The Expanse tornerà sugli schermi di Amazon Prime Video il 16 dicembre con i primi tre episodi della quinta stagione (i successivi verranno distribuiti in streaming a cadenza settimanale) e in questo nuovo capitolo della storia tratta dai romanzi sci-fi Steven Strait ha avuto modo di interpretare una versione diversa di Holden, il personaggio di cui si sono seguite le avventure nel corso degli anni.
I protagonisti saranno infatti divisi e a bordo della Rocinante l’amtosfera sarà molto diversa rispetto al passato: Holden è ormai una celebrità e un leader e il suo rapporto con Naomi (Dominique Tipper) si è lasciato alle spalle molti problemi. Per il personaggio affidato a Strait, tuttavia, ci saranno ancora sfide e problemi, non solo personali da affrontare.

Ecco cosa ci ha raccontato l’attore durante una roundtable con la stampa che ha permesso, inoltre, di delineare un bilancio dell’esperienza vissuta grazie alla serie che si concluderà con la sesta stagione.

In che situazione si troverà Holden in questa stagione, considerando che ora è considerato quasi una celebrità e quanto accaduto in passato?

Ciò che è stato fantastico nell’interpretare Holden tutti questi anni, specialmente essendo un fan dei libri prima che si sapesse che sarebbero stati adattati in una serie tv, è la possibilità e la promessa di mostrare l’evoluzione di un leader in un modo realistico. Nella quinta stagione, e in parte della quarta, lo vediamo con i piedi per terra come mai accaduto prima. Si tratta dell’evoluzione iniziata con la prima stagione, ha sempre avuto una certa etica, ma non si è mai trovato in una situazione di affrontare le responsabilità che si trovava a gestire ed era sopraffatto, ci sono stati molti momenti in cui ha avuto paura e anche alcuni davvero brutti. Come attore è stato fantastico poter mostrare la sua crescita superando queste emozioni e le sue cadute, quella forza e umiltà. Nella quinta stagione penso che vedremo Holden in una situazione molto più sicura per quanto riguarda le sue responsabilità, dopo tutto quello che ha vissuto, ma è anche molto preoccupato per quanto riguarda cosa è accaduto dopo l’apertura degli Anelli e questa “corsa all’oro” che è iniziata perché sa cosa c’è lì fuori, ciò che ha ucciso i creatori della protomolecola e l’intera civiltà rappresenta la più grande minaccia per l’umanità. Con Miller che se ne è andato Holden è l’unico rimasto a capirlo. Tematicamente lo vediamo alle prese con questa consapevolezza, mentre a livello personale Holden e Naomi sono in una situazione più “domestica”, il loro rapporto è in un momento positivo, tuttavia ci saranno dei problemi all’improvviso ed è quasi ironico il fatto che sia sicuro come leader e come uomo, ma le persone che lo sostengono e lo hanno portato a essere così, di cui si fida e gli sono stati accanto in ogni passo del suo percorso, sono tutte distanti, in varie parti dell’universo. Essendo fan dei romanzi era un momento della storia che attendevo perché si immerge in elementi davvero interessanti e modifica un po’ le cose nella quinta stagione. Dimostra inoltre la sicurezza degli autori che hanno potuto fare qualcosa di nuovo, ed è davvero raro quando una serie ha successo, e modificare un po’ la formula rispetto al passato. Girarla è stato davvero divertente ed è stato piacevole interpretare Holden per tutti questi anni perché difficilmente hai la possibilità di mostrare un arco narrativo così ben sviluppato.

In questa stagione i protagonisti, come hai detto, sono tutti in luoghi diversi e Holden interagisce con un altro equipaggio, come si è modificata l’atmosfera sul set rispetto alle stagioni precedenti?

