È impossibile parlare di Normal People – la serie originale di Hulu creata in associazione con la BBC e tratta dall’omonimo romanzo di Sally Rooney – senza parlare di sessualità, poiché lo show, come d’altronde il romanzo stesso, usa proprio il sesso come uno dei tanti linguaggi con cui i protagonisti, Marianne Sheridan (Daisy Edgar-Jones) e Connell Waldron (Paul Mescal), comunicano e lo fa, secondo il regista e produttore esecutivo Lenny Abrahamson, in modo tale da rendere questa serie unica nel suo genere e nel panorama televisivo:

Molti degli show che oggi parlano di giovani e sesso o giovani e relazioni sentimentali, che sono brillanti – la mia quindi non è una critica – raffigurano certe esperienze come momenti problematici per i protagonisti. In alcuni c’è una certa dose di distopico nichilismo, come per esempio in Euphoria, mentre in altri il tutto è descritto con una faceta, esagerata e patinata brillantezza, come in Sex Education, il che rende entrambe queste versioni piuttosto stilizzate. Penso che la caratteristica più radicale di Normal People sia direttamente collegata a questa idea che innamorarsi di qualcuno e avere con questa persona la prima esperienza intima, possa essere straordinariamente positivo ed incredibilmente arricchente.

Chiunque abbia visto la serie può facilmente rendersi conto di quanto le parole di Abrahamson siano vere. Sebbene infatti Normal People non sia certamente la prima a trattare il delicato tema della sessualità tra adolescenti e giovani adulti, è senz’altro una delle poche (se non la prima) a farlo usando scene di sesso realistiche e molto esplicite, mai pornografiche o voyeuristiche, ognuna delle quali ha un significato che si accompagna di pari passo con il racconto, arricchendolo. Nulla a che vedere, quindi, con un sesso mostrato allo scopo di provocare (o, peggio, far salire gli ascolti), né con quell’educato atto televisivo a cui ci siamo ormai abituati, che fa sì sospirare per la felicità di vedere la propria coppia del cuore fare il grande passo, ma che difficilmente riflette sul peso ed il senso dell’atto in sé e sulle ripercussioni che può avere sulle persone che lo compiono, soprattutto quando si parla di adolescenti.

Un altro aspetto particolarmente interessante è il fatto che Normal People fa riflettere su come esperienze e decisioni prese in un periodo della vita in cui si è considerati per lo più troppo immaturi per fare qualsiasi cosa, segnino invece così tanto la nostra esperienza umana. Nonostante si abbia infatti la sensazione che, a un certo punto della nostra storia, si sia smesso di prendere seriamente gli adolescenti, il loro bisogno di vivere la vita, di condividere esperienze e di mettersi in gioco e sbagliare, non è mai davvero scemato. A molti sarà capitato di minimizzare le prime esperienze sessuali bollandole magari come impacciate e strane, ma questo non vuol dire che non siano comunque state a loro modo formative. Vivere a piene mani l’adolescenza è come essere rinchiusi in una cassa di risonanza in cui ogni esperienza è fatta per aumentare l’intensità delle sensazioni che si provano ed in cui non ci si difende dai sentimenti con quella patina di esperienza (o più probabilmente cinismo) che rende adulti, consapevoli e meno affamati di avventure. In ogni giovane che impariamo a conoscere in questa serie c’è un’insita fragilità che ne amplifica le emozioni e molti di loro fanno scelte da adulti, senza però avere alcuna corazza a proteggerli.

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La prima volta di Marianne e Connell, inaspettata eppure attesa e desiderata, è così travolgente e vera da far sentire lo spettatore quasi fuori posto, tanto è forte il senso di intimità che trasuda dai due. Ricca, bella come solo certe persone particolarmente fragili sanno essere e fieramente polemica lei, e carismatico, atletico e popolare lui, la storia tra i protagonisti di Normal People inizia come molte altre tra adolescenti, in modo quasi casuale, ma è proprio la loro immediata intesa sessuale a renderli diversi dagli altri. Di pari passo con un legame che si fa quindi sempre più solido, corre però anche un’altra storia decisamente meno edificante, fatta di emarginazione e mancanza di coraggio. Marianne è infatti troppo insicura e inesperta per rendersi conto di quanto sia speciale, mentre Connell troppo immaturo per accorgersi di quanto la sua pretesa di non rivelare al resto del mondo la loro storia possa invece ferirla, fino a che questa non diventerà la ragione per cui si separeranno. Trovando stima di sé nella sua relazione con Connell, Marianne finirà per avere il coraggio di allontanarsi proprio dalla persona che la conosce più intimamente e sbocciare così nella giovane donna della seconda parte della serie, la brillante studentessa di Dublino che tutti amano e vorrebbero imitare.

