The Mandalorian, il nostro incontro con Pedro Pascal: “Usiamo il vecchio Star Wars per creare il nuovo” | INTERVISTA

“Ciao a tutti. Ci hanno detto di tenere le webcam spente, però in effetti io sono l’intervistato. Potrei tenerla accesa”.

“Poi ti vedremmo con il look da casa”.

“Oh, sono sicuro che il mio look da quarantena sia sicuramente peggiore del vostro”.

“Sai Pedro, ovviamente non ti ricorderai, ma per quel che mi riguarda, sono pronto al peggio. Mi hai già visto ubriaco al junket di Kingsman – Il Cerchio d’Oro. Quando sono entrato nella stanza per la video con te e Halle Berry avevo perso il conto dei cicchetti di bourbon ispirati al film che mi ero fatto e che ci erano stati offerti dalla Fox”.

“Ah, ma certo, mi ricordo bene! Molto probabilmente ero ubriaco anche io”.

Strane creature le tavole rotonde.

Strane creature un po’ perché è un contesto dove uno o più talent si ritrovano a dover rispondere a domande fatte da giornalisti provenienti da realtà differenti in cui ognuno pone il quesito, o i quesiti, che voleva fare e non c’è la possibilità di seguire il canovaccio mentale che magari ti prepari in testa prima di una videointervista o di un faccia a faccia.

Ed è difficile, per non dire impossibile, stabilire quel momento da “first contact” che hai quando le macchine da presa non stanno girando, quello in cui, in realtà, ti sei già giocato il seguito della chiacchierata. Tutto diventa anche più complicato quando c’è una pandemia di mezzo e la tavola rotonda viene fatta su Zoom, a telecamere spente.

Ma per Star Wars, The Mandalorian e Pedro Pascal questo e altro. Anche perché sono un vecchio marpione e sono comunque riuscito a sfruttare il gancio di un junket in cui il tasso alcolico tendeva effettivamente a una certa allegria. Alla vigilia dell’ultima puntata della prima stagione di The Mandalorian, ho avuto, insieme ad altri colleghi e colleghe della stampa nazionale e internazionale, la possibilità di chiacchierare un po’ con Mando in persona.

Un “petit cadeau” che, su BadTaste, abbiamo deciso di condividere con voi in occasione dello Star Wars Day.

 

The Mandalorian Pedro Pascal IG-11

 

D: Parlami di come ti rapportavi con gli stuntmen. Quanti Mando c’erano sl set?

R: È stata una grandiosa collaborazione, forse la più grande che io abbia mai avuto in tal senso. Eravamo in quattro. E anche grazie a questo ho avuto la possibilità di focalizzarmi molto sul linguaggio corporeo del personaggio, dai gesti ai movimenti delle mani che diventavano importanti come il dialogo. Anche perché con la voce avevi comunque dei limiti sotto quell’armatura e la maschera e dovevi lavorare in maniera più sottile. Poi dopo c’erano le scene d’azione, le sparaorie, dove non sono per nulla malvagio, ma ho imparato molto da chi aveva decisamente più esperienza di me in materia di stunt.

D: Per carità non voglio scendere troppo nel personale, ma visto il background di Mando e considerato che tu sei originario del Cile e i tuoi genitori erano supporter di Allende, hai rivisto il fantasma di Pinochet e della situazione cilena lavorando allo show?

R: Sì, anche se si tratta di un aspetto di cui sono diventato più consapevole mano a mano che andavamo avanti con la lavorazione. È diventato più facile mettere in relazione chi eravamo, come famiglia e come persone. Per tradurre il tutto in termini starwarsiani, è come se i miei genitori fossero scappati dall’Impero. E da piccolo ho sempre visto mia madre come una specie di Principessa Leia. Ora, non posso fare un parallelo così preciso fra un personaggio come il Mandaloriano, quello che lui ha subito durante la sua infanzia e quello che è successo a me, ma sì, sono stato molto toccato da quello che gli accade da piccolo, vederlo perdere i genitori, e poi assistere al suo salvataggio da parte dei mandaloriani che lo adottano. C’è stata una risonanza a livello viscerale e penso che sia una cosa che anche tante altre persone potrebbero aver provato guardando lo show.

D: in alcuni passaggi dello show Baby Yoda dimostra di avere dei grandi poteri. Ma se diventasse cattivo cosa faresti per fermarlo?

R: Penso proprio che se i creatori dello show decidessero di voler essere inseguiti e cacciati dal pubblico, potrebbero considerare di trasformare Baby Yoda nel villain [ride, ndr]. Ma sai, non si sa mai nulla nel corso di queste storie. Devo dire che questa domanda è la prima volta che mi fa prendere in esame uno scenario di questo tipo e ammetto che ora ho lo stomaco ingarbugliato, provo una certa ansia!

D: che rapporto hai con i fan?

R: Ho una sorta di legame con loro. Mi sento parte di questo club davvero molto, molto grande. Un club dove avverti concretamente l’affetto e il supporto delle persone. Ci sono queste occasioni dove hai la possibilità d’incontrare i membri di questo club, che si riuniscono talvolta in folle molto grandi, altre volte sono dei faccia a faccia. Ed è una sensazione davvero speciale. Sai, balbetto molto nel darti questa risposta perché, semplicemente, è davvero una bella sensazione da provare. Ti conforta. Anche perché allo stesso tempo lavori con dei creativi che vogliono il supporto dei fan e che ci tengono davvero tanto a non deluderli.

D: hai parlato della relazione col fandom di Star Wars. Sono portato a farti una domanda analoga a quella fatta a Daisy Ridley tempo fa: cosa significa far parte di una famiglia che conta al suo interno tanto chi lavora alla saga di Star Wars quanto qualche milione di fan?

R: l’aspetto interessante è che molto spesso, descrivendo lo show, ci siamo espressi nei termini di “usiamo il vecchio per creare il nuovo”. E in quanto all’essere entrato nella famiglia di Star Wars, per così dire, alcune parti di questa esperienza possono essere messe in relazione ad altre che ho avuto in altri contesti di show tv, ma c’è una larghissima fetta che rientra nell’ambito del completamente inedito per me. È la prima serie live action di Star Wars prodotta dalla Disney per questa incredibile piattaforma streaming e penso di avere ancora molto da vedere, da imparare e di cui essere partecipe. E anche da osservare mano a mano che lo show proseguirà e assisteremo alle nuove cose che andrà facendo e raccontando. Sul dove la storia di Star Wars andrà espandendosi partendo dal particolare del mondo di The Mandalorian. O di come le altre storie si andranno a intrecciare con quelle di The Mandalorian. Così come è il mondo stesso a cambiare costantemente e a evolversi, la stessa cosa avviene a Star Wars. Cresce costantemente e si scopre di continuo.

Trovate tutte le informazioni su The Mandalorian, lo show di Star Wars interpretato da Pedro Pascal disponibile su Disney+ nella nostra scheda.