Graeme Manson non era lo showrunner di Snowpiercer, la serie era partita con Josh Friedman e un pilota era anche stato girato quasi interamente quando la produzione ha deciso di cambiare tutto e rimpiazzare Friedman con Manson. Significa un concept totalmente nuovo per l’adattamento seriale del film di Bong Joon-ho del 2013 (che a sua volta adattava per lo schermo il fumetto francese Le Transperceneige), ovvero quello che dal 25 Maggio possiamo vedere su Netflix: un giallo attraverso il quale un detective degli ultimi vagoni, viaggia ed esplorare tutto il treno in lungo e in largo, scoprendone i misteri e il funzionamento per capire chi è l’assassino della prima classe.

“Ho subito pensato che l’omicidio su cui indagare fosse un’ottima idea perché permette al pubblico di esplorare il treno con gli occhi di Layton [il protagonista ndr]. C’è un senso di sorpresa nello scoprire il treno con lui, nello scoprire le diverse classi e capire il mondo del treno, e questa secondo me è anche la grande differenza con il film, che invece andava dritto verso la motrice”.

Manson era già un fan della graphic novel e la sua idea per la serie l’ha proposta quando ha sentito che ne stavano realizzando una, nonostante esistesse già uno showrunner designato.

“Avevo finito Orphan Black e mi ero preso un periodo di pausa, quando però ho sentito che facevano la serie di Snowpiercer, ho subito pensato a come si sarebbe potuta fare (amando molto il fumetto originale) e l’ho proposto alla produzione, nonostante avessero già scelto di andare in un’altra direzione con un altro progetto”.

Manson si è così trovato con un casting già fatto, attori già scelti e molti dettagli della squadra che non poteva cambiare. Ma cosa ha fatto la differenza secondo lui? Cosa ha fatto pensare alla produzione di cambiare tutto in corsa?

“Non posso parlare per la produzione, ma posso dire che io sono molto appassionato del film e del fumetto, che ho messo bene al centro i cambiamenti climatici (un dettaglio introdotto da Bong) e che ho focalizzato tutto sul suo genere la sci-fi adventure. Le storie dei due protagonisti erano simili a quel che vedi ora ma era un mondo diverso. Quello di cui li ho convinti era proprio il tono del mio mondo e del resto poi ho anche dovuto ricostruire i set in modo che fossero più aderenti con la mia visione del treno. Volevo sia un treno claustrofobico, sia ricreare quell’effetto del film per il quale quando apri le porte di un vagone puoi essere sorpreso da qualsiasi cosa come il night club”.

Invece con il cast già scelto come ha fatto?

“Me li sono dovuti conquistare uno ad uno, guadagnarmi la loro fiducia e molti li ho dovuti proprio obbligare a nuovi ruoli. Per esempio per esempio Lena Hall volevo che facesse quello per cui ha vinto un Tony award [ovvero un ruolo musicale: madame night car ndr] mentre Alison Wright è un’attrice bravissima e per lei abbiamo creato un personaggio divertente molto ingessato come tutti i personaggi che preferisco”.

 

Aveva anche pensato a come incastrare tutto questo con la storia raccontata dai fumetti e dal film?

“Ci sono tanti possibili Snowpiercer, tanti treni che puoi immaginare. Anche le graphic novel esplorano diversi treni e tempi, dunque possiamo fare con il franchise la medesima cosa”

Nel senso di raccontare magari un treno nuovo in ogni stagione?

“Sì, perché no?”

Anche questa come molte serie tv importanti alla fine racconta il potere. Come mai siamo ossessionati da queste storie in questi anni?

“L’ingiustizia economica e il divide tra la popolazione e lo 0,1% dei ricchi è un tema cruciale. Il potere sta mutando e l’ipercapitalismo sta minacciando la democrazia, credo la gente lo senta e sono contento che questa serie nonostante sia mainstream e dal passo veloce possa portare avanti queste idee”.

Bong Joon-ho ha visto il prodotto finito? Ha partecipato in qualche maniera?

“L’abbiamo sentito dopo aver girato il pilot, era venuto sul set un paio di volte ma senza essere coinvolto creativamente, ha dato la sua benedizione e ha amato i nostri set. Avevamo messo in piedi un meccanismo diverso da quello che usava lui anche perché avevamo più vagoni: praticamente abbiamo usato dei container per spedizioni modificati posti su ruote di gomma così da poterli spostare facilmente e collegarli anche fino a 5 uno in fila all’altro”.

Tuttavia questa storia è ambientata 7 anni dopo la partenza del treno, mentre il film 15 anni dopo…

“Penso sia stata una buona scelta perché 7 anni sono più o meno quel momento in cui guardi le regole del vecchio mondo e ti senti ancora ancorato a quelle leggi ma contemporaneamente ci sono anche persone che stanno cercando di rompere quegli schemi di classe, moralità e stanno cercando un nuovo percorso per l’umanità”.

Snowpiercer debutta oggi su Netflix.