Faccia a faccia con Katee Sackhoff e la sua Bo-Katan, leader riluttante decisa a impugnare la Darksaber | EXCL

C’è chi conosce Katee Sackhoff grazie a Battlestar Galactica.

C’è chi la conosce grazie a Robot Chicken.

E c’è, chiaramente, chi la conosce per Star Wars: The Clone Wars e Star Wars Rebels, dove, in originale, doppia Bo-Katan Kryze, la leggendaria guerriera mandaloriana.

E c’è chi, magari, la conosce per tutte le ragioni poc’anzi citate.

Ma, forse, c’è anche chi l’ha appena conosciuta grazie a quello che in realtà potrebbe essere “il primo passo in un mondo più vasto”: per quanto assurdo possa sembrare esistono tante persone che, per un motivo o per l’altro, non avevano mai visto Star Wars e lo stanno scoprendo solo ora, incuriosite dal banner di The Mandalorian presente nella home di Disney+. D’altronde, il bello di Star Wars è che non esiste una regola scritta che impone come una persona debba avvicinarsi all’epopea della Galassia Lontana, lontana…

Ed è rivolta a tutte queste persone – quelle più esperte o quelle che hanno appena cominciato a girovagare per Tatooine e dintorni – la lunga e interessante chiacchierata che abbiamo fatto proprio con Katee Sackhoff che, nel Capitolo 11 di The Mandalorian, lo splendido episodio diretto da Bryce Dallas Howard intitolato L’Erede, ha vestito per la prima volta i panni della versione in carne e ossa di Bo-Katan.

 

Katee Sackhoff The Mandalorian Bo-Katan

 

D: È molto interessante la chiacchierata fra Bo-Katan e Mando, in cui scopriamo che lui ha una visione quasi da fanatico religioso sulle questioni dei Mandaloriani e Mandalore. Come pensi potrà influire questa cosa nel futuro?

Katee Sackhoff: Penso che attualmente lei sia molto focalizzata su quel set di obbiettivi che si è prefissata e Mando venga visto come un pezzo del puzzle. Penso che lei sia molto cauta, attenta e non credo che ci siano necessariamente i presupposti della fiducia reciproca. Non riesco a trovare una metafora migliore, ma penso sia più una questione di onore fra ladri, per così dire. Ma non sono convinta del fatto che lei si fidi di Mando o che abbia bisogno di fidarsi. Sai, una cosa che amo di questo personaggio è che è sempre dieci passi avanti col pensiero, tanto che per me lei, ora come ora, sta più pensando a come poter sfruttare la cosa, rispetto all’avere bisogno del suo aiuto o al volerlo salvare o a cose di questo genere, compreso il suo essere decisamente più tradizionalista per le regole dei mandaloriani. Bo-Katan sta pensando alla sua missione e non a come lui sia stato cresciuto o a quello che ha passato durante la sua vita.

D: Doppi il personaggio da così tanto tempo. Com’è stato passare al live action?

Katee Sackhoff: È davvero folle pensare da quanto tempo lavori a qualcosa, come a questo personaggio o alla recitazione stessa… cavoli, ormai lavoro da un bel po’ di tempo e posso dire che ho sempre sognato di fare questa professione. E se mi fermo a riflettere, ancora oggi e dopo tutti questi anni, mi esplode letteralmente la testa realizzando che è la professione con cui mi guadagno da vivere. A volte poi, anche nell’ambito della professione, ci sono sogni che sono più grandi delle opportunità che ti vengono offerte che poi però diventano realtà nel momento in cui ti propongono di prendere parte a quel mondo che hai sempre idolatrato con Clone Wars, condividere questa cosa con i miei nipoti, che non avevano avuto mai avuto modo di vedere niente di quello che avevo fatto. Poi, quando venne annunciato The Mandalorian, c’era questa piccola voce nel retro della mia testa che cominciava a domandarci se il mio personaggio poteva esistere, o meno, in quel mondo e in quella timeline. Poi, a una Star Wars Celebration, m’incontro con Dave Filoni, stavano mostrando una clip dell’ultima stagione di Clone Wars e comincio a scherzare sul fatto che Bo potrebbe anche comparire nello show. Lui mi diede la classica risposta in stile “Non si sa mai!”. Poi un giorno mi arriva questa telefonata in cui mi viene detto che Jon Favreau voleva fare quattro chiacchiere con me. Rimasi letteralmente scioccata. Era uno di quei contesti in cui non riesci davvero a capire cosa stia accadendo. Non capivo perché voleva parlare con me. Alla fine vado all’incontro e mi ci sono voluti 20 minuti buoni per capire che mi stava davvero parlando del ruolo di Bo-Katan in The Mandalorian. È stato un momento davvero surreale. L’ho detto anche in un’intervista una volta: è davvero raro che si finisca a finire a lavorare a qualcosa che è più grande della tua stessa carriera. Ogni ingaggio che hai è un passo in più in quella che ognuno di noi presume possa diventare una lunga e soddisfacente carriera. Ma a volte ti vengono offerte delle opportunità così enormi che resti sconvolta per il fatto che la proposta arrivi effettivamente a te.

