The Expanse è tornata sugli schermi con gli episodi della quarta stagione (qui la nostra recensione delle prime sei puntate inedite) dopo il passaggio da Syfy ad Amazon Prime Video e alcuni mesi fa abbiamo avuto l’occasione di intervistare due dei protagonisti dell’affascinante show sci-fi: Dominique Tipper e Steven Strait, interpreti rispettivamente di Naomi e Holden.
Le due star della serie ci hanno parlato della situazione dei personaggi che interpretano nell’adattamento televisivo dei romanzi scritti da Daniel Abraham e Ty Franck (usando lo pseudonimo di James S. A. Corey) e condividendo qualche curiosità riguardante la creazione delle puntate e il loro approccio a questo mondo fantascientifico caratterizzato da un legame molto stretto con la realtà!

Gli episodi precedenti sono stati ricchi di eventi importanti per i vostri personaggi, come descrivereste la loro situazione all’inizio della quarta stagione?
Dominique: Ovviamente nella terza stagione la questione legata all’identità di Naomi e per cosa provava un senso di lealtà era molto importante. Ha trovato in un certo senso la pace e si è stabilizzata per quanto riguarda chi è, e quindi all’inizio della quarta stagione la troveremo piuttosto calma e oserei dire felice. Credo che rappresenti la situazione in cui si trova l’equipaggio della Rocinante e la sua relazione con James, tutto si è consolidato e tutti interagiscono in un modo che non è più attaccarsi costantemente. Con Naomi, nella quarta stagione, si intraprende un viaggio diverso: non è più sulla sua fragilità del suo fisico, su quanto le accade, sul suo essere cinturiana e sul contrasto con la sua forza interiore. Ci addentriamo in un contesto in cui non abbiamo in realtà mai visto Naomi fino a questo momento e penso che abbia accettato quanto le è accaduto nella terza stagione.
Steven Strait: Holden, nella terza stagione è diventato questa figura quasi profetica e divina. Nessuno sa di cosa sta parlando e lui è l’unico in quella situazione. Alla fine del suo percorso compiuto nella terza stagione, in cui pensava di essere diventato matto – che era anche giustificabile in base a quello che aveva affrontato da varie stagioni – stava iniziando a essere maggiormente a proprio agio e all’inizio della quarta la sua situazione sembra quasi normalizzata. Ed è piuttosto divertente perché tra le fila dell’equipaggio della Rocinante hanno praticamente accettato che Holden sia questa figura quasi profetica e non affrontano la situazione. Stanno semplicemente andando avanti con le proprie vite e Holden alle volte sta parlando con un fantasma! In questa stagione il mio personaggio, un po’ come accade con Naomi, sarà molto più stabile nel suo ruolo tra l’equipaggio della Rocinante. Tutte le persone a bordo hanno in un certo senso trovato il proprio posto in questa famiglia. Holden finalmente ha il grado di efficienza che ci aspettiamo dal capitano di una nave, dall’eroe della storia, ha imparato le lezioni nel modo più duro nel corso delle precedenti stagioni e ora è davvero bravo nel proprio lavoro dopo i momenti brutti e duri affrontati in precedenza, non essendo stato all’altezza delle aspettative e avendo provato il senso di colpa per queste sue mancanze.