Sì, c’era sicuramente una sensazione diversa sul set perché noi membri dell’equipaggio della Rocinante siamo diventati un gruppo molto unito nel corso degli anni. Proviamo insieme tutte le settimane lo stesso e siamo coinvolti nel lavoro degli altri, ma ha dato a me, e a tutti gli altri, la possibilità di esplorare un lato diverso dei personaggi perché sono in una situazione mai vista prima. Per Holden è un percorso molto più solitario in questa stagione, è più in grado di affrontare la situazione, ma sente la mancanza degli altri. Si tratta di qualcosa ben costruito dagli autori dei romanzi e dell’adattamento della serie con showrunner Naren Shankar, anche grazie al coinvolgimento degli scrittori come produttori esecutivi e nella realizzazione delle puntate. Volevo mostrare, e so che anche loro lo desideravano, che parliamo sempre di tematiche molto grandi messe in contrapposizione con gli elementi personali e legati alla famiglia. Nessuno dei personaggi è più importanti degli altri e l’evoluzione di questa famiglia è una delle tematiche più importanti tra quelle proposte in sei anni: queste persone che erano in fuga dal proprio passato e dalle loro vite precedenti si sono incontrate e hanno costruito questa famiglia affrontando molte difficoltà. Per me come attore, inoltre, lavorare con nuovi colleghi che sono stati fantastici – perché siamo stati incredibilmente fortunati nell’avere incredibili talenti arrivare nel cast e dare il proprio contributo – è stato bello. In questa stagione l’atmosfera sulla Rocinante è però davvero diversa: Holden sarà in una situazione nuova, da comandante, dà ordini agli altri in un modo da ufficiale, è meno democratico rispetto al passato, ma ha trovato la sua posizione e ora è in grado di farlo, è bravo in ciò che fa, sa cosa dove fare, e sa gestire le emozioni. Interpretare questa stagione a livello di tono è stato diverso, ma è grandioso avere uno show e una storia in grado di evolversi in questo periodo e fare passi in avanti. Siamo sempre stati davvero fortunati nell’avere il materiale creato dagli sceneggiatori ed è stato divertente mettersi alla prova.

The Expanse

 

Alle volte nelle serie i “bravi ragazzi” risultano a lungo andare quasi noiosi, essendo così fermamente dalla parte del bene, questo non accade mai con Holden, come ti sei avvicinato alla sua interpretazione?

Ciò che apprezzo di più e amo moltissimo è il fatto che Holden sia un uomo profondamente pieno di difetti, ma è cresciuto attraverso le sue esperienze, e la sua umiltà nel fallire e nel compiere errori lo ha portato nella situazione di cui la storia, e il sistema alla base del racconto, ha bisogno. Holden ha meritato di essere un eroe, all’inizio era una brava persona ma ora le sue capacità sono al livello del suo cuore, non è più in balia delle sue emozioni. Quello che amo così tanto leggere i romanzi è proprio questo e come attore è un’opportunità unica e davvero rara seguire questa trasformazione personale quasi in tempo reale davanti agli occhi degli spettatori e in modo realistico: nel mondo reale le persone non entrano semplicemente in scena e sono in grado di salvare l’universo, devono diventarlo grazie alle loro esperienze e ciò che vivono, senza poterselo aspettare, ed è qualcosa di vero nella vita reale e che volevamo mostrare in questo mondo. Per me è stato incredibile semplicemente avere il tempo di mostrarlo perché sei anni sono una durata davvero incredibile da avere a disposizione per una serie ed è davvero raro poter seguire così bene un arco narrativo. Sono profondamente grato per avere avuto questa incredibile esperienza. Ed era inoltre la mia prima esperienza dietro la telecamera come produttore, quindi ha rappresentato l’esperienza professionale più gratificante che io abbia avuto fino a questo punto della mia carriera.

Dal punto di vista produttivo, come è stato avere questo ruolo nella realizzazione della serie in queste ultime stagioni?

Si è trattato di un’esperienza incredibile che mi ha insegnato molto ed è qualcosa che amo e apprezzo profondamente. Ho sempre amato raccontare storie e scoprire che effetti possono avere. In particolare in questo periodo penso che la fantascienza abbia la capacità unica di parlare allegoricamente di tematiche molto attuali e di dare il via a conversazioni, socialmente e politicamente, che in altre situazioni potrebbero non nascere. Ho sempre creduto che The Expanse abbia una storia profondamente importante da raccontare, ed è un’altra cosa davvero rara. Già poter lavorare come attore e potersi pagare l’affitto è essere davvero fortunati e poter essere protagonista di una storia importante e inoltre avere una voce in capitolo per quanto riguarda il modo in cui viene raccontata questa storia è stato un vero onore, profondamente gratificante. Ho iniziato a produrre con questo show, occupandomi delle prove nella prima stagione che sono poi diventate un vero workshop. Fin dal primo episodio della prima stagione gli attori, gli autori e i produttori si sono riuniti durante i weekend per assicurarci di poter raccontare questa storia nel modo migliore possibile e ha contribuito a costruire la struttura necessaria per raccontare nel modo più efficace la storia.

