Come tutti abbiamo avuto modo di vedere, lo scorso novembre Sir Patrick Stewart era a Lucca Comics and Games: era lì con parte del cast di Star Trek: Picard e oltre ad essere omaggiato dalla manifestazione ovviamente ha partecipato alla promozione della serie che andrà su Amazon Prime Video in Italia a partire dal 23 gennaio.

Centrata sul capitano Picard, la serie sembra molto in linea con simili prodotti di maggiore successo degli ultimi anni ma anche intimamente legata ai temi delle serie classiche della saga e tra queste ovviamente legata a The Next Generation, quella in cui era presente il capitano Jean-Luc Picard.

A questo proposito, nelle ore antecedenti all’intervista di gruppo con Patrick Stewart e un’altra attrice della serie, Isa Briones (che interpreterà Dahj), abbiamo avuto modo di sapere dagli altri membri del cast che quando sul set Stewart sentiva che qualcosa non andava come doveva fermava le riprese. Quando aveva il sentore che qualcosa non fosse in linea con la tradizione di Star Trek o nello specifico non appropriato per il personaggio di Picard chiedeva una riscrittura. E gliene abbiamo chiesto conferma.

PATRICK STEWART: “È vero è capitato ma, vi prego, erano davvero momenti rari non ero una presenza invadente. Immaginate anche che per questa serie sono uno dei produttori esecutivi, quindi avevo un ruolo da giocare in più rispetto al solo recitare. Ma tutta la crew è stata molto generosa nel discutere con me problemi e questioni legate all’eredità di Picard inglobando parte dei miei suggerimenti. Certo, ammetto che in alcuni casi ho proprio detto che no, quella cosa non è da Picard punto e basta. E diciamo che penso di avere un mio modo di essere persuasivo…
Attenzione però! Non volevo assolutamente riportarlo agli anni ‘80 e ‘90, anzi! La mia intenzione era cercare di rendere la grande differenza tra l’uomo che recitavo allora e quello che recito adesso, che tra le altre cose è anche un problema di recitazione affascinante: mostrare l’impatto 17 anni possono avere su un individuo”.

Che hai pensato la prima volta che hai letto la sceneggiatura?

ISA BRIONES: “Mi ha subito stupito come parlasse di ciò che il nostro mondo affronta, come sia uno specchio sugli eventi che vediamo nella vita vera. E poi ha un cast multietnico e molto differenziato al suo interno, tutti personaggi che hanno avuto esperienze traumatiche e crisi da stress post traumatico ma insieme cercano di far fronte ai problemi creando una famiglia. La cosa incredibile è che il mio personaggio è proprio come me, ha 21 anni ed è stata accettata in una nuova scuola”.

Crisi, sconvolgimenti, personaggi traumatizzati che cercano di stare insieme… A giudicare da come la descrivete sembra che questa serie voglia fare con Star Trek quel che Logan fa fatto con parte degli X-Men, è così?

PS: “Ho girato Logan molto prima di questa offerta. All’epoca non volevo più fare film sugli X-Men ma quella sceneggiatura fu la cosa più eccitante che avessi mai letto sul tema, completamente diversa dagli altri film. Quindi sì, ho portato l’esempio di Logan per lo sviluppo di questa serie, come se fosse un’indicazione riguardo cosa stessimo cercando. Ovviamente non ne è la copia ma quel film dimostra che si può essere fedeli ad un franchise eppure raccontare una storia molto diversa. Xavier e la sua scuola diventano un uomo che vive da solo in una betoniera d’olio e il suo studente guida limousine per pagargli le medicine. L’ho portato come esempio perché pensavo fosse interessante e mi sento di dire che il risultato di Star Trek: Picard sia molto vicino a Logan”.

IB: “E considera pure che come sempre Star Trek riesce anche a raccontare il nostro mondo tramite simboli. Non ti viene a dare uno scappellotto e riprenderti ma usa la fantascienza per parlare di immigrazione, salute mentale, identità…”

PS: “Guarda io stesso non credevo potessimo trasformare così tanto Star Trek. Ma del resto le condizioni che hanno portato a questo cambiamento non erano prevedibili quando abbiamo chiuso nel 2002 con Star Trek – La Nemesi”.

Che poi non è mai stato davvero chiuso…

PS: “Sì Star Trek non si è mai fermato. The Next Generation era la seconda iterazione, è andato avanti solo per 3 stagioni quando è arrivato Deep Space Nine con le sue 6 stagioni e poi Voyager con le sue 7 stagioni e infine enterprise con 4. Adesso Discovery sta alla terza stagione e non voglio nemmeno contare tutti i film. Davvero non si è mai fermato, è bastato l’interesse di J. J. Abrams e tutto è ripartito di colpo. Forse potrò suonare blasfemo ma Star Trek è un po’ una fede, la sua filosofia e le sue azioni risuonano con armonia dentro le persone che vogliono creare un mondo migliore”

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