D: I fan ti sono stati molti vicini negli anni, ti hanno supportato spesso dicendo che volevano te per un’eventuale versione live action di Bo-Katan. Che rapporto hai con la lettura di questo genere di reazioni da parte del tuo pubblico?

Katee Sackhoff: In realtà cerco di dare non troppo peso più che altro perché, alla fine della fiera, si parla comunque di opere creative dove c’è sempre un inevitabile fattore di soggettività da parte di chi osserva il tutto. Cerco di fare del mio meglio e spero che tutto vada per il verso giusto. All’inizio non sono riuscita a guardare l’episodio. Ho ricevuto una telefonata da Mercedes [Varnado, ndr.] l’interprete di Koska che mi fa “L’hai visto? È straordinario!”. Ma io dovevo aspettare ancora un po’ perché ero troppo nervosa all’idea di vedere coi miei stessi occhi quello che i fan avevano visto. Ma è stato straordinario vedere come è stata accolta, sono davvero estremamente grata che sia stata trattata con così tanta attenzione. Da parte di tutti, sia di chi come Dave, Jon, Bryce e me stessa, insieme a tutte le altre persone che hanno lavorato su di lei, dai costumisti fino ai make-up artist. È davvero straordinario, spero che possa continuare su questa strada. Ci siamo guardati le videoreaction su YouTube di gente che la vedeva e si metteva a piangere di gioia e guardando quelle persone poi mi mettevo a piangere anche io. Una cosa splendida che mi sconvolge su base quotidiana. Poi vado a vedere sui social media e vedo che ci sono anche più persone entusiaste di Bo-Katan, gente che mi dimostra una caterva di affetto spiegandomi quanto Bo-Katan sia stata apprezzata. Mi godo questo momento dove ci sono anche tante ragazzine e donne che la stanno amando ed è una roba grossa perché è davvero quello che volevo. Da ragazzina, tutto quello che desideravo era questa sorta di rappresentatività, il poter vedere delle donne forti che non fossero solo delle copie carbone di quello che si pensava dovesse essere una donna forte, ma dei personaggi a tutto tondo.

D: È bello che l’episodio poi sia stato diretto da Bryce Dallas Howard. Parlami un po’ del lavoro con lei.

Katee Sackhoff: È assolutamente così. Io e Bryce ci eravamo già incontrate, grossomodo cinque anni fa. Una roba rapidissima eh, ero andata a visitare qualcuno su un set dove stava lavorando anche lei ed è così che ci siamo viste per la prima volta. Poi ricordo di aver detto a quella persona che ero andata a trovare che mi sarebbe piaciuto conoscere meglio Bryce, visto che mi aveva fatto una bella impressione quel giorno. Avevamo degli amici in comune: uno dei miei migliori amici era andato al college con lei quindi c’era questa piccola familiarità iniziale. Che è stata anche molto utile perché ha comunque evitato tutto quel doversi reciprocamente conoscere quando cominci a lavorare con una persona. Per me era importante collaborare con qualcuno con cui trovarmi non solo a mio agio, ma che fosse anche pienamente consapevole di cosa sia la recitazione, la regia. È stata vitale in quel processo di traduzione di Bo-Katan in un contesto live action, mi ha aiutato tantissimo a trovare tutta la fiducia necessaria. È una gran donna. Mentre io ero anche molto nervosa, c’era una parte di me che, ancora, era insicura sul fatto che io dovessi davvero trovarmi lì. Bryce però mi ha dato man forte nel riuscire a percorrere la strada giusta.

D: Se dovessi pensare a uno spin-off su Bo-Katan, preferiresti una serie TV o un film?

Katee Sackhoff: Guarda, al momento non riesco neanche a pensarci perché sto davvero bene dove sto! La mia mente non riesce a spingersi così lontano [ridendo, ndr.]. Mi diverte pensare che la gente se la stia spassando provando a immaginare i vari contesti in cui Bo-Katan potrebbe esistere, è una cosa bella. Ma visto che faccio ancora fatica a realizzare quello che mi è accaduto mi godo il momento e come Bo possa vivere nel mondo di The Mandalorian. Che è già straordinario. Ora come ora mi aggrappo a questo e cerco di non andare troppo avanti con la testa.


Katee Sackhoff The Mandalorian Bo-Katan

 

D: In un’intervista hai spiegato che, quando sei in sala doppiaggio per Clone wars, gesticoli un sacco, sei molto “italiana” per così dire! Come hai lavorato – anche insieme a Jon, Dave e Bryce – sulla fisicità di questo personaggio che conosci così bene nel momento in cui non ti sei dovuta “limitare” a fornirle solo la voce?

