Sono occorsi 5 anni a Roberto Saviano per concludere la stesura di ZeroZeroZero, un’inchiesta dal valore e dall’impatto espressivo tali che una copia del libro è stata ritrovata nel covo in cui si nascondeva il narcotrafficante Chapo Gùzman al momento del suo arresto, nel 2016.

Uno dei motivi per cui, secondo l’autore, qualcuno come El Chapo possa essersi interessato al suo libro è che “i boss non sono le bestie criminali perlopiù analfabete descritte in molti gialli americani, ma uomini d’affari d’esperienza che leggono, approfondiscono, studiano, analizzano e vogliono sapere cosa il mondo pensa di loro“. Un fatto che è stato sicuramente preso in considerazione quando Leonardo Fasoli e Mauricio Katz hanno scritto la sceneggiatura della serie, riuscendo ad ideare un prodotto di grande effetto, che adatta magistralmente la complessa storia raccontata da Saviano alle specifiche esigenze della narrazione televisiva.

Per l’autore il realismo è importante, tanto che lui stesso, durante la conferenza stampa della 76ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella quale è stata presentata in anteprima la serie, ha dichiarato che uno dei personaggi a cui si ispira il vecchio boss della ‘ndrangheta Don Minu, interpretato da Adriano Chiaramida, è Pasquale Condello, che nasce anche dalla commistione di molte altre figure che emergono dagli atti processuali delle principali inchieste fatte sulla ‘ndrangheta, nonché da quelle citate nei libri di Nicola Gratteri, Antonio Nicaso e Raffaele Cantone.

Pasquale Condello, detto Il Supremo, è stato un boss della ‘ndrangheta, considerato al pari dei più grandi della storia di Cosa Nostra. Arrestato nel 2008 e condannato a 4 ergastoli e 22 anni di reclusione, è ritenuto – tra le altre cose – il mandante dell’omicidio, nell’agosto del 1989, di Lodovico Ligato, ex Presidente delle Ferrovie dello Stato, dimessosi dalla carica con tutto il Consiglio di Amministrazione delle Ferrovie, in seguito al coinvolgimento nello “scandalo delle lenzuola d’oro“, un’inchiesta nata dall’assegnazione di un appalto da 150 miliardi di lire per la fornitura di biancheria dei vagoni letto.

ph. credit PATTI PERRET - ZeroZeroZero

Nella serie, anche il braccio armato del cartello che vende la partita di cocaina ai calabresi – rappresentato dal sergente Manuel Contreras (Harod Torres) e dai suoi uomini – trova una fonte di ispirazione nei Los Zetas, un’organizzazione criminale messicana attivamente impegnata nel narcotraffico, magari in parte proprio nel suo fondatore Arturo Guzmán Decena, un militare delle forze speciali dell’esercito messicano che disertò per entrare nel cartello del Golfo e fondare il gruppo paramilitare. Il nome dei Los Zetas si deve proprio al codice radio che lo rappresentava “Z1”. Ma di esempi di reparti dell’esercito assoldati come milizia privata dai vari cartelli della droga ce ne sono davvero molti nel mondo del narcotraffico, non deve quindi sorprendere che in ZeroZeroZero si sia scelto di raccontare anche questa pagina della storia.

Per quanto concerne invece la famiglia Lynwood, il padre Edward (Gabriel Byrne) ed i due figli Emma (Andrea Riseborough) e Chris (Dane DeHaan), che – nella serie televisiva – fa da intermediaria tra i venditori della partita di cocaina che parte dal Messico e gli acquirenti calabresi guidati da Don Minu, i personaggi sono tratti da quattro diversi broker internazionali, due dei quali ricordano Pasquale Claudio Locatelli, detto DiabolikRoberto “Bebè” Pannunzi, entrambi citati nel libro di Saviano.

Nato in provincia di Bergamo, Pasquale Claudio Locatelli è l’archetipo dell’imprenditore che si è fatto da sé, l’uomo che riesce a intuire il potenziale di mercato di una città in crescita come Milano, in cui sono in molti a potersi permettere il vizio della cocaina. La sua carriera criminale comincia con furto e rivendita di auto di grossa cilindrata. Da lì al traffico di droga, per un uomo con il suo talento per gli affari, il passo è breve, anche se questo significa finire molto presto nel radar delle forze dell’ordine. La vita di Locatelli è costellata di condanne in contumacia, pseudonimi, arresti e fughe rocambolesche, mentre accumula una fortuna incalcolabile con il traffico internazionale di cocaina. Nel 1994 viene fermato grazie all’Operation Dinero, una maxi inchiesta durata due anni, che ha coinvolto diverse agenzie internazionali, incluse DEA ed FBI, per cui è stata addirittura aperta ad hoc una finta banca su un’isola dei Caraibi, la RHM Trust Bank. Alla holding di Locatelli vengono sequestrate ben 4 navi e lui trascorre 10 anni in carcere tra Spagna e Francia, prima di essere estradato a Napoli per un nuovo processo, dove viene scarcerato per una sentenza della Corte di Cassazione dopo la quale si rifugia in Spagna. È pedinando uno dei figli, con cui l’uomo era rimasto in contatto, che la Polizia riesce però ad arrestarlo definitivamente nel 2010 dietro mandato di cattura internazionale e con un’imputazione di associazione finalizzata al traffico internazionale di droga. La sua storia sembra quasi la trama di un film, eppure è realtà.

