Il terreno del fantasy sarà un campo di battaglia fondamentale per le serie tv dei prossimi anni. Un po’ perché tutti gli attori in gara sono in cerca del nuovo Game of Thrones, un po’ perché il trend annunciato da vari anni è proprio quello. Archiviato qualche esperimento sfortunato, come The Shannara Chronicles, piattaforme e network indirizzano il loro interesse su nuove storie epiche e fantastiche, e sono moltissimi i progetti in sviluppo. Perfino Apple TV+, nel costruire la lineup delle proprie serie originali, non ha potuto evitare di mettere in cantiere un progetto come See, al confine tra fantastico e post-apocalittico (il trailer). A inquadrare bene questo interesse ci hanno pensato due serie fantasy, Carnival Row e The Dark Crystal: La resistenza, distribuite lo stesso giorno rispettivamente da Amazon e Netflix.

Due idee di fantasy

Nello spettro del genere fantasy si tratta di due serie diverse per vari motivi. Carnival Row si svolge in un’ambientazione urban fantasy che imita la Londra vittoriana, in ogni caso lontana da quel Medioevo ideale che è tipico del genere. È una serie live action con protagonisti Orlando Bloom e Cara Delevingne, caratterizzata da un’ambientazione ristretta e un ritmo più lento. The Dark Crystal si svolge in un universo fantasy silvestre e selvaggio. Il mondo, anche solo per suggestione narrativa, è più esteso. L’elemento artigianale dell’animazione è centrale nella caratterizzazione del mondo, e il ritmo dell’avventura è più incalzante.

Si tratta di differenze che non sono solo puramente ambientali, ma che fanno tutta la differenza del mondo quando si parla di worldbulding. Ciò avviene perché ad un’ambientazione diversa corrisponde un’idea di diversa di verosimiglianza e di coerenza interna che le due serie devono rispettare. Ad esempio, Carnival Row è più ancorato alle regole del proprio universo, che respinge la magia e gli arcani. Lo fa perché è collegato in uno scenario urbano che è abbastanza vicino e simile al nostro tempo, e che funziona perché gioca, anche come tematiche, sulla disparità fra le razze superiori e inferiori. In The Dark Crystal, invece, tutto tende ad una maggiore astrazione e al senso di meraviglia che deriva dal viaggio. Questo è un mondo in cui ha più senso sfruttare l’eccentricità degli ambienti, ma nel quale ha anche senso inserire il classico strumento della spada magica.

Al confine tra questi due approcci esiste probabilmente qualcosa di simile a Queste Oscure Materie, che vedremo prossimamente in un adattamento siglato da BBC e HBO.

Carnival Row

Una questione di “ritmo”

Tra le due serie, Carnival Row sarebbe quella basata su un soggetto originale, eppure dal confronto emerge come lo show più derivativo. In questo caso, nonostante l’apparente distanza tra le ambientazioni, la serie Amazon cerca e trova un riferimento palese proprio in Game of Thrones. Soprattutto nella parte finale della stagione, le suggestioni dell’intreccio riprendono il culmine della prima stagione della serie HBO, rielaborano alcuni canoni classici nella costruzione delle origini dell’eroe, e preparano il tutto per la seconda stagione. Ciò arriva in chiusura ad una serie che soffre nella gestione delle varie anime che la compongono, anche a causa del ritmo altalenante e della gestione non impeccabile delle storyline.

Se The Dark Crystal ha un problema, è quello opposto: il racconto stagionale non si ferma mai, tra ricerche, incontri, fughe improvvise, nuove informazioni, un cast molto grande. Il mondo ereditato dal lungometraggio di Jim Henson è così vasto, così carico d’amore e di dettagli, che la serie ce lo vuole mostrare tutto, quando ciò che vorremmo ogni tanto è una pausa per poterlo assaporare meglio. È il fantasy anni ’80 più puro. Talvolta ingenuo e sovraccarico, ma anche incontaminato e incantevole, più capace di tornare alle radici del racconto fantastico. Che sa essere anche fastidioso, grottesco, violento in modi a cui oggi non siamo più abituati: tutte caratteristiche incarnate dai cattivissimi Skeksis della serie, figure davvero centrali nel racconto.

