Giunto al quarto appuntamento, Terra Nova continua a non intravedere la luce alla fine del tunnel, riproponendo e, a volte, ampliando determinati difetti già rilevati nelle ultime settimane e persistendo nel non voler sfruttare gli ampi margini di miglioramento che l’ambientazione fantastica gli permetterebbe di ottenere.

Nel riassumere gli avvenimenti di questo quarto episodio, intitolato What Remains, non si può fare a meno di evidenziare subito quello che, già in occasione dello scorso appuntamento, era risultato come uno dei difetti fondamentali in fase di scrittura: la quasi totale mancanza di una continuity nelle vicende centrali della puntata. Anche stavolta infatti, come in occasione dell’attacco degli pterosauri, la colonia, o meglio, una parte di essa, si ritrova a dover affrontare una minaccia, che nella circostanza assumerà la forma di un virus dai singolari effetti, che esaurirà completamente il proprio arco narrativo all’interno dell’episodio, non intaccando in alcun modo la prosecuzione della storyline principale. Si tratta di una mancanza sulla quale si potrebbe anche sorvolare, ma che viene penalizzata innanzitutto dalla consapevolezza di trovarsi ancora al quarto episodio (di una stagione che, peraltro, si concluderà in appena tredici puntate), e in secondo luogo dall’incapacità di creare nello spettatore una forma di coinvolgimento o pathos che vada al di là del semplice “intrattenimento” nell’accezione più elementare del termine.

Risulta difficile infatti appassionarsi di fronte a un virus ricreato accidentalmente in un laboratorio (che a qualcuno potrebbe richiamare alla mente le ben più interessanti stazioni della DHARMA di Lost) che, agendo sui centri della memoria degli infettati, li fa regredire fino a qualche anno prima, spaesandoli e dando vita ad una serie di situazioni eccessivamente “artefatte” per poter risultare credibili agli occhi dello spettatore. Ecco ad esempio che Elisabeth torna agli anni dell’università, esattamente all’epoca della frequentazione con Malcolm, invaghendosi dunque ancora di lui di fronte a Jim e ricreando una situazione che sfocerà in un’imbarazzata gelosia. Aprendo a questo punto una breve parentesi sull’età della protagonista, e basandoci sulle informazioni che la vorrebbero studentessa universitaria venti anni prima, viene da sorridere ripensando al fatto che Shelley Conn, interprete del personaggio, nella realtà abbia “appena” 35 anni (in ogni caso, non conoscendo l’età del personaggio all’interno della storia, possiamo solamente affidarci al commento della stessa Elisabeth che, guardandosi allo specchio commenterà: “Sono diventata vecchia!”).

Tra le vittime dell’infezione anche Malcolm, sul quale probabilmente gli effetti si manifesteranno in maniera più violenta, portandolo a scambiare un ovosauro per una strana forma di cane, e il comandante Taylor, che ritornerà mentalmente all’epoca in cui combatteva in Somalia. Ecco, se questa poteva essere una occasione per conoscere meglio un lato del personaggio, e da un certo punto di vista lo è, portandoci a scoprire, forse paradossalmente, un lato più umano di quello visto finora, con la conferma della perdita di un affetto a lui caro, la realizzazione non è delle migliori (il personaggio comunica immediatamente a Jim, e a noi, di credere di trovarsi in Somalia nel 2138, in uno scambio di battute troppo forzato per essere vero e, subito dopo, se ne va in giro in versione Rambo snobbando come se niente fosse un dinosauro). A proposito di dinosauri, la puntata ha fatto registrare, complici forse alcune scene “notturne”, una resa delle creature preistoriche più credibile rispetto alle scorse settimane, pur mantenendo anche qui ampi margini di miglioramento.

Ma, più di ogni altra cosa, è proprio la risoluzione della vicenda a lasciare l’amaro in bocca, con un espediente fin troppo evidente e “sgamabile” anche per lo spettatore più distratto che, già dopo pochi minuti, intuisce dove andrà a parare la storia e quale sarà la soluzione. Intanto, tocca alle vicende secondarie portare avanti, anche se di poco, la storia principale, con alcune rivelazioni, pur se parziali e confuse, sul metodo di comunicazione con il futuro. Giunta in maniera inequivocabile la conferma dell’esistenza di un modo per coordinare gli arrivi con il 2149 (e non poteva essere altrimenti), rimane da verificare come concretamente questi si realizzino.

Dispiace infine per il cliffhanger degli ultimi minuti, che, stranamente, sortisce proprio l’effetto opposto a quello voluto, giocandosi, dopo appena una puntata dalla sua introduzione, la storia del traditore dell’accampamento, rivelazione che probabilmente si sarebbe potuta sviluppare meglio. La vicenda ha comunque il vantaggio di introdurre alcune svolte narrative (l’arrivo di Kara, il coinvolgimento di Josh nella lotta tra il Sesto e Terra Nova) che, già dalla prossima puntata, potrebbero far prendere alla serie la piega tanto desiderata.

Staremo a vedere…