Si è svolta mercoledì sera la premiere di Diavoli, la nuova serie Sky Original tratta dal best seller I Diavoli di Guido Maria Brera con protagonisti Alessandro Borghi, Patrick Dempsey e Kasia Smutniak, che debutterà su Sky il 17 aprile. Una premiere molto particolare: nonostante l’emergenza Coronavirus, infatti, Sky non ha voluto rinunciare a organizzare un evento molto speciale con i fan, spostandosi però sul web. Ecco quindi che un gruppo selezionato di appassionati (inclusi alcuni lettori di BadTaste.it) hanno potuto vedere in anteprima il primo episodio della serie, seguendo poi una conversazione in diretta con Borghi e la Smutniak, moderata da VIC di Radio Deejay e durante la quale i due attori hanno risposto anche alle domande dei fan. Una conversazione che inevitabilmente ha coperto anche tematiche di attualità, complice il clima informale dovuto alla partecipazione degli attori e del moderatore dall’interno delle loro case.

Ecco quindi che l’incontro è iniziato parlando proprio di come Borghi e la Smutniak stanno vivendo quest’emergenza:

Smutniak: Mi sto abituando a questa situazione, penso si debba sempre trovare qualcosa di positivo anche nelle situazioni più difficili. E la cosa positiva è che io sto bene!

Borghi: Io posso dire di non aver imparato a cucinare, non ci sono pandemie che potrebbero contribuire a questa cosa! Anche io sto bene, mi passa veloce per fortuna, suonicchio la chitarra male, vedo tantissimi film e serie tv…

VIC: La prima puntata di Diavoli ti acchiappa: per un’ora ti porta via, e secondo me è un grande vantaggio. Gli episodi, lo ricordiamo, andranno in onda due alla volta ogni venerdì per un totale di dieci puntati e cinque appuntamenti. Mi incuriosisce molto sapere come state vivendo la fase in cui, dopo aver lavorato a una serie dal respiro così internazionale, il pubblico vedrà il vostro lavoro…

Smutniak: “Oggi come oggi, con i social, abbiamo un feedback diretto rispetto a qualche anno fa, quando un film usciva e ti confrontavi o con i critici o col pubblico che ti fermava per strada. Oggi insomma è più facile capire la reazione del pubblico ed è un’arma a doppio taglio: sui social c’è davvero di tutto. Io ho sviluppato un filtro, per proteggermi dalle critiche non accetto neanche… le critiche positive! Un filtro totale.”

Borghi: “Io accetto critiche positive e negative ma con molta parsimonia, non è una cosa che vivo con un’ansia particolare. Il nostro lavoro consiste nel creare e condividere, regalare il nostro lavoro. Quando inizia la condivisione diventiamo anche noi spettatori, mi interessa ascoltare il feedback, e per questa serie ho già trovato dei feedback positivi. Se poi a qualcuno non piace… pazienza!”

VIC: La cosa più bella che vi siete portati a casa da questo set, come esperienza ed emozioni?

Smutniak: Alcune relazioni con le persone. Alessandro, per esempio, per me non è una scoperta come attore ma lo è stata come persona, è la prima volta che lavoriamo insieme. Come attore è molto naturale, mi fa vivere i personaggi. Ed è una bella persona, cosa non scontata. Entrare nel mondo di Guido Brera e conoscerlo un po’ meglio è stata un’altra esperienza che ho apprezzato, ora ho qualche consapevolezza in più rispetto a prima.

Borghi: Anche io penso che ci sia una parte tecnica del lavoro su cui focalizzarsi, ma che quello che rimane siano le persone. Da Diavoli mi sono portato dietro degli amici davvero speciali.

VIC: Un episodio divertente durante la registrazione?

Borghi: Io sono della Vergine e sono famoso per essere pignolo, puntiglioso, rompipalle. In 15 anni che faccio questo lavoro non sono mai arrivato tardi da qualche parte. Praticamente un giorno succede questa cosa: venivamo da una settimana molto faticosa, avevamo girato con due unità parallele fino a sera tardi. Un giorno dovevamo girare in un ospedale, c’erano tantissime comparse coinvolte e io mi sono svegliato per sbaglio alle 11. Mi avevano fatto un milione di telefonate, pensavano fossi morto! Sono arrivato sul set con nonchalance, mi sentivo totalmente in colpa. Ho chiesto subito scusa a Patrick Dempsey e lui mi ha risposto “tranquillo, tanto c’era lo sciopero, avremmo iniziato tardi lo stesso!”

VIC: Guido Brera era presente sul set, vi ha dato una mano?

Smutniak: Diciamo che il mio personaggio non interagisce direttamente con gli “affari”, non fa spiegoni, segue più una linea emotiva del racconto… Quindi non ho dovuto chiedere troppe delucidazioni!

Borghi: Posso dire che Brera è diventato uno dei miei più cari amici ormai, è un uomo illuminante dal punto di vista umano e di conoscenza. Conoscerlo arricchisce la tua vita.

VIC: Parlando della situazione attuale, secondo voi cosa accadrà al cinema, alla possibilità di girare film e serie tv?

