Il nome di Neil Gaiman suona certo familiare a molti: è infatti la mente dietro a classici come Sandman, Stardust, Coraline, American Gods e Buona Apocalisse a tutti! (quest’ultimo scritto a quattro mani con il collega Terry Pratchett). Ultimamente, tuttavia, l’autore britannico non ha pubblicato molte nuove opere, essendo stato profondamente immerso nell’eccitante mondo della produzione televisiva.

All’improvviso, Gaiman si è ritrovato coinvolto non in uno, ma ben due spettacoli basati sui suoi testi: su Amazon sta per debuttare una miniserie in sei parti tratta da Buona Apocalisse a tutti!, intitolata Good Omens (attesa per il 31 maggio) ed è attualmente in corso la seconda stagione di American Gods. In un’intervista a SyFy Wire, Gaiman ha parlato dettagliatamente del suo apporto in entrambe le produzioni:

Con Good Omens, ciò che non avevamo erano produttori, o showrunner. Siamo stati senza uno showrunner per la maggior parte del tempo. Avremmo dovuto avere produttori a breve termine, che avrebbero passato il testimone al prossimo produttore, senza garantirci coerenza. Ciò ha comportato che [il produttore esecutivo / regista] Douglas Mackinnon e io finissimo per indossare essenzialmente il cappello del produttore e fare il lavoro da showrunner. Ciò significava fare un corso accelerato di effetti [visivi], un corso accelerato di missaggio del suono, un corso accelerato di grafica, un corso accelerato su come fare le transizioni; tutte queste cose di cui, onestamente, normalmente pensavo si occupassero degli gnomi diligenti.

Ma come scoprì Gaiman, non c’erano gnomi. “C’eravamo solo io e Douglas, quindi abbiamo fatto tutto”, ha detto. “Quando consideri che abbiamo concluso le riprese principali di Good Omens la prima settimana di marzo dello scorso anno, in pratica abbiamo passato 11 mesi seduti molto vicini l’uno all’altro su un divano nella stessa stanza. Guardavamo il materiale e dicevamo “sì” e dicevamo “no”, facendo in modo che solo uno di noi fosse scontroso in un preciso momento, perché non avrebbe mai funzionato se fossimo stati entrambi scontrosi.” Secondo Gaiman, ogni serie viene girata tre volte. “Lo fai quando la scrivi, lo fai quando la giri, e poi lo fai quando la monti.”

L’esperienza nella seconda stagione di American Gods è stata un po’ diversa, in parte perché ha attraversato alcuni problemi di produzione, come l’abbandono da parte degli showrunner originali Bryan Fuller e Michael Green per problemi di budget e divergenze creative. Gaiman ha dovuto essere coinvolto nella ricerca di un nuovo showrunner. Alla fine la scelta è caduta su Jesse Alexander, che ha lavorato in show come Lost, Heroes e Hannibal. “Abbiamo parlato di ciò che doveva succedere in questa stagione, e [poi] lo ha messo al lavoro”, ha detto Gaiman. “L’idea era che avremmo praticamente iniziato da The House on the Rock e saremmo arrivati ​​a Lakeside. Questa è sempre stata la formula della Stagione 2.”

In ogni caso, il coinvolgimento di Gaiman era tutt’altro che finito. “[Alexander] non era mai stato nella Casa sulla Roccia e non aveva mai scritto per nessuno di questi personaggi, quindi è stata una di quelle situazioni in cui ho detto: ‘guarda, pensi che sarebbe più facile se io riscrivessi i tuoi dialoghi in un’altra forma?'” Gaiman ha finito per scrivere la premiere della seconda stagione, ed è stato pesantemente coinvolto nel settimo episodio, che ruoterà attorno al Mad Sweeney di Pablo Schreiber.

Quindi cosa ha imparato Gaiman da questa esperienza? Innanzitutto, non vede l’ora di tornare alle sue sudate carte. “Sarò uno showrunner in pensione”, ha detto. “E nel mio ritiro, sto pensando di iniziare a scrivere.”

Mi sono svegliato circa quattro giorni fa e c’era un breve racconto nella mia testa. E ho pensato che in realtà non mi era mai successo negli ultimi due anni, solo perché tutta la mia attenzione è stata concentrata sul budget, sugli effetti visivi, sul montaggio e sul mix sonoro. Quindi, ho pensato, ‘Grande, a quanto pare posso ancora farlo. È fantastico’. E penso che, onestamente, la cosa più importante di essere stato un vero showrunner è che renderà molto più difficile che io sia fregato dagli altri showrunner.

Gaiman ha anche commentato perché American Gods e Buona Apocalisse a tutti! siano ancora così attuali, sebbene siano stati scritti decenni fa. “Quando ho scritto American Gods, l’idea di rappresentare l’America come una nazione di immigrati, per lo più abitata da persone che sono venute qui da altri luoghi negli ultimi 20.000 anni, e ha portato le proprie tradizioni con sé, non sembrava controversa.”

Allo stesso modo, la narrazione di Good Omens [implica] che sia infinitamente meglio non combattere una guerra che vincere una guerra. Terry [Pratchett] e io non pensavamo che fosse una cosa strana da dire. Quando abbiamo scritto il libro era il 1989, il muro di Berlino stava per venire giù e Glasnost stava accadendo. Il mondo era un po’ in una situazione in cui l’idea di Armageddon sembrava un po’ strana. E ora, in questo momento di idiozia globale, l’Armageddon non era pensato per essere qualcosa che controlliamo sui nostri orologi per assicurarci che non accada prima che la serie venga lanciata.”

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Fonte: Winteriscoming

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