La saga di Game of Thrones ci ha raccontato, fra i molti cambiamenti, anche quello di un mondo che passa dal dominio dei re a quello delle regine. Le figure femminili forti sono moltissime nella serie della HBO, e il cammino più importante in questo senso è rappresentato da Daenerys Targaryen. Tutto nella storia della Madre dei Draghi (più una decina di altri epiteti) ci racconta il percorso di una ragazza diventata donna, regina, liberatrice, una guida e un punto di riferimento per migliaia di altre persone.

Oggi è quasi difficile riconoscere il personaggio degli esordi. Ce la ricordiamo, silenziosa e impaurita sulle spiagge che si affacciano sul Mare Stretto, ma dalla parte opposta rispetto a Westeros, mentre viene venduta. Di fatto è di questo che si tratta. Una compravendita nella quale il fratello Viserys, che brama un esercito per tornare a Westeros, la consegna al capo dell’orda dothraki, Khal Drogo. Questo è ancora un momento in cui Daenerys viene interamente definita da ciò che gli altri vogliono per lei, è un semplice mezzo che passa da un uomo all’altro. Per Viserys è merce di scambio, per Khal Drogo è solo una donna da sottomettere, di cui forse coglie per intuizione la nobiltà.

Tutto cambia nel momento in cui Daenerys riesce a definire se stessa per prima nello spazio amoroso con Drogo. Si tratta di un fortissimo gesto di liberazione femminile, con il quale per la prima volta il personaggio non è più vittima, ma prende il controllo della propria vita. Daenerys si guarda con occhi diversi, e gli altri di rimando sono costretti a guardarla così. La fine violenta di Viserys viene sottolineata dalle parole “non era un drago”, con le quali il personaggio si libera davvero del giogo sotto il quale ancora era ancora in parte tenuta. Riassumere tutto il percorso di Daenerys è impossibile, ma si tratta di una storia di liberazione che funziona secondo ondate cicliche, sempre più imponenti.

Daenerys torna nella polvere dopo la morte di Drogo, ma ora gli strumenti per rialzarsi e tre draghi da far crescere. Arriva il viaggio a Q’arth, “la più grande città che vi sarà mai”, e qui ancora una volta il personaggio dimostra di “non avere un cuore gentile”. La gentilezza di Daenerys è uno dei tratti tipici e più sfuggenti del personaggio, ma è ciò che la rende grande. Daenerys non è bloccata da un senso dell’onore ingenuo e evitabile nella sua situazione, ma agisce in base ad un senso più alto e personale di giustizia, che tutela gli indifesi fino alle estreme conseguenze, ma non ha pietà rispetto a chi non si sottomette. Ne abbiamo un esempio tanto nella famosa scena del “dracarys!” dopo l’acquisto degli Immacolati, quanto nella settima stagione con l’uccisione dei Tarly.

Ondate cicliche di liberazione quindi, sempre più imponenti. Daenerys, che è stata schiava per tutta la sua infanzia – certo un tipo diverso di schiavitù – non può tollerare che altri si trovino nella stessa condizione. E c’è tutta la lunga parentesi nella baia degli Schiavisti a dimostrarlo. E in questa sua ricerca Daenerys esercita una forza attrattiva che la porta a costruire un cerchio di figure fedeli provenienti da tutto il mondo e molto diverse tra di loro (Tyrion, Varys, Missandei, Jorah, Daario). Infine, e qui siamo già nella scorsa stagione, anche Jon non potrà far altro che cedere all’ammirazione, e all’amore, che prova nei confronti della Madre dei Draghi.

Daenerys è l’esempio più eclatante di un mondo che affronta una fase di totale ripensamento di sé. E lei è davvero il “fuoco” del cambiamento, in entrambi i continenti della serie. Ci racconta una storia in cui i draghi tornano a volare, gli uomini possono essere liberi, e le figure femminili (Cersei, Brienne, Arya, Sansa) si emancipano dai ruoli sociali che sarebbero loro imposti.

Game of Thrones ritornerà con gli episodi dell’ottava stagione dal 14 aprile. Potete rimanere aggiornati sulla serie grazie ai contenuti pubblicati nella nostra scheda.

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