In questo senso, le due serie interpretano in modo diverso una forma di racconto più brutale e talvolta violento. Carnival Row è davvero il fantasy post-Game of Thrones, una storia che ha digerito gli archetipi (anche se… ) e che vuole essere più disincantata. È un mondo in cui le fate sono prostitute e i puck comprano l’ingresso nella buona società. The Dark Crystal, invece, può ancora proporre la figura di un aspirante cavaliere armato di cucchiaio e quelle di cattivi rapaci che cadono a pezzi. Ma, forse proprio grazie a questo approccio, può cogliere lo spettatore con la guardia abbassata con la propria violenza e un senso di morte e dramma sempre presente. È davvero il fantasy anni ’80, quello di Labyrinth, Nel fantastico mondo di Oz o La storia infinita.

Politica e intreccio

Sono gli Skeksis a incarnare l’anima più politica del racconto nella serie Netflix. Non solo si tratta di figure che barattano lo sfruttamento eccessivo delle risorse per il loro benessere personale, ma sono anche mostri ridicoli e poco minacciosi che riescono a tenere tutti in scacco solo grazie alla manipolazione. Carnival Row, invece, percorre un altro crinale tra i temi caldi dell’attualità, giocando fin da subito sulla discriminazione e il pregiudizio tra gli umani e le altre creature fantastiche. Si parla di ghettizzazione delle minoranze e di diritti calpestati. Entrambe le serie lavorano per integrare il proprio social commentary all’interno dell’intreccio: da questo punto di vista The Dark Crystal è più capace di sorprendere.

Certo, la distinzione tra buoni e cattivi è nettissima, anche visivamente. L’animazione ha buon gioco nel dotare di caratteristiche respingenti gli Skeksis, che tra le altre cose sono anche disgustosi. Carnival Row non può permettersi di essere così semplice, eppure dove la complessità arriva come un atto dovuto nella serie Amazon (per poi ricadere verso la fine in una distinzione più chiara tra buoni e cattivi), in quella di Netflix emerge come una rivelazione. È il caso delle sfumature dei Gelfling, alcuni dei quali tentati dal potere, ma soprattutto degli Skeksis, che hanno una natura particolarissima (dall’ossessione per la morte alla loro origine come razza). Ma, come emerge in due distinte interviste agli autori delle serie, l’obiettivo non era impostare la storia in base all’allegoria, ma fare quasi l’opposto.

Il produttore Marc Guggenheim sulla seconda stagione di Carnival Row:

La prospettiva politica verrà esplorata in un modo diverso. Stiamo attenti però a non replicare esattamente ciò che sta accadendo nel mondo reale, ma creare una situazione che sembra parlare del mondo reale. (…) non vogliamo solo dire: “chi è il nostro Donald Trump?”. Invece, vogliamo affrontare i problemi che sono attualmente nel mondo reale, ma a modo nostro, in modo fedele ai personaggi che abbiamo creato.

Javier Grillo Marxuach, sceneggiatore di The Dark Crystal:

Viviamo nel mondo e il mondo si riflette nel nostro lavoro. Ma non c’è stato un tentativo di trasformare The Dark Crystal in un’allegoria per tutto ciò che sta accadendo nel mondo direttamente. La storia che stiamo raccontando è archetipica e parte di questo archetipo è che l’abuso di potere non è una sorpresa. C’è sempre stato un contrasto tra il potere e la verità, e quelli che dicono la verità riguardo al potere. (…) Quindi non è che abbiamo deciso, “Oh, dobbiamo fare un’allegoria per la moderna politica americana”. È che volevamo difendere uno standard morale che è universale.

Insomma, entrambe le serie hanno ampi margini di miglioramento nelle loro seconde stagioni: Carnival Row è stato rinnovato, The Dark Crystal ancora no.

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Fonti: ForbesThe Verge

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