Oltre ai romanzi ora avete a disposizione anche graphic novel e racconti dedicati ai protagonisti della saga, è una situazione che usate per costruire il vostro personaggio o preferite affidarvi esclusivamente agli script?
Dominique Tipper: Abbiamo tutti un diverso approccio alla situazione. Io attingo spesso al materiale a disposizione. Ho iniziato a leggere il primo romanzo e poi metà del secondo, poi mi sono fermata per un po’ e successivamente ho letto il quarto e ora sto affrontando il quinto. Decido cosa fare in base alla situazione in cui si trova il mio personaggio. Se provo la sensazione di aver bisogno di qualcosa in più rispetto a quanto offrono gli script allora inizio a prendere in mano i libri, altre volte quando il copione è davvero esaustivo evito di farlo… Per me è un lusso avere a disposizione questo materiale come fonte, è meraviglioso! Inoltre gli autori dei libri fanno parte del team e sono tantissime volte sul set, è come poter consultare l’enciclopedia di The Expanse.
Steven Strait: Io ero un fan dei romanzi ancora prima che venissero adattati per il piccolo schermo, quindi avevo letto i primi due libri prima che venisse creata la serie. Di solito leggo il libro legato alla stagione che stiamo per fare e non vado troppo avanti con il racconto perché non voglio sapere tutto in anticipo. Non perché sia impossibile essere “presente” nel momento che vive Holden pur avendo quelle conoscenze, ma perché sarebbe difficile. Ma uso moltissimo i libri come fonte di ispirazione per costruire la psicologia di Holden: ha una storia davvero complessa ed è il prodotto di una comune, ha otto genitori, non è nato necessariamente per amore ma con l’intenzione di mantenere la propria terra in Montana, visto che nel futuro devi avere un erede per non perdere i propri diritti sulle risorse a tua disposizione. Per questi motivi è nato in una situazione molto complicata e questo a livello psicologico ha delle conseguenze: è venuto al mondo con una specie di scopo che non ha nulla a che fare con la sua esistenza come persona ma semplicemente con il bisogno di queste persone legato alla loro terra. In un certo senso è stato destinato a fallire fin dall’inizio. Tutti questi elementi lo hanno portato a prendere le decisioni che lo hanno reso ciò che è ora: è diventato adulto, è entrato nell’esercito, si è allontanato il più possibile, è stato espulso dalla Marina perché ha dei problemi con le autorità… E perché è così? Tutti i motivi per ciò che è, per le azioni che ha scelto di compiere sono presenti nei libri e quindi per me sono davvero di aiuto perché so esattamente le ragioni per cui ha agito in determinati modi e le scelte che prende negli script. Come attore mi ha permesso di credere in quello che sta facendo e se io lo capisco allora anche il pubblico si spera faccio lo stesso, possa considerare giustificate le sue azioni e provare le sue stesse emozioni. I romanzi sono stati estremamente di aiuto e poter avere gli autori sul set, sfruttare la situazione rara nel mondo della tv che li vede far parte del team di sceneggiatori invece che essere esclusi dal processo di scrittura è fantastico! I romanzi erano amati e apprezzati per un motivo preciso e non poteva esserci nessuno migliore di loro per adattarli perché le cose devono cambiare nel passaggio allo schermo, ma ovviamente loro hanno la capacità unica di mantenere l’essenza anche in quello che è cambiato, non perdendo gli elementi chiave. La storia sembra intatta.

Come gestite il rapporto con i creatori della saga per quanto riguarda l’evoluzione dei vostri personaggi? Vi è mai capitato di confrontarvi con loro o non essere d’accordo con le scelte prese?
Steven Strait: Per me non è una questione di essere d’accordo oppure no, si tratta di capirne le motivazioni.
Dominique Tipper: Io penso che si tratti di delineare i personaggi ed è utile averli a disposizione, è raro che non siamo d’accordo con loro.
Steven Strait: Io ho sempre pensato che non sia importante che io voglia bene a Holden, ma è essenziale che lo capisca, che provi empatia nei suoi confronti. Io sono una persona molto diversa rispetto a lui, ci sono tante cose che ha fatto che io non farei, ma è il mio lavoro capire perché, in modo da poterlo interpretare nel modo più veritiero possibile. Per me è davvero utile avere a tutte queste risorse a disposizione a cui attingere.

La serie è sempre più spettacolare, come vi avvicinate a questo aspetto delle riprese?
Dominique Tipper: Le scene d’azione sono sempre una sfida. Ci sono molti momenti in assenza di gravità, ci sono delle sequenze in cui dobbiamo lavorare con i cavi e compiere dei movimenti complicati e impegnativi. Sul set ci sono sempre delle giornate particolarmente difficili, ma immagino ci stiamo abituando! Abbiamo ormai da tempo accettato che facciano parte dello show e tutto ha un aspetto grandioso alla fine. Anche se è complicato ne vale sempre la pena!

