Daniel Dae Kim, il Jin-Soo Kwon di Lost ed il detective Kelly di Hawaii Five 0, nonché il maggiore Ben Daimio della pellicola Hellboy, attualmente in produzione in Bulgaria, ha una lunga e fortunata carriera alle spalle come attore televisivo e cinematografico, ma non sono in molti a sapere che ci sono il suo nome e la sua società di produzione, la 3AD – fondata nel 2014 – dietro l’indiscusso successo televisivo di questa stagione, The Good Doctor, adattamento della ABC di un dramma coreano che è da poco stato promosso a serie dal network ottenendo un ordine di 18 episodi per la prima stagione.

Noi di BadTV abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo questa mattina in esclusiva subito dopo il panel al quale l’attore ha preso parte nella splendida cornice di una delle sale del MIA ed abbiamo parlato con lui del suo addio a Hawaii Five 0, del successo di The Good Doctor e di ciò che il futuro ha in serbo per lui come produttore.

 

BADTV: Dopo sette anni tu e Grace Park avete lasciato Hawaii Five 0, anche se, come affermato da Peter Lenkov, il creatore della serie, “la CBS era stata molto generosa nella rinegoziazione del vostro contratto“, il che sembra indicare che la tua priorità non fosse tanto legata al cachet, quanto ad un principio. Gli attori asioamericani sono infatti una minoranza nell’industria televisiva e cinematografica e forse, con questa decisione, volevi porre all’attenzione del pubblico un problema. E’ così?
Daniel Dae Kim: Una volta assodato che questo è il genere di cambiamento che non potrà mai avvenire se tutti tacciono, personalmente non stavo cercando di fare chissà quale affermazione all’umanità, ma volevo semplicemente essere onesto con me stesso. Ed in quanto al fatto che l’offerta che ci è stata fatta sia stata molto generosa, questo non esclude comunque che il problema della disparità di trattamento economico all’interno di una serie TV sia una realtà.

BAD: In una recente dichiarazione hai detto di aver fondato la tua società di produzione “per creare il mondo che vorresti vedere in TV” ed il tuo primo progetto ha avuto un incredibile successo. The Good Doctor è al momento al primo posto tra i drammi di questa stagione ed è già stato promosso a serie dalla ABC. Sebbene il cast sia caratterizzato da una significativa varietà etnica e tratti il delicato tema di come le persone reagiscano a ciò che sentono diverso da loro, il protagonista Shaun Murphy, [interpretato da Freddie Highmore] e la sua figura paterna Aaron Glassman, [interpretato da Richard Schiff], non sono esattamente l’esempio di casting atto a scuotere lo status quo. Ciò nonostante questa serie sembra essere un’opportunità per cambiare le cose, specialmente adesso che sai di essere sulla buona strada. Quindi che cosa ti riserva il futuro e come sfrutterai la posizione di vantaggio in cui ti trovi?
DDK: [Ride] Accidenti, non sapevo che lo show avesse raggiunto questo risultato, è una notizia fantastica ed è una domanda molto interessante! Per quanto concerne la varietà etnica del nostro cast, sono molto fiero del nostro show e di come stiamo mostrando personaggi che hanno provenienze e storie diverse, ma penso anche che il concetto di varietà, di diversità, non debba solo essere legato alla razza, ma significhi mostrare personaggi che non abbiamo mai visto prima o avere un protagonista che interpreta un ragazzo affetto da autismo e credo che essere consapevoli di questo sia fondamentale quando si parla di discriminazioni e minoranze. Non si tratta solo di mostrare le differenze tra bianco o nero, ma significa dare voce a chi normalmente non ce l’ha e sì, è vero, Shaun è un giovane uomo bianco, ma quello che davvero simbolizza non potrebbe essere più discriminato o sotto-rappresentato, personalmente in America io non ho mai visto un personaggio come lui in televisione. Quindi concordo con te, dobbiamo sicuramente fare ancora dei progressi e per me, in quanto produttore, è importante che con l’aumentare del successo di un mio prodotto, aumenti anche il controllo che io ho su di esso, d’altronde quando si comincia una carriera, qualsiasi essa sia, la visione di quello che sarà il nostro futuro non coincide mai con quello che poi succede nella realtà, il successo ti dà invece il privilegio del controllo.

