La più grande sorpresa di Lovecraft Country è che, fra i tanti riferimenti che vengono in mente dopo cinque episodi, i miti di Chtulhu non sono tra i primi. Il “paese di Lovecraft” quindi non solo in senso orrorifico e cosmico, ma inteso come quel particolare territorio degli Stati Uniti dove fortissime sono le tensioni razziali. Il male è endemico, tematico, umano. L’orrore non è la porta che si spalanca sull’abisso, l’abisso è già qui. Questo potrebbe stonare un po’ con le attese degli spettatori che si attendono di trovare un facile compendio delle mostruosità scaturite dai racconti di Lovecraft, ma la serie HBO è altro.

La storia è quella di Atticus Black (Jonathan Majors), che parte insieme allo zio George (Courtney B. Vance) e all’amica Letitia (Jurnee Smollet-Bell) alla ricerca del padre scomparso (Michael Kenneth Williams). La sua ricerca lo porta a incontrare figure pericolose, che potrebbero avere un interesse diretto nei suoi confronti. E ovviamente a sperimentare gli orrori in una terra in cui ancora esistono le leggi segregazioniste.

L’intuizione della serie HBO, che nasce da un omonimo romanzo, consiste nella stridente fusione dell’orrore di Lovecraft con tematiche che gli erano, per usare un eufemismo, estranee. Anzi, essendo oggi lo sguardo sugli afroamericani proprio l’aspetto più controverso della figura di Lovecraft, qui il cambio di prospettiva è totale. Sembra essere forte in questo l’eco nella produzione della serie da parte di Jordan Peele, che tra Us e Get Out negli ultimi anni ha detto più di qualcosa sui temi sociali nei film di genere.

Per restare in casa HBO, l’operazione di Lovecraft Country non è così diversa da quella tentata, e realizzata, da Watchmen lo scorso anno. Partire da un background fortissimo, di personaggi e/o creature, e rivestirlo di una carica di contemporaneità che ne rilegge le fondamenta e i temi. E se la serie tv di Lindelof non si faceva alcun problema a mostrare la devastazione provocata dal mostro tentacolare e “lovecraftiano” su New York, Lovecraft Country si trova per ovvi motivi più a suo agio nel territorio dell’horror. Già il trailer anticipa qualcosa, ma questa è una serie che mette in scena le mostruosità in varie forme, più fisiche che psicologiche: mostri, carni straziate o manipolate, splatter.

C’è invece qualcosa di Carnivàle nel raccontare un period drama, sempre HBO, ambientato nel profondo sud degli Stati Uniti, in cui si fondono povertà, degrado e magia oscura. O ancora di Stephen King, nella capacità di far coincidere il malessere sociale e la crudeltà umana con l’orrore celato negli anfratti della società. Una volta assunto questo, Lovecraft Country è una bella serie, stranamente molto più episodica di quel che avremmo potuto pensare. Nel senso che è facile riconoscere in ogni puntata una parentesi chiusa, e il ritmo della storia non è così trascinante come avremmo potuto pensare alla vigilia.

Ma questo non impedisce allo show di costruire bene le proprie piccole storie, e i suoi momenti di tensione. O di raccontare i propri temi. Strano a dirsi, la scena più angosciante di queste cinque puntate non ha nulla di sovrannaturale, ma anzi è molto calata nei temi della contemporaneità. Per quanto riguarda gli attori, il versante femminile è più incisivo, con Jurnee Smollet che è la più interessante tra i protagonisti, e Abbey Lee che interpreta un personaggio affascinante e sfuggente.

Lovecraft Country partirà il 16 agosto sulla HBO e arriverà prossimamente in Italia su Sky.

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