Carnival Row, la serie creata da Travis Beacham e René Echevarria (qui potete leggere la nostra recensione della prima stagione), è ora disponibile su Amazon Prime Video nella versione doppiata in italiano. Prima del debutto dello show abbiamo avuto modo di incontrare le due star Orlando Bloom e Cara Delevingne, interpreti del detective Rycroft Philostrate e della fata Vignette Stonemoss, che hanno parlato dell’atmosfera sul set e del loro impegno sociale che si riflette anche sulle tematiche al centro della trama.

Il progetto, già rinnovato per una seconda stagione, è ambientato in un mondo fantasy vittoriano, in cui vivono anche creature mitologiche costrette a fuggire dai loro regni di origine, in seguito all’invasione subita dagli uomini. Per queste creature, alle quali è proibito di vivere, amare e di volare in libertà, è impossibile convivere con gli esseri umani. Ma anche nell’oscurità la speranza sopravvive.

Oltre a essere impegnati sul set, siete entrambi molto “seguiti” sui social media. Come vivete l’attenzione che vi riservano le persone?

Cara Delevingne: Nella mia mente ho sempre voluto essere un’attrice, ma senza altri motivi oltre il fatto di voler recitare. Non mi interessavano gli aspetti social. Non penso che se fossi nata negli anni Novanta sarei diventata una modella conosciuta a livello internazionale, ma invece lo sono diventata grazie ai social media in un certo senso. Il lato negativo è che tutti i ruoli che ho interpretato, ed è una cosa piuttosto fastidiosa, non ho mai voluto ottenerli solo perché ero famosa e avevo dei follower, ma perché sono abbastanza brava. Quello è sempre stato difficile e duro perché te li propongono spesso solo per la tua ‘fama’.

Online si diffondono anche gossip e voci non confermate, come accade con la vostra vita privata. Quanto è difficile mantenere l’equilibrio tra l’immagine pubblica e la quotidianità?

Cara Delevingne: Nonostante legga molte cose su di me non sento ad esempio il bisogno di dire “non c’è stato alcun matrimonio” anche se è così, perché le persone continueranno sempre a scrivere ciò che vogliono. Non mi importa quello che dicono gli altri perché non è la mia vita, possono scrivere quello che vogliono. Non sono affari miei dire “Questo non è vero. Questo non è così”. Non mi interessa gestire la situazione in quel modo. Quello che cerco di fare è essere aperta e onesta per quanto riguarda chi sono e quello che faccio. Ed è per questo che alle volte condivido le foto di quando mi sto addormentando e ho un aspetto terribile: la mia vita non è sempre meravigliosa, perfetta e glamour come gli altri potrebbero pensare. I social media danno molte opportunità alle persone, però ora c’è questo desiderio di essere visti e sentiti come si è ma i social media non lo permettono perché quello che viene condiviso non è quasi mai la realtà.

La serie di Amazon Prime Video affronta molte tematiche socialmente rilevanti, quanto è importante che star del vostro calibro parlino di questi argomenti?

Cara Delevingne: Le persone dicono sempre: ‘Sei un’attrice, non è il tuo lavoro parlare di queste cose’. Anche tre anni prima dell’inizio dello show mi sono occupata di #MeToo e sono andata in Uganda per passare del tempo con dei rifugiati. Penso sia una nazione colpita dalla guerra da cui prendere esempio per quanto riguarda come comportarsi durante la crisi che coinvolge i rifugiati: nonostante i problemi hanno aperto completamente le porte quando nel Sudan del Sud era in corso una guerra civile. Hanno aiutato gli altri, nonostante i loro problemi, mentre le nazioni maggiormente potenti e benestanti dicono ‘Vattene dal mio paese!’ ed è semplicemente folle. Non ha alcun senso.

Orlando Bloom: Soprattutto se si pensa quanto a lungo hanno derubato tutti gli altri e portato via risorse preziose da queste nazioni ora in crisi…

Dell’esperienza in Uganda cosa ti è rimasto maggiormente impresso nella mente?

Cara Delevingne: Ho così tante storie che ho sentito mentre ero in Uganda che mi sono rimaste nel cuore. Una delle donne che ho incontrato era nel più grande campo profughi che ho visitato e aveva viaggiato per 3 settimane con i suoi 4 figli dopo che il marito era stato ucciso di fronte a loro. Le ho chiesto come stava e ha risposto ‘Tutto bene’, poi ha aggiunto: ‘Per favore, non riesco a parlare’. Si vedeva e si percepiva quello che stava provando e che voleva condividere qualcosa con noi, ma era accanto ai suoi figli e non voleva dire nulla che loro potessero sentire. Non appena si sono allontanti per giocare è semplicemente scoppiata a piangere e non ho mai vissuto e percepito quel tipo di forza prima di quel momento, quella determinazione che la aiutava a sorridere per i propri figli. Non appena ha avuto modo di farlo ha spiegato come tutto quello che stesse cercando di fare era proteggere i suoi bambini e loro hanno avuto la possibilità di comportarsi in modo normale perché la loro madre era così forte. Mi sono resa conto che non abbiamo nemmeno idea di quello che vuol dire realmente lottare o essere forti perché non abbiamo mai dovuto davvero lottare per sopravvivere giorno dopo giorno. Siamo tutti viziati e più soldi abbiamo più ci preoccupiamo, come diceva Notorius B.I.G., ma in realtà negli Stati Uniti, e non solo, siamo davvero viziati. Ci creiamo da soli i nostri problemi: le dipendenze, i problemi mentali… in luoghi come quelli quasi non esistono perché non hanno tempo per affrontare queste cose, per pensare oltre a sopravvivere.

