo aggettivo inizia a stare un po’ stretto – possiamo vedere come anche quest’anno la qualità non è mancata. Certo, inizia ad essere una qualità concentrata nei cable network piuttosto che nei tradizionali canali broadcast, ma quello che è veramente importante e che rappresenta la grande novità di quest’anno è l’emergere di nuovi attori e di nuove modalità di offerta.

Netflix e Amazon Studios non sono una novità, ed erano già presenti nell’elenco dello scorso anno, ma quest’anno l’offerta è stata incrementata e confermata. Non solo quantità quindi, ma anche qualità, come mostra abbastanza chiaramente la presenza di vari show provienienti dalla piattaforma streaming nella decina seguente. Meno network quindi ad eccellere, ma al di là di questo i valori generali delle produzioni si sono ormai assestati su un buon livello. Insomma, è lecito aspettarsi grandi cose.

Alcune precisazioni:

  • Come specificato nel titolo, nel seguente elenco si trovano solo serie o miniserie iniziate nel 2015.
  • Questa non è una classifica, le serie sono ordinate cronologicamente per data di debutto.
  • Sicuramente è inutile sottolinearlo, ma questo è un elenco basato su gusti personali.

Buona lettura!

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Better Call Saul

Sapevamo di voler vedere uno spin-off di Breaking Bad incentrato su Saul Goodman, ma non sapevamo esattamente cosa avrebbe dovuto raccontare. Vince Gilligan, nemmeno a dirlo, ci ha sorpreso. Ha seguito la strada meno scontata, sapendo che un legal-procedurale non avrebbe funzionato, e ci ha raccontato invece un’altra storia, quella di un giovane avvocato cresciuto all’ombra del fratello, schiacciato e condannato da tutti, che infine non ha avuto altra scelta se non quella di trasformarsi nell’individuo che tutti sapevano sarebbe diventato. Un racconto di maschere e relazioni fraterne, tantissime citazioni e interpretazioni perfette, e tutto questo narrato con lo stile impeccabile del creatore di Breaking Bad. Era la scommessa più difficile di quest’anno, ed è stata vinta.

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The Jinx

Il documentario sulla vita di Robert Durst realizzato da Andrew Jarecki. L’unico prodotto non fiction di questo elenco, eppure si tratta di una delle storie più incredibili e appassionanti dell’anno. Omicidi irrisolti, processi e interviste. Tutto questo in sei episodi scanditi con una progressione inarrestabile, che non ha nulla da invidiare a quella di un classico thriller, e un finale da rimanere pietrificati davanti allo schermo. In bilico tra meraviglia e orrore uno spaccato di cronaca nera lungo una vita intera, tra luci e ombre, sul quale è indispensabile conoscere il meno possibile prima di addentrarsi nella visione.

 

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Daredevil

La migliore serie di supereroi di sempre. Il matrimonio Marvel-Netflix inizia nel migliore dei modi, con il racconto delle origini del diavolo rosso. Una Hell’s Kitchen oscura e maledetta, la criminalità strisciante che prolifera all’ombra delle grandi imprese narrate nel Marvel Cinematic Universe. E ancora il noir, la violenza, un villain memorabile, un lungo racconto che si dipana in tredici atti e che ha la forza delle grandi storie. Jessica Jones, che non è presente in questo elenco, non ha raggiunto gli stessi livelli, ma questa è una Marvel necessaria e accattivante, che può dire moltissimo nella grande invasione dei supereroi di oggi. Se dovessimo indicare una serie rappresentativa del 2015 sarebbe questa.

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Sense8

Eccezionale. Nonostante qualunque innegabile difetto. Nonostante la narrazione lenta e spiazzante dei primi episodi, nonostante le semplificazioni nella scrittura, nonostante una direzione che è completamente opposta rispetto a quella che chiunque si sarebbe aspettato o che qualunque altra serie avrebbe seguito. Questa è una serie in grado di coinvolgere, farsi ricordare e voler bene come poche altre quest’anno. Con il suo stile così diverso, i suoi otto adorabili protagonisti, la sua riflessione sulla connessione (il tema principale nella carriera dei Wachowski), la continua crescita nell’arco della stagione. Se Daredevil allungava tutto il racconto nell’arco delle tredici puntate, Sense8 va oltre, limitandosi a raccontare uno splendido prologo e scalfendo appena la superficie del suo universo.

