Una cosa positiva va subito detta: il risultato finale della serie tv di Snowpiercer non rispecchia il caos creativo nel quale è stata concepita. La sostituzione dello showrunner dopo pochi mesi, quindi l’abbandono dell’approccio sostenuto dalla regia di Scott Derrickson, addirittura il passaggio di network, da TNT a TBS. Il prodotto terminato, su cui diamo un giudizio parziale basato sui primi cinque episodi, è invece abbastanza coerente e ragionato. D’altra parte, siamo molto lontani dal più evocativo film diretto da Bong Joon-ho. La versione televisiva della distopia ambientata sul treno dell’umanità è livellata verso il basso, incerta tra un approccio investigativo e una critica sociale zoppicante.

Basato sulla graphic novel francese del 1982, Snowpiercer è ambientato su un treno costruito negli ultimi giorni dell’umanità. Come sempre, c’è un cataclisma provocato dagli esseri umani e un’ultima roccaforte – in questo caso su rotaie – nella quale continuare a vivere. La Locomotiva Eterna è il nuovo dio-macchina, guidato dal misterioso Wilford, che permette a quel che rimane dell’umanità di continuare a sopravvivere nei suoi mille e più vagoni. Vero e proprio “grattacielo in orizzontale” (ispirato a Il condominio di Ballard) vede in prima classe i più ricchi e poi, spostandosi verso la coda del treno, le classi sociali meno abbienti. Nel Fondo vivono i clandestini dell’umanità, gli infiltrati che non avevano il biglietto. Tra di essi Layton Well (Daveed Diggs) che viene tirato fuori su ordine di Melanie Cavill (Jennifer Connelly) per risolvere un mistero.

Le distopie non sono mai interessanti per i loro temi. Sono le sfumature, i dettagli, le ambientazioni a renderle tali. Lo capiva benissimo nel 2013 il regista sudcoreano, che impostava l’intera pellicola sul senso claustrofobico degli ambienti e sulla costrizione a proseguire verso destra in un’ideale scalata dall’inferno al paradiso. La serie Snowpiercer si affranca completamente da quell’approccio in favore di una scrittura molto più semplice, priva di mistero e fascino, che racconta la propria storia senza particolari sussulti. Non conosciamo la prima versione della serie, ma la visione che viene proposta qui è rassicurante e – sembra un controsenso – quasi accogliente nella sua semplicità.

C’è ad esempio un ottimo colpo di scena che però è svelato da subito ed è comunicato come pura informazione, invece di emergere con naturalezza nel corso della storia. C’è un’indagine (la battuta Assassinio sullo Snowpiercer Express arriva automaticamente) che occupa le prime puntate, ma che in fondo non è così interessante perché sono i personaggi e le ambientazioni a non essere così profondi. Layton e Melanie non sono necessariamente scritti male (e i due interpreti sembrano perfetti), ma dopo cinque puntate la loro caratterizzazione riesce ad essere ad un tempo generica senza suggerire che ci sia qualcos’altro da scoprire su di loro.

Una vaghezza di fondo che si estende al treno, che dovrebbe avere invece una fortissima personalità. Basta il primo episodio per avere una panoramica completa di tutti gli ambienti che ha da offrire, del suo funzionamento e di quel che vedremo. Dove il film era una continua e inesorabile corsa in avanti, una storia di lungo termine come quella di una serie tv si sposta invece avanti e indietro tra i vagoni. Lo fa per esigenze di scrittura senza dubbio, ma l’impressione generale è che si dovesse giocare di più con il mistero dell’ambientazione. Invece, qui il senso di spostamento e precarietà non è mai comunicato. Gli ambienti non sono claustrofobici, semplicemente hanno le dimensioni necessarie alla loro funzione (alcuni sono davvero troppo grandi).

D’altra parte, una volta accettato questo approccio, il senso ultimo della serie non crolla mai. La visione non è pesante, il cast funziona (c’è anche Alison Wright che riecheggia il personaggio di Tilda Swinton) e, immagine troppo scontata per non essere utilizzata, la serie non esce mai dai binari. Questa versione di Snowpiercer non è la migliore che abbiamo visto o che avremmo potuto vedere, ma complice l’uscita settimanale e la durata sensata degli episodi (45-50 minuti) potrebbe funzionare per molti spettatori.

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