Quando la cosa che ti è sembrata migliore di una serie attesissima è la sua sigla, forse c’è qualcosa che non va.
E’ la sgradevole impressione che ho avuto durante la prima puntata di Boardwalk Empire, miniserie della HBO che non è certo esagerato definire uno degli eventi della stagione. D’altronde, i nomi coinvolti fanno tremare i polsi, a cominciare da quel Martin Scorsese che produce e firma la regia del primo episodio. Ma è soprattutto il cast a ‘spaventare’: Steve Buscemi, Michael Pitt, Kelly MacDonald, Michael Stuhlbarg, Michael Shannon e Gretchen Mol, solo per citare gli attori più famosi.
Boardwalk EmpireIl primo riferimento che viene in mente sono i Soprano, d’altronde i due registi che porteranno avanti il telefilm dopo Scorsese sono Timothy Van Patten e Allen Coulter, che di quella serie hanno diretto tanti episodi. E quindi anche Quei Bravi Ragazzi, un punto di riferimento per chiunque faccia prodotti con i gangster, anche se in questo caso l’azione è spostata agli anni venti. Il tutto sembra diretto dai fratelli Coen, nel tentativo di mettere assieme azione, criminalità e anche tante situazioni folli.

Il problema è che sembrano dei Coen svogliati e poco convincenti, forse perché tra le numerose doti di Scorsese non c’è certo quella di possedere un umorismo surreale. Penso a certi momenti veramente stupidi, come uno scontro tra nani che serve soltanto per suscitare curiosità.

Ma è difficile provare emozioni vere con questa storia, che per ora risulta molto schematica e prevedibile, a cominciare dalla descrizione del suo protagonista, che sembra fasullo e ipocrita già dopo cinque secondi sullo schermo, nonostante un comunque bravo Steve Buscemi. E il cast nel suo complesso sembra un po’ ingessato, come se non fosse libero di esprimersi liberamente in questo prodotto.
Sicuramente, è presto per giudicare la serie e non mancano degli elementi interessanti. Michael Pitt, per esempio, può dar vita a un personaggio notevolissimo, se gli sceneggiatori riusciranno a fornirgli materiale all’altezza. E non mancano comunque dei bei momenti, come quando si mostrano i metodi (aberranti) per produrre alcool di contrabbando. Di sicuro, non si è badato a spese, vista la meticolosa ricostruzione d’epoca.
In effetti, la seconda puntata è decisamente più incoraggiante. Lo stile di regia è molto più contenuto, assolutamente diverso da quello che aveva messo in mostra Scorsese. E qui c’è l’impressione che si inizi a costruire meglio i personaggi, puntando meno su certi effettacci a buon mercato e più su una narrazione intelligente.
Ma allora perché tutti questi consensi, di critica e di pubblico? Intanto, una precisazione. E’ vero che la prima puntata del telefilm è andata benissimo, ma è anche vero che questo dato è soltanto sintomatico dell’attesa del pubblico e non certo dell reazioni dopo la visione. Insomma, come il primo weekend al cinema di un film, è questione di marketing e non di passaparola. Guarda caso, per il secondo episodio si è già scesi a 3,3 milioni, con un calo del 33%. Per quanto riguarda i critici, beh, mi viene da pensare che, al di là dei gusti personali, ci sia ancora questo mito per cui, se si vuole vedere della bella televisione, bisogna affidarsi ai grandi nomi del cinema. Peccato che le migliori serie degli ultimi vent’anni (I Soprano, Seinfeld, Mad Men) dimostrino quanto quest’idea sia fallace…