Gli ultimi episodi di Star Wars: The Clone Wars erano andati in onda nel 2014. La storia è nota, o comunque dovrebbe esserlo per qualunque appassionato della serie. La produzione della settima stagione dello show si era interrotta in seguito alla notizia dell’acquisizione della Lucasfilm da parte della Disney. In questi sei anni è successo di tutto nel frattempo, tanto nel franchise di Star Wars quanto nel panorama televisivo internazionale. L’ultimo episodio di The Clone Wars (che in realtà poteva benissimo fungere da finale di serie) andava in onda nel 2014. In questo lasso di tempo abbiamo visto la terza trilogia di Star Wars, ma soprattutto abbiamo visto l’affermazione delle piattaforme streaming.

Certo, anche la sesta stagione della serie era arrivata su Netflix, ma il panorama era comunque diverso. Qui parliamo di un rilancio totale del franchise, tra cinema e tv. Il materiale dovrebbe essere noto: c’è The Mandalorian ovviamente, ma anche la serie su Cassian Andor e quella su Obi-Wan Kenobi. Clone Wars è una settima stagione speciale, un evento in dodici puntate che chiuderà, stavolta davvero e consapevolmente, la storia della serie. Abbiamo visto in particolare i primi due episodi della stagione inedita, e l’impressione è quella di uno show agganciato benissimo al suo passato, che ripropone struttura e stile familiari.

Le due puntate si intitolano The Bad Batch e A Distant Echo, e fanno parte del primo arco narrativo della stagione. Protagonisti sono dei cloni incaricati di scoprire come facciano i separatisti a prevedere tutte le strategie militari nemiche con precisione. Poiché, però, le tattiche solite sono prevedibili, alla squadra nota formata da Rex e gli altri si affianca un gruppo di cloni potenziati, il bad batch del titolo. Sono un gruppo di cloni molto diversi dal solito, sia per fisico che per carattere. Alcune loro doti, come la forza fisica o l’intelligenza o la precisione, sono state potenziate, e in generale hanno un carattere meno passivo del solito.

Sembra un esordio un po’ strano per una serie che manca da così tanti anni, e invece è perfettamente in linea con quello che è sempre stato Star Wars: The Clone Wars. Il punto dei vista dei cloni sulla storia più grande è una delle intuizioni storiche della serie animata, qualcosa che i film non avrebbero mai avuto il tempo di trattare. Le figure iconiche ci sono: vediamo Anakin, Obi-Wan e Mace Windu, ma qui l’attenzione è tutta sui cloni, sulle loro motivazioni e caratterizzazioni. Sono davvero i piccoli soldati, sacrificabili per definizione, che fanno la differenza sul campo di battaglia. E conoscere la fine della storia rende tutto più triste.

Quindi, due episodi non straordinari, ma solidi e convincenti. Come in molti dei progetti Star Wars della gestione Disney, la cosa importante rimane la familiarità con il materiale. E queste due puntate sembrano davvero uscite fuori dalla vecchia serie. Gli elementi ci sono tutti: l’azione, l’ironia, i droidi ridicoli, il cameratismo sul campo di battaglia. E, a piccole dosi, anche un riferimento agli eventi che verranno, in particolare in una scena tra Obi-Wan e Anakin. Sale molto l’attesa per il momento del ritorno annunciato di Ahsoka, o per le scene che si sovrapporranno a La vendetta dei Sith. Insomma, come direbbe Palpatine: “A surprise, to be sure, but a welcome one”.

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