È la serie evento dell’anno, siamo d’accordo, non si può non parlarne, ma in pieno ottimismo, avendo visto le prime due micidiali puntate, in un eccesso di buona fede abbiamo temporeggiato pensando e sperando che il tempo servisse ad aggiustare il tiro e a migliorare la faccenda, invece abbiamo peccato di ingenuità. E non ci riferiamo neppure ad Adrian, la serie animata voluta, ideata, scritta, diretta, montata, musicata e doppiata da Adriano Celentano, ma ci fermiamo ancora prima, allo show, Aspettando Adrian, che precede la messa in onda di ogni puntata della serie e che fa venire immediatamente voglia, non appena parte la diretta, di cambiare canale all’istante e di non tornarci neppure per sbaglio durante l’abituale zapping da divano. Ma siccome il divo Celentano, in carne ed ossa, la scorsa settimana si era limitato ad una breve apparizione, ci siamo sintonizzati sul programma per vedere se stavolta invece si potesse materializzare più a lungo. Perché gli spettatori vogliono vederlo, ascoltare le sue parole e tutto ruota attorno alla sua enigmatica e complessa figura.

Adriano ci fa la grazia e nella terza puntata appare e dice qualcosa in più delle tredici parole spiccicate le volte precedenti. Anzi, in tono polemico e sarcastico si scusa per il calo dei dati di ascolti, imputabile ovviamente alla sua volontaria “assenza” e per tenerci tutti buoni ci dà uno zuccherino, fa per una volta il suo lavoro, cioè canta e poi da dietro le quinte, come un bravo burattinaio, muove i fili dei suoi pupazzi. In effetti più dei suoi atteggiamenti che negli anni abbiamo imparato tutti a conoscere e che non ci sorprendono più, quello che più ci colpisce in questa sorta di ennesimo esperimento televisivo celentanesco è la totale disintegrazione di attori e comici di talento che arrivati nel raggio d’azione del Molleggiato si sono, come dire, afflosciati.

La comicità nonsense di Frassica assume toni stantii, alla domenica sera lo vediamo brillante e divertente a Che tempo che fa, qui si spegne e lo ritroviamo nei panni di un frate, che forse vorrebbe fare il verso al mitico Antonino da Scasazza, suo vecchio personaggio, di cui però sembra non avere mantenuto neppure una briciola di verve e le battute che recita non riescono proprio a strappare neanche un sorriso forzato. Il compito del personaggio che interpreta è di selezionare cittadini meritevoli che vogliono salire su un’ipotetica Arca che salperà per costruire un mondo migliore.

Tra gli altri si presenta Luca, un ragazzo disperato perché la fidanzata lo ha lasciato e desidera partire, ma il frate gli dice “Trova una fidanzata disperata e così fate un bimbo disperato”. Nessuno ride, ma Frassica qualche applauso lo racimola nel momento clou della serata, quando “confessa” Celentano e alla fine lo assolve con una formula che dovrebbe risultare spassosissima “Ti assolvo nel nome del padre, del figlio Silvio e del santissimo ascolto”. Dopo Frassica è il turno di Giovanni Storti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo che prima ci fa un pippone sull’intelligenza delle piante e poi, in un confronto con Natalino Balasso, anche lui nel cast dello show, parte per la tangente lanciando frecciate al governo, difficilmente contestualizzabili nella serata, come è nello stile di Celentano.

Anche Storti così sembra una pallida ombra del comico che abbiamo amato alla follia. Persino il monologo dell’attrice Ilenia Pastorelli sul femminicidio e sulla violenza delle donne ci sembra meno incisivo di quello che avrebbe potuto essere. Fa l’effetto di un provino per entrare all’Accademia d’arte drammatica e nulla più. Ridotti inevitabilmente a comprimari all’ombra di Lui, questi pupazzi umani nelle mani di un ventriloquio che questo giro ha deciso di parlare per voce dei suoi personaggi, danno vita, nel complesso, ad uno spettacolo avvilente che non si può nemmeno definire trash.

Per fortuna che invece ad appagare la nostra perversa sete di monnezza tv ci pensano tanti programmi andati in onda in questa settimana.

Cominciamo con una graziosa puntata di Forum dall’emblematico titolo “Vorrei la pelle nera”. La storia, totalmente inventata ma che per tradizione dovrebbe essere ispirata ad una vicenda vera, è quella di Sabrina, sedicenne italiana dallo spiccato accento fiorentino che dopo vari viaggi in Africa con la madre missionaria, si sente anche lei africana e quindi vuole cambiare il suo corpo per diventare nera. La mamma appoggia questa volontà e cita in tribunale l’ex marito che invece si oppone a qualsiasi terapia preoccupandosi prima di tutto per la salute della figlia, perché la ragazzina vorrebbe fare iniezioni di melanina e cure ormonali per scurirsi, allargare le narici, ingrossare le labbra e aumentare il sedere per assumere i tratti che secondo lei sono tipici delle popolazioni di colore.