BAD: Il mercato televisivo si è trasformato negli ultimi anni, la qualità dei prodotti è aumentata drasticamente, così come la competizione ed il pubblico ha cambiato anche il modo in cui si approccia alla TV, tra chi la guarda ancora live, usa lo streaming, fa binge watching o scarica illegalmente. Sono elementi che tieni in considerazioni quando produci uno show?
DDK: Certo, essere cosciente del proprio mercato è fondamentale, devi sapere cosa vende e cosa è popolare tra gli spettatori e non solo quelli americani, ma di tutto il mondo, così come devi essere cosciente dei trend culturali. Ma allo stesso tempo per me è importante che il progetto a cui lavoro mi trasmetta qualcosa, se ho l’opportunità di creare una serie da zero, voglio poter rappresentare le cose che per me hanno un valore, ciò in cui credo, non riuscirei a fare altrimenti, perché se ti limiti a seguire solo il mercato non potrai mai fare nulla di innovativo.

BAD: Sempre a proposito di cambiamenti, una delle più grandi sfide per i broadcaster oggi è mantenere lo stesso livello qualitativo per 22 episodi, un’impresa virtualmente impossibile, qual è il tuo parere in proposito e non pensi sia arrivato il momento che qualcosa cambi in questo senso?
DDK: La prima stagione di The Good Doctor avrà 18 episodi, il che è un riconoscimento della dinamica a cui fai riferimento, detto questo bisogna precisare un fatto sugli spettatori che si innamorano di un personaggio televisivo ed è che quando uno show finisce dopo soli 10 o 13 episodi, da fan io vado in crisi d’astinenza, quindi anche se tra quei 22 episodi ci saranno inevitabilmente dei filler, è confortante sapere che i personaggi ai quali mi sono affezionato saranno con me settimana dopo settimana. Il genere di rapporto che si crea tra un attore televisivo ed i propri fan è qualcosa che nessun altro media permette di sviluppare, le persone mi hanno personalmente concesso di entrare nelle loro case per 13 anni, è più di quanto durino alcuni matrimoni! [Ride] Ma sopratutto è un onore trovarsi in questa posizione, poi, ovviamente per me conta molto la qualità. Sia che servano 10, 13 o 18 episodi per raccontare la storia che vuoi raccontare, il modo in cui lo farai resta la cosa più importante.

BAD: Puoi spiegarci in cosa consiste il tuo lavoro di produttore esecutivo?
DDK: Viaggio per tutto il mondo per fare interviste! [Ride] No, scherzo, il mio ruolo entra in gioco nello stadio embrionale di uno show quando viene immaginato e presentato e venduto per la prima volta. Sono una sorta di guida che poi trasferisce il suo ruolo nelle mani dello showrunner, perché alla fine è David Shore (House) la persona che si occupa della realizzazione della serie giorno per giorno, un ruolo che sa ovviamente ricoprire al meglio. Ma il nostro è un processo di collaborazione ed in un certo senso ci appoggiamo l’uno all’altro, io faccio il mio lavoro e lo trasferisco a David, che a sua volta lo affida agli autori e agli attori.

BAD: Ti piacerebbe dirigere un episodio di The Good Doctor o fare un’apparizione nella serie come guest star?
DDK: Prima o poi, perché no! Mi piace molto dirigere, quindi non escluderei questa possibilità e sono un tale fan della serie e degli attori che abbiamo che sarei onorato di lavorare con loro.

BAD: Personalmente adoro Richard Schiff, è capace di dire qualsiasi battuta e renderla speciale.
DDK: 
E’ fantastico, vero? Perché non esagera mai, rende suo tutto quello che dice e gli credi sempre, lui infatti è uno dei primi attori che avevamo in mente per il nostro show proprio per queste sue qualità e perché dà credibilità alla serie e siccome parliamo di un modello di televisione aspirazionale, della realizzazione di desideri, della nostra visione del mondo, avere qualcuno come lui era importante e poi proviene da The West Wing, uno show molto simile al nostro, che aveva una visione ottimista del mondo e dei nostri leader.

BAD: Puoi dirci qualcosa di The Hellboy in cui sarai il maggiore Ben Daimio dopo che Ed Skrein ha rinunciato al ruolo per supportare il concetto che personaggi asiatici dovrebbero essere interpretati da attori asiatici o asioamericani?
DDK:
Ho una grande stima per Ed e per la decisione che ha preso, ho voluto incontrarlo a Londra per poterlo ringraziare e si è rivelata una persona veramente incredibile e soprattutto non bisogna sottovalutare le ripercussioni positive del suo gesto, perché è importante che una persona come Ed comprenda il problema e faccia qualcosa a riguardo e che non siano solo le minoranze a fare da portavoce. Il fatto che un problema sia compreso anche da chi non ne è necessariamente toccato è essenziale, questa è la ragione per cui lo rispetto tanto.

BAD: Che progetti hai in serbo per il futuro come produttore?
DDK:
Sto lavorando a cinque diversi progetti, nulla di cui posso davvero parlare fino a che non si concretizzeranno, ma sono fiero di ognuno di loro e non vedo l’ora che tutti possano vederli.

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