Non è davvero passato un giorno per Vince Gilligan, e non è passato un secondo per Jesse Pinkman che El Camino – Il Film di Breaking Bad riprende nell’attimo in cui lo avevamo lasciato nell’ultima puntata, mentre urla in fuga dentro una El Camino, liberato dai suoi aguzzini da Walter White. In questo film disponibile su Netflix vedremo cosa ci vorrà per fuggire davvero e cosa era successo nel periodo di cattività. Perché in sostanza questo è un film semplicissimo, un B movie dal tema molto comune: uscire dal giro, farsi un’altra vita, liberarsi del passato contro la volontà di polizia e criminali.

Come nel finale Carlito’s Way anche qui c’è una persona che vuole solo andarsene ma è braccata da tutte le parti. Per riuscirci ha bisogno che diverse condizioni vadano al loro posto e non sarà facile. È così semplice El Camino – Il Film di Breaking Bad da essere alla portata di tutti, anche chi non ha visto la serie.

Benché sia pieno di riferimenti alla serie e benché sia evidente che c’è un passato in questo personaggio, lo stesso il tema e l’obiettivo lo rendono una porta d’ingresso per chiunque. È paradossale visto che è la coda finale della serie, ma è anche vero che Gilligan usa il gancio forte dell’intreccio per presentare il mood di Breaking Bad, quel mondo fatto di grottesco, personaggi durissimi, pieno di sabbia e sangue, di corpi sventrati dalla droga, casette nella desolazione e ragionamenti incredibilmente furbi che ne seguono altri incredibilmente stupidi.

Ed è davvero un piacere di film. Due ore filate in cui c’è molta stasi ma comunque sono senza respiro. Un concentrato di idee di scrittura come nessun episodio era riuscito ad ammassare, pura esaltazione di Jesse Pinkman, sintesi del suo percorso finale. Se Fuoco Cammina Con Me era l’espansione di un momento di Twin Peaks in un film quasi indipendente (quanto a stile) dalla serie, questa è la più lunga scena dopo i titoli di coda mai girata.

Era facile fare di questo film un corollario non necessario, forzato e stantìo. Invece più il film avanza più è chiaro come davvero chiuda il cerchio di Jesse Pinkman. Perché Breaking Bad è la storia della trasformazione di un uomo comune in un criminale vero, spietato, cattivo fino al midollo, e soprattutto la cronaca maniacalmente dettagliata di cosa richieda questa lenta mutazione, così profonda, umana e radicale da essere un’epopea. Questo film allora è l’ultimo atto della trasformazione di Pinkman. È lo stesso che abbiamo lasciato ovviamente ma non ci appare più come prima, ora è definitivamente diventato un altro.

Che poi tutto questo avvenga utilizzando i volti storici e che questi siano comprensibilmente invecchiati di 6 anni anche se nella finzione non è passato un secondo è un dettaglio puramente secondario.

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