Quella delle supereroine al femminile non è una facile esistenza ed è in un mondo, televisivamente parlando, dominato da intensi e duri eroi dai corpi perfetti e dai lucidi muscoli rassodati che, nel 2015, ancora prima che Jessica Jones, Wonder Woman o Black Widow conquistassero quindi le luci della ribalta, è andato in onda il primo episodio di Supergirl.

Il solo fatto che una serie come questa abbia debuttato sulla CBS, un network americano il cui target è prevalentemente maschile, lo stesso – per fare un esempio – i cui vertici hanno candidamente ammesso di non aver preso seri provvedimenti nei confronti del protagonista di Bull, Michael Weatherly, rinnovando la serie nonostante le comprovate accuse dei suoi inappropriati comportamenti sul set verso la collega Eliza Dushku, perché “lo show fa ottimi ascolti“, dovrebbe essere considerato quasi miracoloso. Quasi, appunto. Perché dopo una sola stagione la serie ha alzato le vele spostandosi in una realtà per lei decisamente più consona come quella di The CW. E non ne siamo sorpresi.

Vorremmo partire da un presupposto che ci piacerebbe i nostri lettori tenessero seriamente in considerazione durante la lettura di questo articolo e cioè che , siamo consapevoli che gli show dell’Arrowverse si rivolgono a un target giovanile e che alcune delle storyline sono concepite per solleticare più gli ormoni che le coscienze, ciò non toglie, tuttavia, che serie come Supergirl e, successivamente, Batwoman abbiano i loro meriti e che dovrebbero quindi essere giudicate anche in base a quelli.

A tal proposito, proprio nel pilot di Supergirl c’è uno scambio tra la protagonista della serie e Cat Grant (Calista Flockhart), la fondatrice della Catco Worldwide Media, che riportiamo qui di seguito:

Kara Danver: “Supergirl? non possiamo chiamarla così! Non vorrei minimizzare l’importanza di questa cosa, ma un supereroe donna, non dovrebbe chiamarsi… Superwoman? Se la soprannominiamo Supergirl, sminuendo quello che è, non ci rendiamo colpevoli di essere anti-femministi?
Cat Grant: “Cosa c’è di tanto brutto nella parola ‘ragazza’? Se ritieni che Supergirl non dia l’idea dell’eccellenza, non credi che il vero problema sia tu?

Riteniamo particolarmente interessante l’obiezione/provocazione fatta da uno dei personaggi probabilmente più femministi della serie, soprattutto perché quello scambio dimostra, fin dal debutto, come gli autori non intendessero in alcun modo rifuggire alle polemiche che una seria come questa inevitabilmente avrebbe scatenato, cosa che è peraltro puntualmente accaduta. Basta fare una banale ricerca sul web unendo le parole femminismo + Supergirl, per rendersi conto della portata del problema: quando un articolo è gentile, si limita a elencare tutti modi in cui la serie fallisce nel veicolare il suo messaggio femminista, quando lo è un po’ meno, vengono usati termini come “feminazis“. Ma al di là del fatto che lo show (ricordate la nostra premessa, vero?) è probabilmente imputabile di trasmettere un certo messaggio in maniera a volte forse troppo semplicistica, perché è preso così tanto di mira? Perché una fascia di pubblico si sente così minacciata dalla sua morale?

A nostro avviso questa serie ha anche molti meriti: da Cat Grant ad Alex Danvers, per esempio, raffigura spesso donne forti e indipendenti in importanti posizioni di potere, che si sono guadagnate quello che hanno con il duro lavoro ed una grande passione. Lo show ha inoltre avuto il coraggio di parlare di sessualità in un modo in cui poche (pochissime!) altre, soprattutto rivolte allo stesso target, hanno fatto. Nella seconda stagione, Alex fa coming out con la sorella dopo aver faticato ad accettare se stessa ed i sentimenti che provava e la reazione di Kara è molto più realistica e vera di quello che non ci si sarebbe aspettati dalla sempre comprensiva e compassionevole Kara. Pur non respingendo la sorella, gli autori hanno infatti scelto di far percorrere all’integerrima protagonista, una più realistica strada di graduale accettazione, fino a giungere poi alla completa normalizzazione dell’omosessualità di Alex e delle sue successive storie sentimentali. E, sempre parlando di sessualità ed accettazione, è ovviamente impossibile ignorare la presenza nella serie di un personaggio come Nia Nal (Nicole Maines), che interpreta il ruolo della prima eroina transgender della storia della televisione, interpretata da un’attrice transgender. Giunti alla 5^ stagione, con all’attivo un episodio particolarmente intenso a lei dedicato, bisogna dare atto agli autori dello show di essere riusciti a non fare di questo personaggio un mero simbolo, nonostante ciò che rappresenti, integrandolo perfettamente nella storia e dandole uno spessore umano che va al di là dell’essere “solo” transgender. Supergirl ha anche spesso affrontato temi sociali di un certo spessore, soprattutto in questo momento storico, paragonando – per esempio – la situazione dei rifugiati alieni della serie, con alcune delle misure prese dall’attuale governo americano e condannando senza mezzi termini ogni forma di razzismo. Ha provocatoriamente stabilito la superiorità fisica della sua protagonista sul cugino in uno scontro avvenuto nel finale della 2^ stagione, alla fine del quale Superman passa metaforicamente a Kara lo scettro di “protettrice della Terra“. Ha combattuto – fin dal pilot – ogni forma di sessualizzazione della protagonista dello show, che ha ormai appeso al chiodo la sua iconica e succinta gonnellina per un più coprente costume e, più in generale, ha affrontato spesso temi di inclusione, in una mondo sempre più individualista e, purtroppo, misogino.

