Contrariamente a quanto si crede, le molte serie televisive distopiche che hanno riempito i moderni palinsesti, come The Handmaid’s Tale, The 100, Altered Carbon, Weird City e Snowpiercer – solo per citarne alcune – non si limitano a rappresentare un futuro possibile, quanto piuttosto uno le cui ripercussioni siano indiscutibilmente negative.

Il successo di questo genere di show, accomunati da una drammatizzazione degli eventi portata all’estremo, per coinvolgere maggiormente gli spettatori, porta istintivamente a domandarsi se siano realistici o quanto meno ispirati a fatti realmente accaduti, una distinzione importante ai fini della loro attendibilità. 
Per analizzare questo fenomeno, abbiamo deciso di rifarci al caso di The Handmaid’s Tale, la serie originale di Hulu, trasmessa in esclusiva in Italia da TIM Vision. Lo show, arrivato alla sua quarta stagione, è ispirato al romanzo del 1985 “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood che, in una recente intervista con The Hollywood Reporter, ha proprio fatto cenno ad alcuni eventi a cui libro e serie sono ispirati. 
Secondo l’autrice, la serie – considerata dalla critica uno degli show più attuali degli ultimi anni – “non vuole profetizzare una serie di eventi, ma è ispirata ad alcuni accadimenti avvenuti realmente da qualche parte nel mondo” e che si è scelto di raggruppare nella familiare cornice del Massachusetts, per fare in modo che gli spettatori li prendessero seriamente, come qualcosa che sarebbe potuto accadere loro.

Partendo dall’ultima stagione ancora inedita, la cui produzione è stata interrotta a marzo a causa della pandemia costringendo a posticipare l’uscita dello show al 2021, sappiamo per esempio che uno dei temi trattati sarà proprio quello dell’evoluzione di Mayday, la Resistenza creata dalle Marte e dalle Ancelle. La lotta di queste donne, che sono riuscite a far fuggire molti dei bambini di Gilead in Canada, è ispirata a quella degli eroi della Ferrovia Sotterranea, una rete di vie di fuga e rifugi ideata dagli abolizionisti per assistere gli schiavi nella fuga in paesi come Messico e Canada, che contribuì a salvare la vita di almeno 30.000 persone nell’arco della sua attività.

Ciò che costituisce invece fondamento dei precetti dei Figli di Giacobbe, i padri fondatori di Gilead, nonché l’origine dell’idea di usare le Ancelle per dare dei figli ai Comandanti, è ispirato alla storia biblica di Bila, la serva della seconda moglie di Giacobbe, che – frustrata dall’impossibilità di dare al marito dei figli – gliela offrì come madre surrogata perché mettesse al mondo dei figli al suo posto.

L’abitudine di Gilead di privare le Ancelle del proprio nome, chiamandole Difred, Diglen o Diwarren (cioè di Fred, di Glen e di Warren) è invece un costume ispirato ai tempi dello schiavismo, quando uomini e donne portati contro la loro volontà negli Stati Uniti dall’Africa, venivano costretti ad abbandonare il proprio nome, ritenuto impronunciabile dai loro nuovi padroni.

Una serie con la valenza politica de “Il racconto dell’ancella” non poteva poi non avere riferimenti diretti alla nascita degli Stati Uniti come repubblica che, in un’intervista con Indigo del 2017, la Atwood definì “non come l’illuminata repubblica del XVIII Secolo, ma come la teocrazia del XVII Secolo”. Come il romanzo si fondava inoltre su una critica alla politica conservatrice di Ronald Reagan, la serie ha oggi trovato terreno fertile in quella di Donald Trump, le cui politiche (o piuttosto la loro assenza) in termini di difesa dei diritti delle donne, delle comunità LGBTQ e degli immigrati, sono diventate terreno di aperto e accanito scontro elettorale.

Handmaid's Tale

Anche temi socialmente delicati come l’aborto sono altrettanto attuali, soprattutto se si considera i recentissimi tentativi di alcuni stati americani come l’Alabama ed il Tennessee di abolire e criminalizzare questa pratica, anche quando l’aborto dovesse essere conseguenza di uno stupro. Per il modo specifico in cui i Figli di Giacobbe trattano tuttavia “il crimine dell’aborto”, la Atwood fece riferimento per il romanzo a una legge promulgata in Romania nel 1967, che rese illegale ogni forma di interruzione di gravidanza al fine di evitare il calo delle nascite.

Il racconto dell’ancella non lesina nemmeno particolari sulle mutilazioni genitali femminili, una barbarica pratica sociale e punitiva, praticata in molti paesi, che interessa milioni di donne nel mondo ed alla quale, nella serie, viene sottoposta Emily Malek (Alexis Bledel), accusata – tra le altre cose – di aver intrattenuto una relazione sessuale con un’altra donna.

Lo show sembra anche aver spesso giocato a rincorrersi con l’ormai noto movimento #MeToo che, tra le altre cose, ha cercato di osteggiare l’atteggiamento della società nei confronti delle vittime di stupro. A questo proposito, in un episodio, viene mostrato il trattamento riservato dal Centro Rosso (il quartier generale delle Zie, dove le Ancelle vengono “educate” ai loro futuri doveri) a Janine (Madeline Brewer) accusata di essere la sola responsabile dello stupro di gruppo subito ad appena 14 anni. 
Ciò che oggi è comunemente conosciuto come il fenomeno del “victim shaming”, l’umiliazione delle vittime, raggiunge nella realtà i suoi estremi nei paesi sottoposti al complesso di regole della sharia, in cui le donne, vittime di violenza sessuale, vengono punite ed a volte uccise, perché ritenute responsabili di aver provocato gli uomini e perché, una volta subita una violenza carnale, sono ormai considerate impure ed indegne.

Persino uno dei crimini più terribili perpetrati dal governo autoritario di Gilead, quello dell’appropriazione dei bambini messi al mondo dalle Ancelle violentate dai Comandanti, trova un riscontro nella realtà e più precisamente nell’Indian adoption project. Il progetto, che durò dal 1958 al 1967, prevedeva che gli orfani dei nativi americani venissero sottratti alla loro comunità per essere adottati esclusivamente da famiglie bianche, al fine di “assorbirne la cultura” per vivere quella che le autorità del tempo consideravano una vita più felice.

Nonostante ci sarebbe ancora molto da raccontare su questa serie e sugli eventi che l’hanno ispirata, chiudiamo questo articolo con una nota positiva e cioè la spiegazione dell’origine del nome “Mayday”, la Resistenza creata da Marte ed Ancelle. Il termine fu coniato nel 1923 da un ufficiale radiofonico di stanza all’aeroporto di Croydon, a Londra, il quale – per indicare una situazione di pericolo – cominciò ad usare questa parola, che originava dalla contrazione e dall’errata pronuncia del francese “m’aider”, aiutatemi. 
Il nome perfetto per un’organizzazione il cui scopo è quello di salvare vite umane.