Essendo un fan dei romanzi sei rimasto deluso dalla notizia che la serie si concluderà dopo sei stagioni o, considerando anche i fan incredibilmente leali che vianno sostenuto nel corso degli anni, pensi che ci sia la concreta possibilità di un ritorno di The Expanse sugli schermi in futuro?

Con questa storia non si può mai avere delle certezze! Abbiamo avuto un percorso davvero incredibile per arrivare a questo punto. Essendo un fan dei romanzi mi rendo però conto che sia una scelta logica: tra il sesto e il settimo romanzo c’è un salto temporale molto grande. Al termine del sesto libro c’è un finale soddisfacente ed è un epilogo che ha senso, che rende la storia completa. Ovviamente c’è ancora tanto che potrebbe essere raccontato, ma sono eventi davvero distanti nel tempo rispetto a dove si conclude il sesto capitolo. Rappresenterebbe delle sfide logistiche molto grandi continuare, non dico sia impossibile, ma sembra appropriato terminare la serie televisiva a questo punto, è una storia con un finale. Nessuno può sapere cosa accadrà in futuro, ma è soddisfacente poter raccontare una storia completa. Sono semplicemente elettrizzato dall’aver avuto la possibilità di concludere la storia. Si ha sempre paura, e in particolare noi che avevamo già affrontato la cancellazione, che il racconto si interrompa a metà e di non poter finire, lasciando gli spettatori con un cliffhanger. Sarebbe una sensazione orribile, semplicemente terribile. Se si è creativi e si lavora in questo settore, specialmente se tieni alle storie, è qualcosa di devastante se non si riesce a farlo ed è quindi stato un sollievo avere la certezza di poter arrivare alla fine del sesto romanzo. Non è stato devastante, solo soddisfazione e sollievo.

Quale è stato l’aspetto più difficile nel lavorare come attore e produttore a The Expanse?

Ho sempre avuto la sensazione che, per quanto riguarda la sua portata, sarebbe stato davvero difficile. Quando mi hanno detto che sarebbe stata realizzata una serie ero sconvolto e ho pensato ‘Come ci riusciranno per la televisione?’. Si tratta di qualcosa più vicino a un film epico distribuito in estate nei cinema. Mi chiedevo come fosse possibile girare sette pagine al giorno per sette mesi, credevo fosse una follia. Quando realizzi film di quel calibro giri una pagina, al massimo due o tre al giorno, ma questa è una serie televisiva e le tempistiche sono diverse. La sfida era lavorare velocemente e al tempo stesso mantenere la qualità che si voleva offrire. La verità è che ci vuole tantissima preparazione, c’è tanto lavoro da fare, devi assolutamente sapere cosa farai sul set prima di arrivarci perché quando sei impegnato nelle riprese non hai tempo per capirlo. Trascorriamo tutto il weekend provando con il regista, con gli autori, proviamo ogni singolo elemento. Alle volte apriamo anche il set nei giorni in cui dovrebbe essere chiuso per capire dove saranno le telecamere e gli altri dettagli, in modo da essere pronti e sfruttare il tempo concentrandosi sulla qualità, non su cosa dobbiamo fare. Gli schermi verdi, le scene d’azione che richiedono di essere sospesi con i cavi, gestire centinaia di persone… Sono tutti elementi che richiedono molto tempo e quando giri così tanto materiale e cerchi che le scene siano significative bisogna pensare a questi dettagli, in particolare con The Expanse in cui non c’è niente di serializzato. Se sbagli uno dei tasselli che la compongono rischi di creare un effetto domino, rovinando l’intera storia. Se non realizzi nel modo giusto alcune scene l’intera storia non sarà efficace perché le persone non saranno coinvolte, quindi dobbiamo essere sicuri di ogni elemento. Questa è sempre stata la sfida più grande e al tempo stesso la cosa più divertente, ci ha avvicinati tutti così tanto perché trascorriamo tutto il tempo insieme durante il periodo delle riprese. Credo che per un progetto di queste dimensioni diventi un’opera fatta incredibilmente con amore e impegno, come gruppo abbiamo una grande passione nei confronti del progetto. L’ho detto in passato, e rimane sempre vero e lo sarà sempre, sembrava quasi come una compagnia teatrale più che una serie televisiva perché ci siamo avvicinati così tanto, sostenuti a vicenda e abbiamo collaborato in modo diverso da tutti gli altri progetti negli ultimi 20 anni. Si è trattata di una sfida e di una gioia.