Netflix ha organizzato all’interno del MIA, il mercato dell’audiovisivo di Roma, un incontro con tutte le principali donne artefici della serie Luna Nera, durante il quale sono state date diverse notizie sulla serie. Lo spunto era la consegna del premio MIA | Visionarie To The Drama Series ma di fatto è stata l’occasione per vedere le prime immagini (o quasi) del progetto.

La clip che ha aperto la conferenza infatti era un backstage (però color corretto), che un po’ lasciava intuire il tono e il lavoro fatto. È difficile dare un giudizio su un backstage, quindi non l’immagine finita, ma non ha fatto una gran pubblicità alla serie. Da quelle immagini sembra fatta con grande impegno, spostamento di mezzi, precisione e dedizione, molti effetti pratici (specie il fuoco) ma non c’è stato nulla che facesse pensare ad una visione originale. Sembrava molto derivativa. Tuttavia, come detto, era solo un backstage, e non le immagini vere.

Luna Nera è una produzione di Fandango per Netflix a partire dal romanzo (che uscirà) di Tiziana Triana che l’ha anche adattato. Lei ha parlato per prima dell’origine del progetto:

“Il libro preesisteva alla serie ma nascosto, in un cassetto. Solo della amiche sapevano dell’esistenza del progetto, solo che queste amiche sono produttrici, registe e sceneggiatrici. In un meraviglioso viaggio in treno verso Locarno con Francesca Manieri, Francesca Comencini, Laura Paolucci e Laura Picciarelli, si parlava di che fare in futuro e viene fuori Luna Nera. Francesca Comencini ne è stata entusiasta ed è partita come un treno. Ne ha abbiamo parlato con Fandango ed abbiamo cominciato a lavorarci”.

Sempre Tiziana Triana ha più in là spiegato la storia:

“La prima metà del ‘600, è stato un momento pazzesco in Italia. Tra la fine del Rinascimento e all’inizio di un’età in cui la rivoluzione scientifica stava creando il mondo moderno. E in questo mondo moderno ci sono forze che tentano di riportarci ad un’era oscura, le donne ci si trovano in mezzo e questa storia cerca di raccontare quel momento in cui le donne erano costrette a combattere contro un superpotere, quello della Chiesa, della Monarchia assoluta e del patriarcato. Questa storia cerca di pareggiare i conti dando un superpotere anche alle donne, cioè la magia. L’arrivo lento alla magia è una caratteristica sia del libro che della serie. Le streghe nella storia erano chiamate tali anche se erano solo donne che sapevano fare delle cose, sapevano curare, far nascere bambini, uccidere (come forma di cura) era tutto considerato stregoneria. Le nostre invece lo sono perché noi gli diamo le armi per combattere. La protagonista è una ragazzina che allora era considerata una donna fatta, ha 16-17 anni, che viene accusata di stregoneria ed è costretta a scappare e rifugiarsi nella casa delle città perdute, dove ci sono donne perseguitate e nascoste come lei, donne che vivono lottando ogni giorno. Lei si innamora però del figlio del suo peggior nemico. La storia d’amore è il centro della serie e del conflitto perché l’amore sposta montagne”.

Francesca Comencini, che ha lavorato per diverse stagioni a Gomorra – La serie, è in capo alla parte registica del progetto, ha impostato look, scelto gli attori e fatto tutto il lavoro preliminare a cui si sono adattate le altre due registe Paola Randi e Susanna Nicchiarelli. Proprio Francesca Comencini ha parlato per prima:

“È una storia per me dotata di echi contemporanei, perché la persecuzione delle streghe riguarda l’Europa, è durata 4 secoli eppure non compare nei libri di storia. C’è stata una cancellazione delle migliaia di nomi delle donne bruciate vive, sebbene quando parliamo di “caccia alle streghe” sappiamo di cosa intendiamo, è rimasto nella coscienza comune. È una delle molte cancellazioni di cui l’universo femminile è stato oggetto nella storia e nella rappresentazione audiovisiva e cinematografica”.