Il secondo broker è invece Roberto “Bebè” Pannunzi, nato a Roma ed emigrato da giovane in Canada, dove conosce Antonio Macrì, il boss della cosca di Siderno. Trasferitosi in Colombia, diventa l’uomo di punta di un remunerativo traffico di cocaina, per spostare la quale compra come nulla fosse aerei e navi in denaro contante. Anche Pannunzi ha alle spalle una lunga storia di arresti e fughe rocambolesche prima del suo definitivo fermo, che avviene a Bogotà nel 2013, da dove viene estradato in Italia e condannato a 30 anni di carcere. La sua carriera criminale si svolge tra America del Sud ed Europa ed il suo punto di forza è un sistema di comunicazione così complesso e di difficile decifrazione, da risultare impossibile da penetrare per le forze dell’ordine. Pannunzi ha la fama di un uomo che non sbaglia mai, che non commette mai passi falsi, tanto che il suo arresto non si deve ad una sua leggerezza, ma a quella di un suo collaboratore, Paolo Sergi, detto Il Piccoletto, che usando il proprio cellulare permette alle autorità di trovare la chiave di lettura per capire il suo sistema, dando il via all’Operazione Igres (Sergi, letto al contrario).

 

ph. credit STEFANIA ROSINI - ZeroZeroZero

 

Persino il lungo e travagliato viaggio della nave che porta il carico di cocaina dal Messico a Gioia Tauro nella serie, che rappresenta una delle tante rotte possibili dell’oro bianco, affonda idealmente le radici in una vicenda legata a Pannunzi, al quale viene dato l’incarico di trasportare una grossa partita di droga dalla Colombia all’Italia. Per il viaggio, Pannunzi si serve della porta-container Mirage II, comandata da Antonios Gofas, ma la nave cola a picco davanti alle coste del Perù ancora prima di imbarcare il suo prezioso carico, così il broker rimedia affidando i 900 chili di cocaina, nascosta in sacchi di riso, a Paul Edward Waridel, detto Il Turco, che lo suddivide in tre container che vengono spediti dal Venezuela ad Atene. Al porto del Pireo la polizia di frontiera intercetta uno dei tre container e sequestra 220 chili di droga purissima, ma gli sfuggono gli altri due, che sono così pronti per essere sdoganati e condotti alla loro destinazione finale. Nel frattempo, i venditori colombiani, preoccupati per il loro pagamento che dovrebbe avvenire a consegna avvenuta, sequestrano come garanzia Salvatore Miceli, uomo della ‘ndrangheta e responsabile del trasporto e della distribuzione finale della merce in Italia, il cui destino è appeso a un filo perché gli acquirenti, in difficoltà, non hanno i 400 mila dollari necessari per far sdoganare la merce bloccata al porto del Pireo.
Pannunzi
interviene ancora una volta: paga la somma per liberare la merce, Il Turco la intasca, ma annuncia che i due container non sono più in Grecia e sono finiti da qualche parte in Africa. Bebè riesce a rintracciare il carico in Nigeria e ne organizza il trasporto davanti alle coste dell’Italia e qui, incredibilmente, per un problema di comunicazione con i pescherecci che avrebbero dovuto sbarcare il carico, la cocaina rimane sulla nave, che viene portata davanti alle coste della Spagna e finalmente scaricata, nonostante la polizia di mezza Europa sia ormai sulle sue tracce. Grazie al buon nome di cui Pannunzi gode in Sud America, il broker riesce persino a far liberare Salvatore Miceli salvandogli la vita e garantendo lui stesso per la consegna del carico e, di conseguenza, il pagamento finale.

Le fonti dalle quali Leonardo Fasoli e Mauricio Katz hanno attinto per creare la serie ZeroZeroZero sono tanto vaste quanto reali e, grazie ad esse, gli autori sono riusciti nella delicata impresa di creare personaggi nuovi ed intriganti, in un’affascinante miscela di eventi e uomini costituita da molti dei nomi che hanno fatto la violenta e remunerativa storia del narcotraffico. Questo perfetto equilibrio tra finzione e realtà rende la trasposizione televisiva del libro di Saviano un prodotto decisamente avvincente e capace di tenere il pubblico incollato davanti alla TV per tutta la durata delle sue 8 puntate.

ZeroZeroZero, tratta dal romanzo di Roberto Saviano, arriva su Sky Atlantic e Now Tv il 14 febbraio – scopri di più

ZeroZeroZero È stata creata da Stefano Sollima e dagli head writers Leonardo Fasoli e Mauricio Katz, basata sul trattamento degli stessi Fasoli e Sollima con Stefano Bises e Roberto SavianoMax Hurwitz e Maddalena Ravagli completano il team di scrittura. Ad affiancare Stefano Sollima alla regia Pablo Trapero e Janus Metz.

La serie vanta un cast internazionale composto da Andrea Riseborough, Dane DeHaan, Gabriel Byrne, Giuseppe De Domenico, Adriano Chiaramida, Harold Torres, Tcheky Karyo e Francesco Colella.

La sinossi ufficiale:

La serie segue il viaggio di un carico di cocaina, dal momento in cui un potente clan della ‘Ndrangheta decide di acquistarlo fino a quando viene consegnato e pagato.
Attraverso le storie dei suoi personaggi, ZeroZeroZero getta luce sui meccanismi con cui l’economia illegale diventa parte di quella legale e su come entrambe siano collegate a una spietata logica di potere e controllo che influenza le vite e le relazioni delle persone: i cartelli messicani che gestiscono la produzione di droga, le organizzazioni criminali italiane che ne amministrano la distribuzione in tutto il mondo e le compagnie americane che, al di sopra di ogni sospetto, controllano la quantità apparentemente infinita di denaro coinvolta in questo giro di affari. Un’epica lotta per il potere si scatena coinvolgendo tutti i livelli di questa gigantesca piramide criminale, dallo spacciatore all’angolo della strada fino al più potente boss della malavita organizzata internazionale: i loro introiti e le loro stesse vite sono in pericolo.

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