C’è però anche qualche voce fuori dal coro tra chi elogia una serie che affronta con tale candido realismo il tema dell’intimità, e le critiche concernono per lo più la sua seconda parte e il rapporto di Marianne con altri partner sessuali che non siano Connell, nonché la sua propensione a vivere relazioni di sottomissione con i suoi compagni. I segnali che Marianne tenda ad apprezzare l’idea della sottomissione, in realtà, sono presenti anche nella versione più giovane della protagonista della serie, quando accetta senza discussione la decisione di Connell di non rendere pubblica la loro storia, per esempio, o più in generale, dimostra di non disdegnare il fatto che sia Connell ad avere il controllo fuori e dentro il letto.

Nel libro come nello show non è sempre chiaro se la propensione di Marianne per il BDSM sia consapevole e consensuale. Di Jaime, un suo compagno universitario, dice a Connell che gli piace infliggere dolore a letto, ma poi finisce per avere bisogno che il suo amico la protegga da lui, quando in Italia il ragazzo esplode per la gelosia per la presenza di Connell e sembra volerla aggredire fisicamente per averlo invitato. Il suo rapporto con Lukas in Svezia, poi, non dà l’impressione di essere quello di due giovani che sperimentano qualcosa di nuovo in una sana relazione sessuale. La scena del servizio fotografico è piuttosto difficile da guardare, così come è complicato capire come un uomo che le dica di essere inutile e di non valere nulla possa davvero costruire con lei qualcosa di stabile e duraturo, soprattutto quando si ha la netta sensazione che lei gli creda.

Nelle relazioni dominante/sottomesso, di cui si è parlato fin troppo dopo il successo di Cinquanta sfumature di grigio, il consenso è una regola aurea e non sempre, nelle sue relazioni con Jaime e Lukas, Marianne è una partecipante consenziente. Uno dei rischi diventa quindi che il suo personaggio sia raffigurato come l’ennesima donna che impara a subire la violenza e la interiorizza come un trauma (nella fattispecie a causa di un fratello manesco ed invidioso ed una madre fredda ed indifferente), finendo per trasferirla nella sua esperienza sessuale e ricreando quella che per lei è una parvenza di normalità, in una relazione che la fa sentire a suo agio sminuendola. Mentre l’altro è che il ruolo di Connell sia ridotto a quello di un ideale principe azzurro che è sempre presente quando si tratta di proteggerla dalle brutture del mondo o che rifiuta di indulgere nelle sue fantasie, perché le trova troppo strane o in qualche modo sbagliate, senza domandarsi davvero cosa lei possa desiderare. L’idea che a Marianne piaccia il BDSM, perché cerca disperatamente di riprendere il controllo perduto attraverso la sottomissione sessuale e non per una scelta consapevole, è in sostanza un po’ troppo stereotipata per una serie come Normal People, eppure sembra essere in parte l’intento di questa particolare trama.

Dal punto di vista pratico, per due giovani attori, uno dei quali – Paul Mescal – alla sua prima esperienza con un prodotto creato per il grande pubblico, riuscire a recitare in un ruolo così complesso e delicato, è stato possibile soprattutto grazie all’intervento di Ita O’Brien, una consulente dell’intimità assunta dalla produzione che ha preparato gli attori per la loro parte e per le delicate scene che avrebbero dovuto affrontare insieme e che, contemporaneamente, ha contribuito a creare un ambiente di lavoro stabile e che li facesse sentire a proprio agio, instaurando regole ben precise e dando loro persino delle parole di sicurezza, da usare qualora avessero voluto interrompere le riprese per qualsiasi ragione. Come hanno poi spiegato gli stessi protagonisti in diverse interviste rilasciate alla stampa, nella realtà non hanno mai avuto bisogno di tutta quella rete di sicurezza che era stata costruita intorno a loro, ma il solo sapere che ci fosse è stato importante. Su un set, recitare scene come quelle che vediamo nel corso della serie non ha assolutamente nulla di romantico ed è impossibile confondere la finzione con la realtà, tanto che i due si sono trovati spesso a ridere di loro stessi nelle circostanze più imbarazzanti, ma questi particolari – forse – fanno parte di uno di quegli spoetizzanti dietro le quinte che non è poi così importante conoscere, soprattutto in una serie che riesce a toccare le corde emotive come Normal People.

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