Per Jim Parsons si apre un nuovo capitolo: dopo aver trascorso ben dodici anni nei panni del geniale Sheldon Cooper in The Big Bang Theory, vincendo ben quattro Emmy, l’attore si prepara a  riprendere una parte che ha già ricoperto a Broadway nel 2018. Netflix sta infatti lavorando a un adattamento della piece teatrale The Boys in the Band, che vedrà Ryan Murphy nel ruolo di produttore esecutivo: le riprese dovrebbero iniziare a luglio.

“Non importa quanto tu abbia successo,” dice Parsons, “anche se hai un grande successo nei film, non riesci a tenere sotto controllo lo stesso spazio per dodici anni. Questo non è ciò che solitamente succede a chi pratica una professione creativa. La maggior parte degli esseri umani brama questa struttura, ma io posso chiaramente vedere come causa alcuni uragani nel cuore.”

La permanenza di Parsons nella sitcom CBS, che si è conclusa a maggio, lo ha portato a una fama mondiale, fornendo la base per lo spin-off Young Sheldon. “Ho spremuto fino all’osso quel personaggio”, dice Parsons parlando di Sheldon, “e alcune persone avrebbero continuato a lavorarci più a lungo probabilmente – non intendo alla nostra serie, ma a questa relazione con il personaggio”, dice l’attore quarantaseienne. “Ma mi sento come se avessimo davvero strizzato quel materiale per tutto il possibile.”

Come detto, Parsons ha poi recitato a teatro in The Boys in the Band, incentrata su un gruppo di uomini gay che si uniscono per una notte di cameratismo esasperato, combattendo contro una società che non li vuole. Il personaggio di Parsons, dice, “sta nuotando il più velocemente possibile per tenersi al di sopra delle acque della sua stessa psiche torturata e dei suoi stessi sentimenti di odio. Ma non ci riesce, nessuno potrebbe resistere troppo a lungo.”

Parsons ha assistito alla velocità del cambiamento sociale sia nel suo lavoro che nella sua vita. Nella sua giovinezza, dice, “la vista delle sfilate dei Pride mi spaventava, perché sapevo che c’erano molte persone intorno a me – che fossero nella mia vita o che io ne fossi a conoscenza – che deridevano questa manifestazione di orgoglio”. Più tardi, come attore che cercava di recitare a New York, “le mie uniche sensazioni erano: ho intenzione di evitare quella zona della città, perché non mi piacciono le folle”.

L’attore, che si è laureato all’Università di Houston dopo essere cresciuto nei sobborghi di quella città, ha deciso di accasarsi solo dopo aver incontrato il suo attuale marito, Todd Spiewak. “Senza offesa per gli uomini adorabili che ho frequentato prima di Todd, ma da qualche parte nel profondo, ho subito capito che non c’era altra scelta se non quella di affrontare questo, perché non lasciar entrare questa persona che avevo incontrato nella mia vita significava ufficialmente mettere su barriere che durano tutta la vita”. Parsons ha fatto coming out nel 2012, un anno dopo aver recitato nel revival di Broadway di The Normal Heart, nell’ambito di un’intervista al New York Times.

Un’uscita allo scoperto piuttosto discreta, che non significa che Parsons si senta a disagio nei confronti del proprio orientamento. “Una volta fatto coming out, pensavo, ‘Beh, ca*zo! Se hai ancora un problema con le persone gay, hai direttamente un problema con me. Essendo un membro a tutti gli effetti e rivendicandolo, c’era solo un entusiasmo, e c’è ancora! Lo sento ancora. È un enorme sollievo, ed è anche molto bello a volte essere in grado di provare la giusta rabbia.”

Il suo lavoro dopo The Big Bang Theory esprime entrambi i lati di questa equazione. The Boys in the Band, con i suoi insulti selvaggi provenienti da individui irreparabilmente danneggiati dalla cattiveria della società, ci offre uno spaccato della rabbia. E Special, una serie Netflix prodotta da Parsons con Spiewak, restituisce la sua gioia vertiginosa. Scritto da Ryan O’Connell, lo show ha fatto scalpore per aver descritto la vita di un omosessuale con paralisi cerebrale, ma offre forse il suo più grande impatto attraverso la franchezza comica che circonda gli appuntamenti.

Spiewak aveva scoperto la sceneggiatura di O’Connell, e Parsons sfruttò il suo potere di produzione nel braccio di produzione digitale della Warner Bros. per trovarle una casa. “Ci sono molte esperienze di vita che lui e io non abbiamo in comune, e non vediamo le cose allo stesso modo. Ma c’è qualcosa che abbiamo in comune a un livello più profondo.”

Sembra un po’ il processo, che dura tutta la vita, di trovare la propria comunità – un po’ come l’evoluzione di Parsons verso il concetto di orgoglio. Come dice lui, “è una scoperta di una forza e di un potere di cui forse non ti rendevi conto di aver bisogno.”

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Fonte: Variety

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