A dare manforte alla ragazza d’acciaio, con il suo esordio avvenuto nel crossover di Crisi su Terra-X (2018), nel 2019 è arrivata poi anche Kate Kane, alias Batwoman, interpretata da Ruby Rose (Orange Is The New Black), attrice dichiaratamente gender-fluid che veste i panni di un personaggio apertamente gay. Raramente una serie ha ricevuto più attacchi di questa, anche solo prima del suo esordio, e basandosi soprattutto su qualche frase tratta da uno dei trailer con cui lo show è stato pubblicizzato. A voler essere onesti il pilot di Batwoman non è tra i più riusciti dell’Arrowverse e sicuramente ha fatto un miglior servizio al personaggio di Kate Kane il crossover di Crisi su Terra-X, di quanto non lo abbia fatto il primo episodio della sua stessa serie, ma giudicare (nel bene e nel male) un intero show sulla base di un solo episodio o, peggio, di frase decontestualizzata ed inserita in un promo, è esattamente quello contro cui show come questi si battono.

Il livello di alcuni degli attacchi fatti alla serie è di un tale plateale maschilismo da aver messo autori ed attori nell’assurda posizione di doversi difendere da accuse completamente contrastanti come l’essere platealmente pro-gay o non esserlo abbastanza. In un clima così, in cui per una parte di pubblico il “problema” dello show si riduce all’essere anti-maschi o anti-Batman, ogni altra forma di costruttiva critica finisce per perdersi nel vuoto. A voler ben guardare la realtà, la prima stagione della serie che ha indubbiamente i suoi difetti, è – dal punto di vista narrativo – una delle più interessanti del network. Gli autori non hanno risparmiato colpi di scena e sorprese, riuscendo persino a capovolgere completamente l’opinione che ci si era costruiti inizialmente su alcuni personaggi, prima tra tutti la Alice di Rachel Skarsten.

Pur essendo comprensibile, soprattutto in fase di promozione, sottolineare come la serie sia significativa perché mostra un’eroina apertamente gay, cosa che solo qualche anno fa sarebbe stato difficile immaginare, non significa che lo show debba essere giudicato esclusivamente per questo e che, di conseguenza, la sua protagonista sia solo uno strumento per raggiungere uno scopo.

Il solo fatto che alcune prese di posizione di Supergirl e Batwoman abbiano provocato una tale grancassa, è probabilmente il motivo stesso per cui abbiamo bisogno di serie di questo genere, soprattutto quando sono concepite per parlare ad un pubblico più giovane e non ancora imbevuto di pregiudizi. E per ritornare alla nostra iniziale premessa, pur essendo consapevoli di molti dei limiti che alcuni di questi show hanno, non significa in assoluto che tutti i messaggi che cercano di trasmettere siano sbagliati, soprattutto quando l’intento è quello di dare a tutti uno spazio in cui apprendere l’accettazione di sé e dell’altro, senza vincoli, senza compromessi e senza distinzioni di genere.

La 1^ stagione di Batwoman, la 5^ di Supergirl hanno debuttato rispettivamente il 21 e 24 marzo in anteprima ed esclusiva per l’Italia su Premium Action, canale 125 di Sky.

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Premium Action è il canale ideale per gli appassionati di DC Superheroes. La 5° stagione di Supergirl (il sabato), la 1° stagione di Batwoman (il martedì), la 6° di The Flash (il giovedì) e l’8° e ultima di Arrow (il venerdì) vengono trasmesse in prima serata sul canale 125 di Sky. Non solo: i supereroi DC arriveranno anche su Premium Cinema ogni venerdì del mese di maggio dalle 21.15, con la prima tv assoluta di Shazam! il 29 maggio. Trovate tutti i nostri speciali e approfondimenti in questa pagina.