È disponibile da oggi su Netflix Summertime, la serie diretta da Francesco Lagi e Lorenzo Sportiello e prodotta da Cattleya (Romanzo Criminale, Gomorra, Suburra) che allarga, adatta, modernizza e si ispira a Tre Metri Sopra Il Cielo.

Il team di sceneggiatura è ampio, ci sono Sofia Assirelli, Enrico Audenino, Mirko Cetrangolo, Daniela Delle Foglie, Daniela Gambaro, lo stesso Francesco Lagi, Vanessa Picciarelli e Anita Rivaroli, e l’impressione fin da subito è che del romanzo di Moccia (che fu portato al cinema proprio da Cattleya nel 2004) ci sia molto poco.

Summertime è ambientato sulla riviera romagnola, in un paese turistico durante l’estate e racconta di un gruppo di ragazzi i più protagonisti dei quali sono Summer e Alessandro. Lei lavora in un hotel e lui era un motociclista di successo che ha da poco chiuso con quel mondo. Entrambi hanno problemi a casa di rapporti con le famiglie, ma un amore a prima vista sembra costringerli a cercare di stare insieme nonostante tutto.

Molto diverso rispetto al mondo di corse clandestini e licei romani di Tre Metri Sopra il Cielo.

Abbiamo potuto chiederlo direttamente ai registi e ad uno degli sceneggiatori.

Ma davvero è ispirato a Tre Metri Sopra Il Cielo? Se penso al film di Luca Lucini del 2004 mi pare che non ci sia quasi nulla in comune no?

ENRICO AUDENINO: “Si è un’ispirazione molto molto libera a quel mondo. Diciamo che quel che è rimasto nell’attualizzarlo sono le moto e la storia d’amore. I punti di contatto sono pochi, ci siamo mossi con una grande libertà, per portare quelle suggestioni in questo tempo.
Il libro lo abbiamo riletto e metabolizzato nell’inconscio per poi riversarlo. Infatti le prime stesure erano molto fedeli e poi mano a mano siamo arrivati al prodotto finale che lo è decisamente meno”.

FRANCESCO LAGI: “È stato un processo di scrittura lungo e stratificato, sono state necessarie più fasi prima di arrivare all’idea giusta e al mondo giusto. Per questo siamo finiti in un punto molto lontano dalla fonte iniziale. Ma questo era nelle premesse eh, nessuno ci ha chiesto di andare in un’altra direzione”.

Ad ogni modo il dettaglio della serie che colpisce subito è il look, luci fortissime, colori molto saturi…. Sembra un po’ il concetto di Euphoria ma con tutta un’altra palette di colori. È stata un’ispirazione?

LORENZO SPORTIELLO: “Al concept visivo tengo tanto, è molto forte nel racconto. Euphoria è proprio un altro genere, è più edgy di Summertime, ci sono analogie nell’uso delle musiche molto presenti e nel voler trasportare i ragazzi nella storia tramite il look e il mood. Mi piacerebbe che si riconoscesse come è stata messa in questa serie una cura superiore a quella che vedo nei prodotti analoghi medi italiani. Anche la mia voglia voglia di partecipare a questa serie viene dal fatto che Netflix vuole parlare veramente alle nuove generazioni, e i ragazzi del resto sono quelli che più analizzano i contenuti visivi in modo critico, sentono subito la puzza di vecchio.
Arrivare a quel look è stato un processo lungo e importante che ha preso molto della preproduzione, però penso che questo possa dare a Summertime una qualità particolare e specifica. Non volevamo un’identità per forza esterofila ma creare un prodotto il più possibile glocal. Ci sono quindi colori e sapori che credo siano italiani eppure il modo di raccontarli penso sia internazionale”.

Quali erano i punti di riferimento nell’immaginare questo look, ci sono anche ispirazioni italiane?

