Cercando Alaska è solo l’ultimo dei tanti teen-show che imperano ormai in televisione e rappresenta un genere che incuriosisce sempre più autori televisivi che, come ha spiegato lo stesso Josh Schwartz, il creatore della miniserie targata Hulu, sono “attratti da queste serie in quanto scrittori, perché amiamo parlare di prime volte: di primi amori e prime perdite. Momenti di grande impatto che rendono le persone ciò che sono mentre crescono e diventano adulte

A dimostrazione di quanto le parole di Schwartz siano veritiere, l’elenco di teen show dell’ultimi anni è diventato sempre più corposo: Veronica Mars, The O.C., Gossip Girl, Glee, Le terrificanti avventure di Sabrina, Riverdale, Stranger Things, Sex Education, Normal people, Euphoria e ovviamente Cercando Alaska, sono solo una manciata dei titoli che rappresentano alcune delle più seguite e discusse produzioni televisive con protagonisti adolescenti o giovani adulti, ma sono anche un esempio evidente di come questo genere abbia subito una sorprendete evoluzione negli anni, che cammina di pari passo con il progresso (o a volte regresso) culturale e sociale che segna così profondamente l’attuale generazione di giovani.

Ciò che attrae il pubblico di queste serie è che, dovunque siano ambientate e qualunque cosa rappresentino, paure, desideri, sogni, voglia di scoperta, amore, sesso, amicizia, eccessi o debolezze, hanno tutte il pregio di relazionarsi con un pubblico che, in un modo o nell’altro, ha vissuto quelle esperienze ed è o è stato giovane e vive o ha sperimentato nel passato tutta quella ridda di confuse emozioni che portano all’età adulta. Secondo due indiscussi esperti del genere come Schwartz e Savage, crescere non è facile per nessuno ed è quindi piacevole lasciarsi andare a certi tipi di ricordi, soprattutto quando la quotidianità tende a farci dimenticare tutte quelle violente emozioni provate negli anni dell’adolescenza. In un certo senso, quindi, queste serie rappresentano il perfetto equilibrio tra desiderio di fuga e nostalgico viaggio nei ricordi e coinvolgono il pubblico perché raccontano il suo stesso vissuto.

Ai tempi di The O.C. non c’erano molti network disposti ad investire su serie dedicate interamente agli adolescenti, se non – appunto – l’allora The WB (divenuta oggi The CW) ed era anche costume considerare questo genere di prodotti come di seconda categoria, dei piaceri passeggeri e proibiti su cui indulgere, senza che avessero molto da trasmettere o insegnare. L’avvento dei servizi streaming, che ha ampliato enormemente i target a cui ormai la televisione si rivolge, con un’offerta sempre più vasta, ha completamente cambiato le regole del gioco ed oggi i teen show non sono più considerati serie di qualità inferiore, ma vivono al contrario un periodo particolarmente fortunato e fiorente.

“Al giorno d’oggi si può offrire una grande varietà di prodotti al pubblico, ma se si vuole davvero risvegliare l’interesse degli spettatori, coinvolgendoli emotivamente, bisogna farlo creando dei personaggi di un certo spessore,” ha dichiarato Schwartz. “Bisogna scrivere dal punto di vista dei protagonisti, come se ciò che gli sta accadendo sia la cosa più importante che sia mai successa loro. E questo lo si ottiene creando personaggi multidimensionali, che sfidino gli stereotipi e prendano dei rischi”.

