Più che una videoconferenza è stata una vera e propria trasmissione televisiva: per il lancio di Diavoli Sky ha organizzato una diretta con attori, registi e Guido Maria Brera (autore del romanzo da cui parte tutto e sceneggiatore) gestita da uno studio televisivo con realtà aumentata e grandi schermi, come si fa per le trasmissioni di calcio. La stampa, poi, era collegata da casa, in rispetto delle misure di distanziamento sociale.

Tutto per parlare del lancio della sua nuova serie prodotta da Sky e Lux Vide e realizzata in collaborazione con Sky Studios, Orange Studio e OCS, che andrà dal 17 Aprile su Sky, centrata sulla finanza e sugli intrighi della vita di Massimo Ruggero, italiano nella City di Londra, al lavoro in una grande banca d’investimenti, rampantissimo e intelligente in un mondo il cui potere sembra non avere limiti.

Tutto con riferimenti reali, cosa che spinge Luca Bernabei a dire che Diavoli è “una nuova modalità di fare comunicazione e raccontare: prendiamo fatti della nostra realtà e li usiamo per raccontare storie belle”. Salvo poi precisare “è una maniera nuova di raccontare le serie per la Lux Vide”, che è la casa di produzione famosa soprattutto per la produzione di Don Matteo e I Medici. Del resto come sappiamo l’uso della realtà nelle serie è storia vecchia e anche solo per fare un esempio recente una serie come The Newsroom utilizzava fatti veri per il suo racconto di finzione.

Ad aprire le danze della conferenza vera e propria è allora Alessandro Borghi, protagonista della serie nei panni di Massimo Ruggero, il quale attacca nella maniera meno prevedibile, visto l’argomento della serie e visto il titolo:

AB: “Quando abbiamo iniziato anche io avevo un pregiudizio sugli uomini che lavorano nella finanza, frutto di un luogo comune, ma ho scoperto che non è così vero. Esistono nella finanza molte persone con uno scarso senso etico, gente che segue solo i propri interessi, ma ce ne sono anche altre che mettono l’etica al primo posto e con Diavoli ho iniziato a pensare che sono loro quelli che hanno il compito di mantenere l’ordine in un momento di caos. Perché la finanza con il passare del tempo è diventata uno strumento politico e quindi di potere. Per Diavoli quindi non voglio che si intendano solo i cattivoni della finanza che fanno i loro interessi, c’è una parte di loro che si adopera perché questo strumento politico non sia usato in maniera cattiva ma a favore dei cittadini”.

Collegato dall’America anche Patrick Dempsey, che nella serie si oppone a Borghi interpretando il suo capo, l’uomo che lo ha formato e spinto a fare carriera, ma anche il rovescio della sua medaglia, segue Borghi con la più tipica ed ecumenica delle affermazioni da conferenza stampa:

PD: “Lo script era una sfida e mi è piaciuta subito l’opportunità di imparare qualcosa di nuovo, sono felice di aver girato Diavoli e sono fiero del fatto che esca proprio ora”

Spostandosi su un piano più tecnico invece uno dei problemi principali della serie lo espone Guido Maria Brera, che ha lavorato con Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Christopher Lunt e Michael A. Walker all’adattamento del proprio omonimo libro, ovvero l’utilizzo di termini e dinamiche della finanza che non sono sempre chiari a tutti gli spettatori e che vanno quindi spiegati e in certi casi illustrati.

GMB: “C’è stato un lavoro collettivo per portare in scena qualcosa che non puoi toccare come un potere politico nuovo che incide sulla vita dei cittadini. Qualcosa che non era mai stato fatto. L’immagine che la finanza ha assunto al cinema fino ad oggi è droga, belle donne e belle macchine, uno show pensato per mostrare se stessi. Invece i nostri personaggi sono monaci guerrieri ed è stato difficile mostrarli. Abbiamo quindi deciso di preservare termini della finanza, Sky ha poi voluto inserire delle pillole, delle note per spiegare termini come “shortare” che non potevamo non usare. La scrittura è stata in questo fatta assai bene, secondo me la serie si capisce malgrado l’uso di termini tecnici cui non potevamo sottrarci. È una serie reale, ambientata in un trading floor reale e quei termini andavano usati per forza”.

Lo ripete anche uno dei registi, Jan Maria Michelini:

JMM: “È stata un’impresa mettere insieme un cast internazionale in una dimensione europea a parlare di finanza, trasportando la pagina scritta in una serie, considerata la complessità dell’argomento. La finanza non è mai raccontata in maniera così dettagliata e complicata”.

Eppure il punto principale di Diavoli, torna a spiegare Guido Maria Brera, è questo confine sottile tra finanza e potere politico:

GMB: “Il mondo della finanza è laico, non si muove per denaro ma per sobbarcarsi un potere politico che magari nemmeno ha voluto, sotto dei riflettori che nemmeno vuole. Questo è quel che ha più interessato Lux Vide e Sky, l’ambizione quasi eroica di raccontare per la prima volta qualcosa di così difficile, e credo che alla fine di questa serie ci sarà gente più schierata verso quel mondo e gente che lo osteggia. Forse questo potere ha evitato un caos e la vera critica forse è alla politica, perché negli ultimi 30 anni ha illuso tutti che possiamo fare a meno di essa, per 30-40 anni ci siamo detti che dovevamo lasciar fare al capitale e ai singoli. Quando ora vediamo che non è così”.

In chiusura Nils Hartmann, direttore delle produzioni originali di Sky, conferma che la seconda stagione è già in fase di scrittura e ne anticipa l’attacco:

NH: “Abbiamo pensato come far rientrare questo mondo in cui la guerra non è più fatta con le bombe ma con l’alta finanza nella seconda stagione. Per come la stiamo scrivendo ora la prima scena del primo episodio della seconda stagione vedrà i due protagonisti in una Milano deserta che si incontrano in un locale durante la chiusura del coronavirus ma poi il racconto torna indietro e parte dall’anno della Brexit. Insomma tocchiamo l’attualità ma non la raccontiamo perché non sappiamo come andrà a finire. Tuttavia anche ignorarla sarebbe sbagliato”.