The Expanse ha un legame molto stretto con la scienza, c’è qualche elemento portato sullo schermo che vi ha sorpreso più degli altri perché pensavate fosse inventato o che vi ha colpiti maggiormente?
Dominique Tipper: Si tratta di una domanda interessante perché ci sono tante cose che pensavo funzionassero in un certo modo o ritenevo fossero inventate e invece ho scoperto avere una base scientifica! Le cose per me più strane come il modo in cui la nave deve muoversi per andare in una certa direzione o i motivi per cui deve rallentare… Di solito non si mostrano questi aspetti nelle serie e nei film perché non seguono le stesse leggi della fisica di situazioni normali come guidare una macchina. Nella mia mente c’erano tante cose che pensavo fossero diverse, anche per quanto riguarda la vita in assenza di gravità, ma ero totalmente in errore. Tantissime cose mi sorprendono durante la realizzazione dello show ed è uno degli aspetti per cui amo lavorare a The Expanse.
Steven Strait: Quello che amo del fatto che gli aspetti scientifici siano così accurati è che trasmette l’idea di quanto lo spazio sia un ambiente ostile, elemento che permette di sviluppare gli aspetti drammatici della storia. Nella terza stagione, ad esempio, uno degli episodi più drammatici che abbiamo avuto è quello dedicato alla decelerazione, Delta-V, in cui si compie la manovra in modo così drastico e il corpo del personaggio al centro della storia si trasforma in gelatina. Sulla pagina sembra qualcosa di davvero accademico, freddo, ma nella puntata finisce per uccidere quasi la metà dei personaggi che erano in scena. Le forze della natura che sono riusciti a rappresentare nello show sono fantastiche e aggiungono un elemento importante nella nostra storia che distingue The Expanse dagli altri show sci-fi proposti in televisione perché rappresentare gli aspetti scientifici in modo realistico è difficile e richiede molti soldi e risorse, oltre a molto tempo. Per noi è qualcosa di veramente utile avere a disposizione qualcuno che sa realmente di cosa stiamo parlando con quanto mostrato sullo schermo e poter riuscire a rappresentare ogni elemento con attenzione.

Dopo la terza stagione è avvenuto il passaggio ad Amazon, sul set avete percepito qualche differenza?
Steven Strait: Dal punto di vista della produzione non è cambiato molto perché Alcon Entertainment ha continuato a lavorare al progetto e c’è stata una continuità dal punto di vista tecnico. Sul set ci sono quasi tutti gli stessi membri della troupe fin dalla prima stagione! Il modo in cui giriamo, con chi lavoriamo, l’approccio alla struttura della storia… è tutto rimasto uguale fin dall’inizio. Ci sono però alcuni aspetti che sono cambiati: non abbiamo dei limiti temporali precisi da rispettare in ogni puntata, possiamo imprecare di più… Per il resto è tutto rimasto uguale perché possiamo contare su un team di produttori che capiscono realmente quello che stiamo cercando di fare, lo scopo della narrazione ed è pieno di passione. Il livello di sostegno che abbiamo è cambiato perché ora è davvero alto.

Avete mai pensato di mettervi alla prova dietro la macchina da presa e realizzare un episodio della serie con il ruolo di registi?
Dominique Tipper: Io sto iniziando a compiere i miei primi passi come regista ed è divertente perché in realtà non voglio occuparmi di The Expanse dietro la macchina da presa. Non sono interessata a lavorare per la televisione come regista e il mio cuore da quel punto di vista è più orientato verso il cinema e i film indipendenti. Non penso che il mio stile si adatti alla struttura degli show televisivi e c’è davvero tanta pressione in questo settore. Ho seguito da vicino alcuni registi impegnati sul set della serie ed è così complicato il loro lavoro! Devono prendere delle decisioni specifiche, seguire degli schemi precisi. In questo caso poi ci sono tanti elementi che non mi interessano come le battaglie spaziali che non vorrei mai realizzare. Amo gli aspetti umani della storia, sono più nelle mie corde, ma non mi sentirei a mio agio come regista della serie. Forse un giorno cambierò idea, ma attualmente non mi sentirei a mio agio.
Steven Strait: Sono stato coinvolto come produttore della serie negli ultimi anni e apprezzo realmente gli aspetti creativi del nostro show. Si tratta di un gruppo meraviglioso di persone e l’atmosfera è unica e all’insegna della collaborazione. Per me è stata un’esperienza incredibile poter essere attivo anche da quella parte della telecamera in queste stagioni, sento di aver potuto contribuire in modi diversi e aver messo a frutto ciò che ho imparato lavorando in questo settore fin da quando ero un ragazzino. Poter aggiungere qualcosa di mio al progetto per me è stato davvero molto gratificante.

The Expanse ha tantissimi personaggi le cui storie spesso non si incrociano, c’è qualche membro del cast con cui sperate di lavorare di più in futuro?
Dominique Tipper: Io vorrei girare più scene con Frankie che interpreta Bobbie Draper perché siamo sempre separate! Ci sono stati dei momenti insieme, ma la considero quasi una sorella quindi sarebbe davvero bello recitare accanto a lei di più!
Steven Strait: Io vorrei avere più scene con Cara Gee, che interpreta Drummer. Abbiamo avuto modo di lavorare con lei solo alla fine della terza stagione ed è una persona fantastica, compie un lavoro incredibile con quel personaggio rendendolo unico e cool. Spero in futuro di avere più scene con lei!

CORRELATO A THE EXPANSE – INTERVISTA A DOMINIQUE TIPPER E STEVEN STRAIT

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