 

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Mr. Robot

Era iniziata come un omaggio a Fight Club. E in realtà da questa idea non si è mai allontanata troppo, anzi il paragone è stato esplicitamente ammesso dalla serie stessa in vari momenti. D’altra parte la serie di USA Network è riuscita anche a costruire una propria indipendenza rispetto a quel prodotto. Merito di uno stile sopra le righe e metanarrativo che in vari momenti è riuscito a coprire le falle della scrittura e della storia, spingendo sulla grandiosità dei personaggi e sul fascino del non detto piuttosto che sulla logica stringente degli avvenimenti. Non solo una storia di hacker e complotti vari, ma anche una riflessione sulla solitudine e sulla dolorosa necessità di conformarsi per non soffrire. Una rivelazione.

 

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Show Me a Hero

“Mostrami un eroe, e ti scriverò una tragedia”. Solo il nome di David Simon dovrebbe far scattare qualche campanello. E l’autore di The Wire anche stavolta si è confermato, con la biografia politica di Nick Wasicsko, giovane e sfortunato sindaco della città di Yonkers. Che dire, questa miniserie è un altissimo esempio di televisione, talmente perfetta, elegante, intelligente da mettere in soggezione. E invece è anche godibilissima e appassionante: uno spaccato storico degli anni ’80 e ’90 universale nelle sue tematiche, chiave di lettura ancora oggi tristemente molto valida per raccontare alcuni meccanismi della politica e della società. Sulle note di Bruce Springsteen, una lezione di storia, sociologia, politica, umanità, dalla scrittura e realizzazione impeccabili che conferma Oscar Isaac come grandissimo interprete.

 

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Narcos

“Plata o plomo?” Ancora Netflix, che affida a José Padilha (Tropa de Elite) il racconto della vita di Pablo Escobar, il più ricco criminale di sempre. L’autore ne approfitta per raccontare senza indulgenza ma con controllo e freddezza l’uomo, la Colombia, uno spaccato storico e sociale. Una storia secca, ben diretta e ben interpretata, che non ha bisogno di altro perché ha la misura della realtà che, per questa volta, è più straordinaria della finzione.

 

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Ash vs. Evil Dead

Non ci saranno i grandi valori produttivi, non ci saranno le grandi tematiche, ma c’è Ash che fa a pezzi i non-morti con una motosega spargendo budella e sangue ovunque, e tanto basta. Scherzi a parte, c’erano tantissime cose che potevano andare storte in questo seguito della trilogia di Sam Raimi (che in realtà tiene in considerazione solo La Casa 2). Alla fine ci siamo ritrovati con un racconto divertente, cattivo quanto basta, bravissimo a dribblare tutti i problemi che sarebbero potuti sorgere, in grado di creare un buon gruppo di protagonisti tra vecchie conoscenze e new entry.

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Master of None

Master of None

Con questa comedy Netflix si allinea alla tradizione, sempre più diffusa negli ultimi anni, di affidare ad un comedian di successo la gestione totale di un’opera. Aziz Ansari (Parks & Recreation) quindi come Louis CK, Amy Shumer e altri, a scrivere e interpretare qualcosa di molto vicino alle tematiche che lo riguardano da vicino. Una comedy elaborata, quasi malinconica, che preferisce le risate a denti stretti e la critica sociale al divertimento ad ogni costo. Il timore e lo smarrimento di fronte alle infinite prospettive del domani nella caotica New York.

 

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The Man in the High Castle

C’era molta attesa per la trasposizione della Svastica sul sole da parte di Amazon Studios, e il risultato è stato all’altezza delle aspettative. Nonostante un trio di protagonisti non impeccabile, qualche lungaggine di troppo e una gestione delle storie imperfetta, il fascino della grande fantascienza di Philip K. Dick è rimasto immutato e anzi è stato con coraggio piegato alle esigenze della televisione: una visione ben definita e coerente, alcuni ottimi personaggi, grandi setting. È stata fatta giustizia all’ucronia per eccellenza.