Borghi: Io non ho alcuna idea di cosa accadrà, ho una sana paura che però cerco di non affrontare con la paura, sono sicuro che in qualche modo dovremo tornare come prima. Quello che sto sentendo in giro è che torneremo a girare, ma con ‘troupe ridotte’. So queste cose perché mi è rimasta una serie a metà (la terza stagione di Suburra), e per ricominciare a girare sento parlare di far fare tamponi a tutti i coinvolti e poi di girare con metà troupe. Quel che ho pensato è che se riusciamo a fare in 30 quello che prima facevamo con 100 persone, allora o una volta sprecavamo soldi e tempo, oppure qualcosa non quadra e sarà impossibile ottenere la stessa qualità. Spero che non si cada nel tranello di farlo a tutti i costi, perché i risultati potrebbero essere scadenti. Il nostro lavoro va fatto bene, come merita.

Smutniak: Penso che quello che stiamo vivendo cambierà il nostro modo di lavorare. Ma cambiare il modo di girare è impossibile: non puoi raccontare storie, per esempio, in cui la gente non si abbraccia. E non puoi girare qualcosa senza che venga svolto un lavoro collettivo sul set. Quello che stiamo vivendo, però, ci cambierà nel profondo. Personalmente ho tanta paura per i cinema: noi ci stiamo abituando alla comodità di vedere tante serie televisive a casa sul divano, magari tutte le puntate nello stesso momento, e questo sta cambiando la percezione di guardare le cose… Ma sta cambiando anche il nostro livello di concentrazione. Non è così per il nostro lavoro. Ci vorrà, penso, tanto tempo prima che si torni come prima sul set. Anche io ho lasciato una serie a metà…

VIC: Avete avuto maggiore difficoltà nel recitare in inglese?

Borghi: In realtà ci sono in gioco alcuni fattori: madre natura mi ha dato un buon orecchio, sin da quando studiavo inglese a scuola. Magari facevo fatica con la grammatica, ma riproducevo molto bene il suono! Vedendo tantissimi contenuti in lingua originale (non vedo roba doppiata da 10 anni) ho sempre allenato molto bene il mio orecchio. Ma con Diavoli volevano che avessi un accento british, e io sono più abituato a parlare con accento americano. Non solo: applicare tutto questo alla finanza complicava ancora di più le cose. Ecco quindi che mi sono affidato ad Adrian, il mio coach, che mi ha allenato per ben tre mesi. Ci sentivamo spessissimo e parlavamo per un’ora al giorno in inglese. Il segreto per raggiungere un obiettivo, ricordatelo sempre, è l’allenamento: non si può sostenere la recitazione di una serie in inglese se studi l’inglese mezz’oretta al giorno. Ovviamente sentirete una grandissima differenza tra le prime puntate e le ultime!

Smutniak: Per contro, io sono polacca, quindi sono abituata a recitare in un’altra lingua. Stavo girando una serie per sky che si chiama Domina, sull’antica Roma, anche quella in inglese: inizialmente mi hanno coinvolto perché avevo un accento molto “neutro”, poi mi hanno circondata di attori inglesi e scozzesi, e quindi mi sono dovuta adeguare a loro. Per questo motivo ho chiamato anche io con Adrian, e sto vivendo la stessa esperienza di Borghi, è un incubo! Quando devi recitare devi smettere di pensare alle parole e all’accento… io sono abituata perché da sempre lavoro in una lingua che non è la mia. È più facile, ovviamente, lavorare nella lingua madre.

VIC – Alessandro, cosa ricordi delle riprese a Cetara?

Borghi: Cetara è stato l’ultimo posto che abbiamo visitato durante le lunghissime riprese. Una cosa mi ricordo in particolare: aveva questa peculiarità che hanno i paesi piccoli ma con un grande cuore. Dal secondo giorno mi salutavano tutti come se io fossi lì da un sacco di tempo, mi ha fatto ricordare un po’ dei miei nonni, quando stavo alla Garbatella tutti ci conoscevamo e avevamo un bellissimo rapporto. In pratica mi invitavano tutti a mangiare!

 

Vi ricordiamo che la serie debutterà il 17 aprile su Sky.

Prodotta da Sky Italia e Lux Vide e realizzata in collaborazione con Sky Studios, Orange Studio e OCS, Diavoli è diretta da Nick Hurran e Jan Michelini, ed è un thriller internazionale sul palcoscenico dell’Olimpo della finanza mondiale, girato tra Roma e Londra interamente in lingua inglese.

La storia ruota attorno al profondo legame tra i due protagonisti: da un lato l’italiano Massimo Ruggero (interpretato da Alessandro Borghi), perfetto esempio di self-made man e spregiudicato Head of Trading di una delle più importanti banche di investimento del mondo, La New York – London Investment Bank (NYL); dall’altro, Dominic Morgan – interpretato da Patrick Dempsey – uno degli uomini più potenti della finanza mondiale, CEO della banca e mentore di Massimo. Il sodalizio tra i due uomini inizierà a sgretolarsi quando, a causa dei segreti di Dominic, Massimo si troverà coinvolto in una guerra finanziaria intercontinentale e dovrà scegliere se fidarsi del suo mentore o se provare a fermarlo. Kasia Smutniak (LoroPerfetti Sconosciuti) è Nina, la sofisticata e molto determinata moglie di Dominic Morgan, al quale è unita da sentimenti ma anche interessi.

Accanto a loro, nel cast, anche Lars Mikkelsen, Laia Costa, Malachi Kirby, Paul Chowdhry, Pia Mechler, Harry Michell e Sallie Harmsen.

A scrivere la serie Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Guido Maria Brera, Chris Lunt, Michael Walker, Ben Harris, Daniele Cesarano, Ezio Abate e Barbara Petronio.

Potete commentare qui sotto o sul forum!