Il Natale dei primi anni Novanta è stato contraddistinto dal successo di una miniserie fantasy diventata, con il trascorrere del tempo, un vero e proprio cult della storia televisiva: Fantaghirò.
A distanza di un ventennio, per la gioia di chi ha amato il progetto diretto dal regista Lamberto Bava, tutti e cinque i capitoli della storia sono approdati su Netflix, permettendo ai fan di festeggiare con un binge watching un po’ nostalgico e alle nuove generazioni di scoprire cosa si sono perse fino a questo momento.
La visione di Alessandra Martines con un improbabile caschetto e la “qualità” delle creature e degli effetti speciali potrebbero infatti suscitare qualche perplessità tra chi è abituato le produzioni spettacolari degli show destinati al piccolo schermo, come ad esempio Game of Thrones. Fantaghirò, tuttavia, intrattiene e regala dei momenti indimenticabili ed esilaranti, con la sua storia ambientata in un medioevo immaginario in cui due regni sono alle prese ormai da secoli con una guerra che sembra non avere mai fine.

Siete ancora indecisi? Ecco dieci buoni motivi, un po’ ironici, per dare una chance al mondo fantastico della principessa guerriera.

1. L’atmosfera fiabesca
Il primo capitolo della saga si ispira liberamente a Fanta-Ghirò persona bella di Italo Calvino, una rielaborazione di una novella inserita da Gherardo Nerucci nelle Sessanta novelle popolari montalesi. Chi ama le fiabe e i racconti classici di principesse, re, incantesimi, animali parlanti, e mondi fantastici in cui ci sono case fatte di dolci e ranocchi da baciare troverà veramente tantissimi elementi che si ispirano alle opere di autori come i fratelli Grimm o Hans Christian Andersen, solo per citare due dei nomi più conosciuti e apprezzati da ogni generazione.

2. L’eroina che anticipa i tempi
In un periodo in cui la presenza di personaggi femminili forti e determinati sul piccolo e grande schermo è sempre più apprezzata, Fantaghirò dimostra che è possibile ottenere successo con una storia con protagonista una donna che sfida le regole. La principessa interpretata da Alessandra Martines è infatti fin da piccola considerata una ribelle, opponendosi alle regole di una società che imprigiona le donne in un ruolo secondario e non prevede che imparino a leggere o si occupino di altre attività se non quelle legate al diventare una futura moglie perfetta. Fantaghirò, al contrario, prende in mano la situazione e impara persino a combattere, oltre a dimostrare in più occasioni la propria intelligenza e astuzia, sconfiggendo i propri avversari e non avendo mai bisogno di un principe. Nella storia, inoltre, è la Strega Bianca a istruirla all’arte del combattimento e ad aiutarla, trasformata in oca, nelle situazioni più difficili.

3. Il protagonista maschile
Kim Rossi Stuart, negli anni Novanta, era conosciuto grazie al ruolo di Anthony Scott ne Il ragazzo dal kimono d’oro, ma è con Fantaghirò che è riuscito a conquistare la popolarità e il cuore di molte spettatrici. Il ruolo di Romualdo non gli ha offerto del materiale particolarmente significativo per dimostrare il proprio talento come attore, ma rivederlo in azione nel mondo fantastico di Bava è sempre molto piacevole grazie alla sua capacità di dare vita a un personaggio che racchiude tutte le caratteristiche che dovrebbe avere un principe delle fiabe.

4. Gli interpreti internazionali
Nel cast di Fantaghirò ci sono molti volti noti e attori di talento, non solo italiani: da Jean-Piere Cassel ad Angela Molina, senza dimenticare Mario Adorf, Brigitte Nielsen, Ursula Andress e Remo Girone. Nonostante la natura leggera del progetto, la produzione internazionale ha comunque attirato nel corso degli anni delle celebrities del piccolo e grande schermo e vederle in azione suscita più di un sorriso e molta curiosità.