Katee Sackhoff: [Ridendo, ndr.] È verissimo gesticolo un sacco e la mia faccia, bene o male, finisce sempre per tradire come mi sento in un dato momento! Non riesco a nascondermi! Però ecco, questa è una cosa che per un personaggio come Bo-Katan non va bene. Lei è una persona che ha questo profondo lavorio mentale, pensieri tumultuosi, mille piani in fase di elaborazione. Cose che però non traspaiono agli occhi del prossimo. E per me la sfida più grande è stata proprio trovare la fiducia necessaria nel non fare nulla, realizzare che per Bo-Katan il solo fatto di essere in scena dica davvero moltissimo, anche a livello di aspettative per le sue azioni, senza dover aggiungere altre distrazioni dal personaggio. Io e Jon ne abbiamo parlato moltissimo. Anche in relazione alle mie espressioni facciali tramite i giornalieri, mi ha aiutato tantissimo a trovare la chiave di lettura del personaggio e la giusta fiducia perché, oltre a essere un regista, ha anche una grande esperienza nella direzione di se stesso in scena. Sai, un sacco di volte i registi possono intrattenere delle discussioni con gli attori che finiscono per fare più danni che altro perché finiscono per cavillare su cose di cui neanche sei consapevole. Ma lui ha questa maniera splendida di illustrare quello che vuole comunicare e mi ha aiutato a comprendere come, per Bo-Katan, la calma e una certa fissità se vogliamo, siano fondamentali. È questa la sua caratteristica fondamentale e, se non l’avessi azzeccata, le cose sarebbero potute andare davvero molto male. Ricordo che una volta, avevo 28 anni, mi ritrovai a parlare con questo importante produttore televisivo che mi disse che muovevo troppo le mani, una distrazione, in pratica. E che dovevo tenerle ferme perché così sarebbe stato grandioso. Poi mi disse ”E c’è questa cosa che fai con la bocca, così poco attraente, non farlo più”. Ci restai malissimo, scioccata. Ricordo di aver chiesto al mio manager “Ma cos’è che faccio con la bocca?” e anche lui “Niente, non fai niente, è i tuo modo naturale di parlare”. Non sono riuscita a lavorare per due anni perché ero diventata super attenta a quello che facevo con la mia faccia. Invecchiando e ripensando a quell’esperienza capisco che è accaduta perché ero una giovane e impressionabile donna. Ma penso anche a come quell’osservazione, che poteva anche avere un senso sia chiaro, mi sia stata posta in una maniera davvero crudele, rozza. Una cosa che con Jon Favreau non potrebbe mai accadere perché lui è di una gentilezza estrema oltre che un bravissimo attore. Mi ha aiutato tantissimo a capire come padroneggiare il personaggio. A capire che Bo-Katan è una persona che esiste qui [si tocca la testa, ndr.] più che qui [a livello di mera azione, ndr.]. Mi ha fornito un aiuto preziosissimo facendomi vedere i giornalieri per avere la piena consapevolezza di quella che era la resa della mia performance. Avere sempre sotto controllo quello che fa la tua faccia, di dona un potere artistico non indifferente. E lui voleva che io avessi questa forma di controllo. Avendo trascorso così tanto tempo con Bo, ho potuto riflettere anche sulla sua crescita, sul suo diventare una vera e propria leader riluttante. Si è ritrovata in una serie di circostanze dove, a ragione o a torto o preparata o meno che sia, lei crede di avere ogni possibile diritto di nascita, la giusta regnante, quella che può rimettere in sesto Mandalore. Per chi non ha avesse visto Clone Wars ricordo anche che non è necessariamente una brava persona. Ed è per questo che caldeggio sempre la visione della serie perché dà modo di vedere questa donna attraversare tutta una serie di circostanze che la portano dove la ritroviamo oggi. A essere diventata una persona che, a conti fatti, vuole il meglio per la sua gente. Un concetto che ha sempre guidato le sue azioni. Ora, che è diventata più vecchia, ha una maggiore consapevolezza del come fare. Quando sei più giovane sei in lotta con tutto. Con l’establishment, col concetto stesso di autorità. Siamo in lotta con le nostre famiglie e con le loro aspettative su di noi, su quello che dovremmo fare. Ed è proprio lì che troviamo Bo all’inizio della sua storia. E mi pare che ora qua sia effettivamente diventata una persona sicura di essere pronta a governare, a prescindere che sia davvero così o meno. Anche perché dovremo attendere ancora un po’ per capire se questa cosa avverrà o meno. Lei di sicuro pensa di essere in grado, di essere preparata e capace.

