La scomparsa dello sceriffo Hopper alla fine della terza stagione di Stranger Things è stata uno dei momenti più forti del finale, eppure il suo interprete è convinto che un sacrificio fosse necessario. David Harbour si è espresso in questi termini nel corso di una recente intervista, nella quale ha anche parlato dei difetti del proprio personaggio.

Quando ho letto quella scena con Joyce e Hopper in cui lui fa delle resistenze nell’aiutarla a ritrovare suo figlio, e addirittura fa una battuta omofoba su di lui, ho capito che in qualche modo la morte della figlia aveva ucciso qualcosa dentro di lui. Viveva con una forte rabbia inespressa e si stava lentamente uccidendo con alcol e pillole… aveva bisogno di sacrificarsi.

L’idea di sacrificio per il personaggio rappresenterebbe anche una sorta di riscatto finale anche rispetto a tutti i suoi comportamenti non proprio positivi, sicuramente in parte giustificati dal terribile trauma subito. Le osservazioni di Harbour sono interessanti, anche perché si legano ad una piccola polemica emersa mesi fa in seguito alle affermazioni di Evan Rachel Wood sul fatto che Hopper non fosse affatto una figura positiva, e che la serie addolcisse molto quella che nella realtà sarebbe stata una figura tossica.

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La quarta stagione della serie Netflix sarà composta da otto episodi, eguagliando così sia la terza che prima, e rimanendo ‘in difetto’ di un episodio rispetto alla seconda. Le riprese inizieranno a gennaio per poi concludersi ad agosto. Ross Duffer ha parlato della nuova stagione spiegando che sarà “molto diversa dalla terza”. Intanto i fratelli Duffer, creatori e showrunner della serie, hanno stretto un nuovo accordo con la piattaforma di streaming che prevede la realizzazione di ulteriori serie e film destinati a Netflix.

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Fonte: LAT