Racconti di questo tipo cambiano la prospettiva che abbiamo nella vita…

Cara Delevingne: Il problema è che quando poi torni a casa, dopo aver assistito a queste situazioni, senti le persone dire cose come ‘In questo momento potrei letteralmente morire’, o parlare di cose banali come se fossero problemi di vita o di morte. Mi fa stare davvero male! Penso anche a me stessa, non sto puntando il dito solo contro gli altri, ma ricorderò sempre queste cose anche se dopo 2 o 3 settimane rientri nella tua bolla mentale. Penso sia essenziale vivere delle esperienze e vedere in prima persona come sta affrontando il mondo reale, le altre persone, anche se mentalmente ci pensi sempre.

Lavorate entrambi per cinema e televisione, che differenze notate sul set?

Orlando Bloom: Per Il Signore degli Anelli ho lavorato sul set per oltre 2 anni più il tempo trascorso per le riprese aggiuntive, mentre per girare una serie abitualmente si lavora sul set circa 6 mesi… Per quanto riguarda l’esperienza del realizzare questa serie non ho però mai avuto la sensazione di stare lavorando a un progetto televisivo, era un po’ come un film. E credo che l’idea che la televisione sia in un certo senso inferiore al cinema sia cambiata drasticamente e ora sia un mezzo che dia l’opportunità agli attori di esplorare i personaggi in modo più attento grazie al numero di episodi, approfondendo maggiormente i ruoli. Lo trovo eccitante e molti degli sceneggiatori più grandiosi e di talento hanno già lavorato nello spazio televisivo o si stanno avvicinando. Credo che quando si dà uno sguardo a come le persone si avvicinano attualmente ai contenuti, in particolare i più giovani, si nota come c’è l’abitudine di trascorrere molte ore utilizzando lo streaming, guardando cose online invece che sedersi davanti alla tv o andare al cinema. Si tratta di capire come affrontare questo panorama in continua evoluzione, ma dal punto di vista creativo per un attore è un’ottima opportunità per delineare un personaggio, costruirlo avendo a disposizione più tempo e non solo un paio di ore. In Carnival Row ci sono circa 5 storie, quelle dei nostri due personaggi sono al centro, ma nella prossima stagione e in quelle successive si intrecceranno e tutto si unirà, dando vita a un’evoluzione, a un racconto che si modificherà. Alcuni personaggi che avete visto brevemente nella prima stagione, nella seconda saranno più centrali e gli spettatori scopriranno maggiori dettagli su di loro, come un enorme puzzle che continua a crescere. E lo trovo davvero eccitante!

Parlare delle puntate inedite è sempre rischioso a causa della possibilità di lasciarvi sfuggire degli spoiler, che rapporto avete con le anticipazioni riguardanti i progetti televisivi e cinematografici?

Cara Delevingne: Odio gli spoiler e quando le persone parlano di cose che non ho ancora visto devo letteralmente uscire dalla stanza perché non voglio sapere. Ci sono così tante titoli nella mia lista di cose da vedere che devo ancora recuperare ed è un problema perché se vengo a sapere i dettagli prima preferisco persino evitare di guardarlo. Mi è successo recentemente con il reality show Love Island!

Ora è possibile accadere ai contenuti in ogni momento, pensate che sia però più complicato mantenere alta l’attenzione degli spettatori?

Cara Delevingne: Amo davvero concentrarmi durante la visione di un film o di una serie tv, a differenza di un reality che mi permette di fare altre cose in contemporanea o lavorare. Non guarderei mai qualcosa sul mio telefono perché si perdono così tanti dettagli! Non penserei nemmeno al concetto di non riuscirmi a concentrare su quello che sto guardando.

Orlando Bloom: Quando ho avuto il mio primo cellulare avevo 20 anni ed era uno di quei modelli enormi che potevi usare solo per mandare dei messaggi di testo e chiamare. E ora persino i bambini hanno un telefono in mano! Non sappiamo in realtà le conseguenze di questa nuova realtà, del bisogno costante di usarli. Trovo interessante che alcune delle persone più importanti e che lavorano a Silicon Valley non permettano ai propri figli di usare ciò che producono.

Tuo figlio ha già visto i progetti di cui sei stato protagonista?

Orlando Bloom: Mio figlio ha visto alcuni dei miei film, non tutti ovviamente, perché non avrei voluto che si trovasse a casa di qualche amico ritrovandosi con Pirati dei Caraibi in tv e chiedendosi ‘Ma quello è mio padre?’. Ho preferito farglieli vedere a una certa età senza che scoprisse da solo che lavoro faccio.

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