D: In passato hai detto che tuo padre è un grande fan del franchise di Star Wars. Che relazione avevi con questo mondo prima di entrare a farne parte?

Katee Sackhoff: Mio padre ed io siamo accomunati da questa bellissima passione per questi film, mia madre non molto. Peraltro mio padre mi faceva vedere film che un bambino non avrebbe dovuto vedere. Ricordo che mi fece vedere Predator quando avevo 8 anni, ma avevo sempre la piena consapevolezza che si trattasse di finzione e che non dovevo avere paura perché c’era la rete di sicurezza offerta proprio dalla presenza di mio padre. Eravamo accomunati dalla nostra passione per i film. Lui amava gli western, i vecchi sci-fi a base di “pianeti proibiti” tanto che fin da piccola mi sono ritrovata ad avere a che fare con questi mondi fantastici. Con Star Wars mi sono trovata per la prima volta a immergermi sul grande schermo in un mondo che mi appariva così incredibilmente vasto perché anche un film splendido come E.T. alla fine era un film a sé. Con Star Wars mi sono ritrovata per la prima volta a provare effettivo senso di desiderio per le storie che raccontava, per questo mondo visivamente splendido, con effetti speciali fantastici e una narrazione che si articolava con una Trilogia. Crescendo adoravo i personaggi maschili anche perché non c’erano tanti personaggi femminili in cui identificarsi e io, di base, ero molto un maschiaccio anche se molto femminile nell’aspetto. Mi trovavo in questa situazione strana in cui desideravo essere come il Bruce Willis di Die Hard, volevo salvare il Nakatomi Building! Costruivo questi cunicoli con gli scatoloni, mi mettevo una delle canottiere di mio padre e fingevo di essere lui! Poi dopo ho visto la principessa Leia e mi sono innamorata di questo personaggio e con quelli che sono arrivati più o meno in contemporanea, dalla Linda Hamilton di Terminator alla Sigourney Weaver di Alien, anche se Leia è stato il primo personaggio in cui ho visto riunite sia delle caratteristiche di femminilità che quelle capacità convenzionalmente associate con gli uomini. Era intelligente e sapeva prendersi cura di sé stessa. Era anche divertente e bella, cose che non avevano a che fare col suo essere una donna capace. Lei era così e io l’amavo. E finalmente avevo qualcuno da idolatrare da piccola.

D: Prima Bo, poi Ahsoka. La narrazione di The Mandalorian sta diventando così ricca in termini di collegamenti fra Clone Wars e i film. Che importanza ha, secondo te, in un periodo come questo la possibilità di evadere dalle mura domestiche con la fiction?

Katee Sackhoff: I film e la televisione sono sempre stati una via di fuga per molte cose anche per me. Sono diventata attrice anche per questo. Ed è proprio perché sono una persona fondamentalmente insicura che, quando posso, cerco di scegliere personaggi forti. Trovare una voce che non avevo da ragazzina. La forma di escapismo che viene fornita è, in questo particolare presente che stiamo vivendo, anche più importante per un paio di motivi. Ovviamente per il fornire una via di fuga. Poi, nello specifico di Star Wars, a prescindere che si tratti di film o produzioni televisive, c’è sempre la speranza a fare da sfondo. È questo il filo d’unione per i personaggi, il loro appiglio. Un messaggio importantissimo anche e soprattutto adesso.

THE MANDALORIAN – IL CAST E LA TRAMA

La seconda stagione di The Mandalorian è partita il 30 ottobre su Disney+ ed è stata diretta da Dave Filoni, Bryce Dallas Howard, Robert Rodriguez, Carl Weathers e Jon Favreau. Nel cast dei nuovi episodi ci sono anche Michael Biehn, Timothy Olyphant (Cobb Vanth) Rosario Dawson (che interpreta l’iconica Ahsoka Tano), Tamuera Morrison (Boba Fett), Katee Sackhoff e Bill Burr insieme a diversi altri personaggi.

The Mandalorian, che porta la firma di Jon Favreau, ha come protagonista Pedro Pascal, ed è ambientata dopo la caduta dell’Impero e prima dell’ascesa del Primo Ordine. Al centro della trama vi è un pistolero solitario che raggiunge gli angoli più remoti della galassia, distanti dal controllo della Nuova Repubblica.

Jon Favreau ha dichiarato sulla seconda stagione di The Mandalorian:

Nella nuova stagione presenteremo una storia più ampia. Le storie di Mando saranno meno autoconclusive, anche se ogni episodio avrà il suo sapore, e speriamo di rendere il tutto molto più ambizioso. Diventa tutto più grande e spettacolare, ma anche la storia personale tra il Bambino e il Mandaloriano si sviluppa in un modo che penso che il pubblico apprezzerà molto.

Trovate tutte le informazioni e le recensioni della serie nella nostra scheda.