West Wing: ecco i motivi per recuperare la serie su Amazon Prime Video

Era un altro pianeta, un altro universo televisivo quello in cui, nel 1999, debuttò sulla NBC West Wing – Tutti gli uomini del Presidente, la serie scritta dall’acclamato autore Aaron Sorkin che raccontava il giorno per giorno del Presidente degli Stati Uniti, Jed Bartlet (Martin Sheen) e della sua amministrazione.

Bradley Whitford (Josh Lyman) chiamò la serie “un porno per liberali“, una definizione perfetta per uno show che ha raccontato in 7 stagioni gli 8 anni di presidenza dell’erudito ed empatico democratico Bartlet. Storicamente, lo show andò in onda alla fine della presidenza Clinton e per la maggior parte di quella del repubblicano George W. Bush, passando per quel tragico 11 settembre che ha così profondamente segnato e cambiato gli Stati Uniti d’America ed il mondo intero.

Gran parte del successo della serie, soprattutto per le sue prime 4 stagioni, prima cioè che Aaron Sorkin lasciasse il suo ruolo di showrunner a causa di alcuni problemi personali, compreso un arresto per possesso di funghi allucinogeni, va sicuramente attribuito al prolifico autore. West Wing è sempre stato uno show diverso, che non ha mai avuto paura di annoiare il pubblico con le complicazioni di un gergo politico di non sempre facile comprensione, né con i delicati equilibrismi necessari ad un’amministrazione per governare un paese ed è indubbiamente fiorito su fondamenta di un idealismo quasi esasperato, persino irrealistico, che hanno reso la serie qualcosa di unico, anche a più di 10 anni dalla sua conclusione.

Altri show hanno provato a parlare di politica, ma quasi nessuno è riuscito a farlo con il linguaggio e lo stile di West Wing, con l’eccezione forse di Veep che – nonostante il suo taglio da commedia – ha comunque trattato il tema degli alti e bassi della politica americana con incredibile accuratezza. Scandal, House of Cards, Designated Survivor sono solo alcune delle serie politiche più conosciute che, nonostante il loro successo di pubblico, hanno scelto una strada completamente diversa, dedicando gran parte delle sue trame all’eccesso di alcuni improbabili scandali, piuttosto che al genuino tentativo di raccontare la vita e le gesta di chi governa uno dei paesi più ricchi e potenti al mondo che, volenti o nolenti, determina tutt’oggi gli umori della politica internazionale.

Con 7 Emmy ed un Golden Globe al suo attivo, West Wing merita indubbiamente la sua fama, grazie soprattutto al cast composto da Rob Lowe nel ruolo del vice Direttore delle Comunicazioni Sam Seaborn, Richard Schiff, il Direttore delle Comunicazioni Toby Ziegler, Alison Janney, la portavoce della Casa Bianca C.J. Cregg, Bradley Whitford, il vice-Capo dello Staff della Casa Bianca Josh Lyman,  Stockard Channing, la First Lady Abbey Bartlet, ed infine il capo dello staff Leo McGarry, interpretato da John Spencer. Personaggi che hanno contribuito con la loro passione e la cieca lealtà nel loro leader a fare di questa serie una sorta di faro di speranza particolarmente attuale in questo momento difficile della storia politica statunitense, in cui sembra esserci più che mai bisogno di quel genere di alta politica che lo show raccontava al pubblico.

Il vero protagonista della serie, l’uomo la cui impronta è impossibile non riconoscere dietro le quinte di questo come di un altro show più recente come The Newsroom, resta indubbiamente Aaron Sorkin, colui che dichiarò che “ci sono solo due cose al mondo che non si vuole che le persone sappiano come sono fatte: le leggi e le salsicce“. La sua decisione di lasciare la guida di West Wing nella 4^ stagione, secondo alcuni, ne segnò anche il declino nonché un sensibile cambiamento al cuore dello show che, da serie prettamente politica, cominciò a concentrarsi maggiormente sui suoi protagonisti, perdendo in parte alcune delle caratteristiche che ne avevano fatto un prodotto così diverso dagli altri, arricchito da riunioni trasformate in veri e propri match verbali e storyline avvincenti, che esaltavano la quotidiana difficoltà del Presidente e della sua amministrazione nel barcamenarsi tra scomode decisioni politiche da prendere senza mai perdere di vista l’importanza del consenso del proprio elettorato.

Nonostante il tema della serie possa sembrare erroneamente freddo, Sorkin non ha mai perso di vista l’importanza di coinvolgere emotivamente il proprio pubblico. A testimonianza di questa regola aurea resteranno infatti sempre episodi come Le due cattedrali (il finale della 2^ stagione) in cui, nei minuti finali, un Bartlet che sta affrontando una crisi ad Haiti, l’arrivo di una tempesta tropicale e la morte della sua fidata amica e segretaria personale, – a causa della quale in un epico monologo e da fervente cattolico dà del “figlio di p*****a” a Dio in una chiesa – si ritrova di fronte ad una folla di giornalisti che attendono di sapere se si ricandiderà per un secondo mandato, accompagnato dalle note di Brothers In Arms dei Dire Straits.

I protagonisti di questo show sono uomini e donne che, nella realtà, decidono spesso il destino del mondo, è difficile quindi non essere affascinati dalle dinamiche descritte da questa serie, le cui 7 stagioni sono ora disponibili su Amazon Prime Video e che noi vi consigliamo caldamente di non perdere.

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