Dato che siamo già entrati in periodo di Carnevale non ci meravigliamo più di tanto quando appare la ragazzina con parrucca rasta, make-up effetto afro, lenti a contatto scure, abbigliamento di ispirazione etnica e guanti di pelle nera. La ragazza sbraita come un’invasata e recita il copione come al saggio delle medie, dice di sentirsi nera perché ascolta musica black, è accogliente ed aperta come le popolazione africane e si sente imprigionata in un corpo non suo. In studio, per dare credibilità a questa cialtronata degna di uno sketch da b- movie, c’è anche un terapeuta esperto di disturbi di identità di genere e dà il nome di disforia alla presunta patologia di Sabrina. La ragazza riprende a gridare come un’ossessa al finto padre “Stai zitto stai zitto” fino ad invocare “Allontanatemi questo uomo”.

Poi, per mostrarci quanto orrore le provochi il suo corpo, se ne va momentaneamente e ritorna senza travestimenti, con i suoi veri capelli, i suoi occhi azzurri e la sua pelle chiara. “Togliete le mie immagini dallo schermo”, dice coprendosi il volto “non mi posso vedere, alla sera quando mi spoglio e vedo il mio corpo bianco, mi faccio schifo”. In difesa della fidanzata arriva Samuel, un marcantonio di origine africana che in quanto a talento recitativo riesce ad essere anche peggio degli altri improbabili personaggi. La sentenza del giudice è chiara: niente interventi per la ragazza, ma assistenza psicologica e supporto per i genitori che dovranno imparare a comportarsi come tali. Barbara Palombelli, per par condicio, si sente in dovere di citare invece coloro che, per processo inverso, hanno cercato di schiarire la propria pelle, e tra questi ci sono anche tante personalità famose. Prima che pronunci il nome di Michael Jackson, però, abbiamo già cambiato canale.

Approdiamo su Pomeriggio Cinque con una spumeggiante Barbara D’Urso che dopo avere trattato il tema della tragica e ignobile sentenza del caso Marco Vannini, dopo essersi collegata con amici e parenti del povero bimbo massacrato a Napoli e dopo avere dato notizia di ritrovamenti di ossa nel Monferrato, con leggiadria passa alla parentesi frivola della sua trasmissione, che lei considera di servizio, collegandosi con Vittorio Sgarbi che annuncia di avere istituito per lei lo ius ultimae noctis, Il critico d’arte in pratica si propone alla conduttrice per essere, a tempo debito, il suo ultimo uomo e fissa questo imperdibile evento al raggiungimento dei 72 anni della donna perché dice che poi sennó casca tutto.

Lei gli risponde che nel prossimo futuro sarà ancora una gnocca pazzesca e gli propone invece di rivolgere le sue attenzioni a Flavia Vento, ospite a distanza anche lei, che forse ha più bisogno delle cure di Vittorio in quanto casta, a suo dire, da ben tre anni. Il critico prende a cuore la questione e si offre volentieri di sopperire a questa carenza, ma la showgirl ammette di trovarlo molto affascinante, ma di sicuro non a letto. Sgarbi sex symbol colpito e ferito nell’orgoglio allora si rivolge alla D’Urso “Tu sei un capolavoro del trash, sollevi gli istinti più bassi” e lei risponde “Facendo il trash intanto io combatto le mie battaglie” e lui “Tu guadagni dieci volte quello che guadagno io”. Il battibecco tra i due finisce a tarallucci e vino ma dall’Isola dei famosi ci giunge invece notizia di una brutta vicenda che avrebbe coinvolto proprio la Barbarella nazionale.

Alessia Marcuzzi durante la diretta del reality dei naufraghi, dopo una paternale sull’uso delle droghe a seguito della confessione di Taylor Mega, la giovane rifattona che nei giorni scorsi ha confidato ai compagni i suoi problemi di tossicodipendenza, si scaglia contro tale John Vitale, un naufrago spogliarellista, che sui social, tempo fa, aveva avuto la geniale idea di scrivere, e non cancellare, insulti pesanti e volgarissimi nei confronti proprio della D’Urso. La Marcuzzi gli dice che per lei andrebbe eliminato dal gioco, Alda D’Eusanio, opinionista dello show, gli dà, senza mezzi termini, dell’imbecille, Alba Parietti, pure lei commentatrice, gli fa la predica e intanto quello rimane in video e tutti noi andiamo morbosamente a cercare sul web le frasi censurate e che ci dicono essere irripetibili. Così, intanto, con la scusa delle offese sessiste, un po’ di audience è stato catturato.

Riferimenti aulici anche in una puntata di Guess my age. I concorrenti sono due ragazzotti simpatici e che non azzeccano l’età dei personaggi neanche se uno gliela scrivesse a caratteri cubitali sul ledwall. Uno dei due è fidanzato, l’altro dice di avere un’amica di letto con cui si vede, ma nulla di serio. Enrico Papi cerca di glissare con ironia sulla questione ma poi ad un certo punto, ritornando sulla vita sentimentale del ragazzo, non si accorge, o forse sì, che la gaffe è pronta dietro l’angolo e gli si sta per porgere su un vassoio d’argento. “Che lavoro fai?” chiede al giovane e l’altro “Faccio il pescivendolo”, e già qui dovrebbe capire che è il caso di fermarsi. “Quindi magari quanto vengono le signore a fare la spesa ne approfitti per consigliarle e magari ci scappa anche qualche avances”, “Eh sì”, dice l’altro, “soprattutto quando vengono a cercare un altro tipo di pesce”. Troppo tardi per tornare indietro, il capitone è servito.

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