LS: “Le mie reference per impostare il moodboard e presentarlo a Netflix sono state Sex Education e Sapore di Mare, c’è qualcosa di anni ‘80 assieme a qualcosa di moderno e ambizioso”

Mi hai preceduto perché mi pare che ci sia un che di vanziniano anche nella maniera in cui nella storia sono alternate le parti dei ragazzi e quelle degli adulti…

EA: “Non era un riferimento consapevole quello ai Vanzina, penso che sia qualcosa che alla fine hai nel DNA quando inizi a scrivere queste storie. Certo oltre alla storia dei ragazzi c’è anche quella degli adulti e tutto ha un po’ un impianto nostalgico, alcune dinamiche e modi di raccontare l’amore possono suscitare la nostalgia nel pubblico adulto e quindi spingere la serie verso tutta la famiglia”.

Come è arrivata la scelta della protagonista? Mi pare sia la prima serie ad avere come personaggio principale una “nuova italiana”, sbaglio?

LS: “No non sbagli, anzi è proprio la prima serie ad usare una nuova italiana senza che questo caratterizzi la narrazione. C’è ma non è portatrice in sé di alcuni temi. Del resto la scelta è arrivata alla fine. Abbiamo provinato centinaia di ragazzi scegliendo i migliori e lei era la migliore, non cercavamo una nuova italiana. La mia speranza ora è che sia vissuta da molti come una scelta ovvia. Rebecca Coco Edogahme non aveva mai recitato, l’abbiamo trovata con lo street casting e sì è fatta 20 callback, a 12 dei quali ero presente anche io e ogni volta lei era la più convincente”.

E non avete mai pensato, una volta scelta lei, di integrare nella storia temi come la diversità, l’immigrazione ecc. ecc.?

EA: “Sì ci abbiamo pensato di integrare il colore e la diversità una volta scelta Rebecca, è stato tema di confronto, ma la serie in fondo è pensata per il mondo e i nostri temi di integrazione non sono gli stessi di altri paesi in cui questo processo è in azione da decenni e poi ci piaceva aspirare ad un mondo in cui quel conflitto non c’è, immaginare un mondo in cui la diversità non è un problema”.

Summertime tratta le storie dei teen drama e segue le regole del suo genere, cosa pensate gli dia una personalità (a parte il look)?

FL: “Noi abbiamo cercato di trattare i ragazzi con una certa cura, affetto e comprensione. La nostra originalità credo stia nell’essere una storia di sentimenti con ragazzi trattata con una certa profondità ma senza rinunciare all’irrequietezza e all’istintività. Penso insomma che l’originalità stia nel tono e nell’attenzione posta in quei 3-4 punti che la differenziano più che in cosa raccontiamo”.

Ma secondo voi non ci sarà un effetto straniante nel vedere ragazzi che si baciano e grandi assembramenti, in un clima di distanziamento sociale?

EA: “È una domanda che mi faccio anche io, c’è una discrasia forte tra ciò che viviamo e ciò che raccontiamo. Penso però che quel che raccontiamo possa rincuorarci perché appartiene ad un universo di esperienze comuni che abbiamo sperimentato e tutti continuiamo a sperimentare. L’estate italiana offre una serie di storie che si ripropongono generazione dopo generazione e quella cosa lì non puoi odiarla. Penso ti emozioni che ti faccia venire il magone, non penso ti schiaffi in faccia che loro si divertono e tu no”.

Ma invece per un’eventuale seconda stagione lo prendereste in considerazione di scrivere tenendo conto del distanziamento sociale?

EA: Il coronavirus tocca tutto quello che scriviamo, nell’incontro tra sceneggiatori che avete tenuto su BadTaste Stefano Bises ha detto giustamente che il punto non sarà l’aritmetica che viviamo (cioè raccontare chi ha le mascherine o no), ma gli umori delle persone e se cambierà o no il modo di stare insieme, quali nuovi sentimenti nasceranno da questa situazione. In questo senso sì, un’eventuale seconda stagione ne terrebbe conto del coronavirus, ma la maniera in cui lo faremmo potrebbe avere a che fare con uno scenario di fantasia (in cui ci si assembra liberamente) e tenere conto di sentimenti che invece abbiamo provato in quarantena come l’isolamento”.

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