Nella fattispecie, Cercando Alaska è una serie che affronta il lutto e la perdita, il senso dell’amicizia e di un amore totalizzante e così concentrato su se stesso da idealizzarne l’oggetto, che diventa una musa ed un ideale irraggiungibile per il protagonista Miles il quale, perso in questo sogno ad occhi aperti, non si accorge nemmeno dei tormenti di Alaska o, per assurdo, li ritiene parte di ciò che tanto lo attrae della ragazza. Lo show ha una delicatezza di fondo che stride apparentemente in maniera netta con i toni decisamente più brutali di una serie, per esempio, come Euphoria eppure in entrambe, anche se in un contesto e con un approccio completamente diverso, si parla di dipendenza e disagio giovanile. Nel caso di Cercando Alaska, però, gli interlocutori finali sono evidentemente i giovani. I protagonisti di questo show sono ragazzi che sembrano anche però provenire da una realtà forse troppo distante da quello attuale e che senza alcuna interazione con la tecnologia, imparano ad socializzare con i propri coetanei o con gli adulti formando i primi, solidi legami della loro vita. Anche gli adulti di Cercando Alaska, infatti, che solo occasionalmente sono raffigurati come figure distanti, che non riescono a comprendere cosa smuova le emozioni dei ragazzi, nella maggior parte dei casi sono personaggi positivi, che si preoccupano sinceramente del benessere dei protagonisti e costituiscono per loro una vera guida, oltre che un esempio positivo.

Ciò che è valido per Cercando Alaska, invertendolo completamente i fattori, diventa valido anche per Euphoria. La serie della HBO è pensata per mettere a disagio e non si rivolge necessariamente agli adolescenti che ne sono protagonisti, quanto ad un pubblico più adulto, che sembra voler mettere in guardia, se non proprio spaventare, di fronte ai rischi di una vita fatta di sesso occasionale, abuso di droghe, violenza ed un generalizzato senso di desolante solitudine. Ciò nonostante le protagoniste delle due serie hanno davvero molto in comune: Rue Bennett ed Alaska Young sono due giovani donne intelligenti su un percorso di dolorosa autodistruzione, entrambe hanno perso un genitore la cui scomparsa le ha profondamente segnate ed entrambe cercano nella dipendenza, dalle droghe la prima, dall’alcool la seconda, una via di fuga da una realtà che per loro è insopportabilmente dolorosa. E se Rue si rifugia in un labirinto psichedelico che la stordisca e le permetta di smettere di sentire, Alaska è alla continua ricerca di risposte che non trova, per trovare invece una via di fuga dalla prigione di sensazioni che ingabbia e che non riesce a governare, con la grande differenza che, rispetto a Rue, Alaska cerca caparbiamente di nascondere il suo dolore e non tende ad isolarsi, ma diventa addirittura una leader nel suo gruppo di amici. Dal punto di vista sociale Rue è una reietta, che trova invece in Jules un’amica, ma anche e soprattutto un’altra forma di dipendenza a cui aggrapparsi disperatamente.

Come accennavamo, Euphoria – a differenza di Cercando Alaska – non è un prodotto per adolescenti e anche quasi tutti gli adulti che vi sono rappresentati sono personaggi da cui difendersi, un’altra delle tante minacce da cui fuggire, fonti di traumi e sofferenze. Entrambe gli show sono figli del loro tempo e se anche Cercando Alaska è meno contemporanea e forse per questo la più difficile a cui rapportarsi, è Euphoria a rappresentare volutamente tra le due un’irrealistica brutalità, che non lascia scampo a nessuno ed in cui, racchiusi nello spazio di un’unica serie, sembrano essere riuniti tutti i peggiori mali del mondo. Lo scopo della miniserie di Hulu, al contrario, è quello di prendere per mano lo spettatore (ed i protagonisti) e accompagnarli con gentilezza in un racconto che mostri sia gli effetti positivi che quelli negativi del vivere, mentre quello di Euphoria è di sconcertare ed ammonire, nutrendosi dell’effetto traumatico che provoca nello spettatore.

La differenza tra le due serie, che pure hanno molti punti in comune, è comunque enorme, dal punto di vista visivo e del linguaggio e passare da una all’altra è come ricevere un colpo in pieno volto, anche se non è affatto scontato che sia proprio la più sconvolgente ad essere anche quella più vera. Entrambe però dimostrano con quanta varietà sia possibile trattare lo stesso argomento e rappresentano sicuramente i due estremi di un percorso narrativo il cui scopo resta indiscutibilmente quello di raccontare i giovani.

CORRELATO A CERCANDO ALASKA

Cercando Alaska (Looking for Alaska), ha fatto il suo debutto in Italia mercoledì 27 maggio su Sky Atlantic (canale 110 di Sky).

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