5. I momenti divertenti
La sceneggiatura di Fantaghirò è piuttosto apprezzabile anche grazie alla buona dose di ironia che contraddistingue i dialoghi dei primi capitoli: dagli apprezzamenti dell’oca davanti alla visione di Romualdo alle battute taglienti di Fantaghirò nei confronti dei pretendenti alla sua mano, passando successivamente alla “terribile” malvagità della Strega Nera e ai surreali discorsi causati da ogni minaccia di morte rivolta alla protagonista. E’ poi da manuale il modo in cui Fantaghirò relega nella friendzone Tarabas nel quarto film, dando vita a una delle scene più involontariamente divertenti dell’intera saga.

6. Una lezione da imparare
La visione è quasi d’obbligo se si vuole capire perché bisogna evitare di sfruttare eccessivamente i progetti che ottengono successo. Da Fantaghirò 3 in poi la saga vive infatti un declino inarrestabile, complice anche la presenza limitata di Kim Rossi Stuart, che conduce a un quinto capitolo da dimenticare, in cui si arriva persino a stravolgere la protagonista pur di gettare le basi per degli ulteriori sequel, poi mai realizzati, e giustificare l’assenza di Romualdo.

7. Il primo di una serie di progetti fantastici
Gli ottimi ascolti ottenuti dal progetto diretto da Lamberto Bava hanno giustificato la produzione di altri titoli dall’atmosfera simile e chi ama il genere ha potuto vedere, negli anni successivi, storie come Desideria e l’anello del drago, La principessa e il povero e Sorellina e il principe del sogno. La storia della principessa interpretata dalla Martines, inoltre, è poi diventata una serie animata distribuita a livello internazionale.

8. L’arte del riciclo
I realizzatori di Fantaghirò si sono dimostrati particolarmente brillanti nel trovare delle soluzioni a problemi in grado di ostacolare la produzione del quarto capitolo, sfruttando così in modo inaspettato l’arte del riciclo. In Fantaghirò 4, ad esempio, sono state utilizzate delle sequenze già utilizzate con un nuovo doppiaggio. La sequenza finale con Fantaghirò e Romualdo, doppiato da Francesco Bulckaen al posto di Kim Rossi Stuart, è poi l’emblema di questa scelta: se pensate di avere un déjà vu non vi state infatti sbagliando.

9. L’inevitabile happy ending
Nel periodo delle feste è quasi d’obbligo vedere storie che scaldano il cuore e danno un po’ di speranza. Le disavventure di Fantaghirò e Romualdo sono inevitabilmente destinate ad avere un lieto fine (tralasciando però il quinto capitolo della storia che meriterebbe una petizione in stile Star Wars: Gli ultimi Jedi da parte dei fan pur di non considerarlo parte del canone) e permettono, anche agli spettatori più cinici, di innalzare il livello di zuccheri presente nella propria casa.

10. Oltre la visione: una vera e propria esperienza
Non siete ancora convinti che Fantaghirò meriti una visione durante le feste? Considerate questi ultimi dettagli: il binge watching è perfetto per dare vita a un epico drinking game legato a ogni volta che la protagonista pronuncia il nome Romualdo, l’effetto nostalgia è assicurato, improvvisamente vi sentirete felici di esservi lasciati gli anni Novanta alle spalle, vi verrà voglia di rimediare alla visione gettandovi in una maratona di Game of Thrones, vorrete ancora più bene a Kim Rossi Stuart perché ha avuto il coraggio di interpretare un principe che si chiama Romualdo e fare il bagno in un costume stile Pampers, vi renderete conto che negli anni Novanta c’era chi si innamorava di Tarabas e delle sue sopracciglia poco maschili, i vostri neuroni vi ringrazieranno perché hanno potuto andare in vacanza per una decina d’ore, e arriverete alla fine sperando che in preda all’entusiasmo Netflix realizzi un sequel, pentendovene un secondo dopo.

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