La regista ha poi spiegato come ha scelto le altre due:

“Ho cercato donne che avessero inventato modi diversi tra loro di essere coraggiose e innovative, cosa che corrisponde per ragioni diverse al mondo di Luna Nera. L’idea condivisa con loro è che le donne spesso sono state accusate di stregoneria, sospettate di essere in contatto di qualcosa di magico, che poi è vero, non c’è niente di più magico della realtà, paradossalmente, la realtà di cui le donne sono spesso testimoni. Non c’è niente di più magico della venuta al mondo di una creatura o di come viene lasciata la vita, molto spesso accompagnata da donne. Il nostro proposito è stato di trovare lo straordinario dentro l’ordinario che sta nella vita, nel grembo e nella testa delle donne.
Se di magia ci accusate allora noi magiche lo diventiamo davvero!”

Dopo di lei ha parlato Susanna Nicchiarelli che, nel descrivere cosa a lei interessasse di più, ha spiegato molto bene il punto della serie:

“Quando ho letto della notizia che si faceva questa serie ho pregato che mi chiamassero. E quando è arrivata la telefonata mi sono detta: “SÌ!”. Quando ci siamo viste la prima cosa che le ho chiesto è stata: “Ma sono streghe davvero?” e quando mi ha detto “Sì” sono impazzita”.

Inoltre Susanna Nicchiarelli si è dilungata anche molto sulla scelta delle scenografie, lasciando intuire alcune idee sul look:

“L’idea era di partire da un contesto povero e da location italiane, dal fango e dalla semplicità, proprio dal tufo della Tuscia, roba nostra a tutti gli effetti, del resto la caccia alle streghe è molto italiana, non che ci sia da vantarsene. I luoghi noi non li dobbiamo ricostruire, abbiamo ancora i villaggi del ‘600 e Francesca ha trovato location incredibili. Ecco e all’interno di questo realismo ci entra la magia.
Il contrasto di ordinario e straordinario mi interessa, mi interessa il fantastico quando mi sorprende arrivando a scardinare un contesto realistico. Il ‘600 raccontato esattamente com’era ma con dentro una donna che fa una magia. È la forza visiva di tutto il progetto”.

Infine ha chiuso con una precisazione importante. È evidente che il progetto Luna Nera, tutto al femminile, ha tra le sue spinte anche quella di fare un racconto di donne da donne, qualcosa di diverso dal solito che proponga un’altra visione di mondo. In questo senso ha spiegato un dettaglio cruciale riguardo la scelta delle attrici:

“Abbiamo cercato quasi tutti esordi, ci sono 8 attori in questa serie che lavorano per la prima volta, appena usciti dall’accademia o simili, tutti bravissimi. Ed è bello perché spesso sei costretta nelle scelte di casting, invece qui siamo stati liberi di trovare le persone giuste per i ruoli. In cinema e tv si vedono poco le donne protagoniste, noi invece abbiamo una squadra di guerriere protagoniste anagraficamente diverse, fisicamente diverse e fuori dai canoni cui la tv e il cinema ci hanno abituati. Non hanno i ruoli tipici dati alle donne e non sembrano le solite donne. Le nostre sono capo guerriere, hanno poteri che non comprendo, lati oscuri profondissimi, abbiamo anche una donna tra i cattivi che è fantastica”

A lei ha fatto eco l’altra regista, Paola Randi:

“Quando Francesca mi ha prospettato la cosa non ci potevo credere, perché oltretutto la cosa straordinaria del progetto è il desiderio di parlare alle nuove generazioni. E lo facciamo mischiando qualcosa di importantissimo come una tragedia di queste dimensioni, con qualcosa di molto accessibile. È un linguaggio che unisce un aspetto pop, ad uno più realistico e autoriale. Io poi sono appassionata di effetti sia visivi che speciali (cioè fatti sul set) ed essendo qui l’impostazione realistica, del realismo ci deve essere perché l’effetto sia credibile. Il bilanciamento giusto tra effetto in scena e digitale è importante, una questione di misure, roba da chimici”.

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