“Jamais Je Ne T’oublierai”, non dimenticherò mai. Queste poche parole, che infine si riveleranno come il verso di una canzone, e che danno il titolo a questo quarto episodio di Hell on Wheels, scandiscono implacabili le vite dei tanti protagonisti della storia, pienamente impegnati nel percorso che li porterà a liberarsi dei fantasmi del passato, passando però attraverso il difficile e inevitabile momento del confronto con se stessi e con i drammi che hanno dovuto vivere.

Corvi e tuoni annunciano l’arrivo di Cullen Bohannon nei pressi dell’accampamento nel quale si troverebbe il sergente Harper, l’ultimo uomo ancora in vita responsabile dell’uccisione della moglie del sudista. L’uomo però è già in fuga e, nonostante Cullen riesca da lontano a individuarlo, l’istinto di vendetta deve cedere il passo alle migliori doti di tiratore dell’altro, che da una distanza considerevole riesce a colpire il cavallo del protagonista, costringendolo quindi ad abbattere l’animale. Da ex padrone di schiavi a schiavo dell’alcol, Cullen si trascina quindi stancamente nel cantiere della ferrovia dove, abbattuto, evita per poco una rissa da bar e non trova di meglio da fare che prendersela con Elam Ferguson, l’uomo che, forse, gli ha salvato la vita uccidendo Johnson. Rifiutando qualunque appiglio, provenga esso dal reverendo Cole o dallo stesso Ferguson, Cullen riesce infine a reprimere lo spettro della vendetta, che fino a quel momento aveva guidato ogni sua azione – lo stesso salvataggio di Lily Bell nella scorsa puntata è stato visto quasi come uno spiacevole diversivo. Prendendo seriamente per la prima volta il nuovo ruolo che la vita, e Durant, gli hanno offerto, assume le redini del cantiere dopo un incidente con la polvere da sparo, iniziando a spronare i lavoratori, e se stesso, a proseguire nella costruzione della ferrovia. La vendetta, per il momento, può aspettare.

Ma tutto ciò che è stato portato via al sudista è andato perduto anche per Ferguson, come il personaggio tiene a rispondere a Cullen. Potendo solo immaginare al momento quali sofferenze abbia subito prima dell’abolizione della schiavitù, lo vediamo altrettanto discriminato all’interno del cantiere, da colleghi dal diverso colore di pelle e dalla stessa prostituta che lo ha rifiutato in passato. Eva (Robin McLeavy) lo rintraccia però in seguito e lo informa di averlo rifiutato solo per paura di perdere gli altri clienti. I due in realtà condividono entrambi un passato da schiavi, come confermano i segni sul volto della donna, che in passato era appartenuta ad una tribù di indiani.

Perno della vicenda però, oltre che personaggio più carismatico e curato visto finora, rimane Lily Bell. In quattro puntate l’abbiamo vista accostata sempre ad un uomo diverso con, a vario titolo, il compito di proteggerla e accompagnarla, senza mai essere asservita ad esso, ma anzi cercando in ogni occasione nuovi spunti per dimostrare la propria indipendenza e autoaffermazione. Dopo il marito Richard, Joseph e Cullen, Durant è evidentemente il personaggio maschile più ambiguo sotto la cui ala la donna si sia ritrovata. Non nasconde un certo interesse verso la sua persona, ma al tempo stesso sono ben evidenti le sue intenzioni di farne, come evidente da tempo, il perno della sua campagna di diffamazione e allarmismo contro gli indiani oltre al più concreto bisogno di ritrovare le mappe nascoste che permetterebbero il superamento della barriera naturale delle Montagne Rocciose. Ben consapevole della natura dell’uomo, Lily per il momento tiene nascosti i documenti, ma suo malgrado è costretta al momento a proseguire il viaggio con la “carovana”.

Un episodio probabilmente più riflessivo e statico del precedente, fatta eccezione per il prologo e l’epilogo, entrambi con protagonista il personaggio di Cullen, ma che tuttavia ha il solito merito e obiettivo (ormai il trend di queste prime puntate è orientato quasi esclusivamente in questo senso) di scavare più in profondità nell’animo e nelle motivazioni dei personaggi. Nel momento in cui il ritmo narrativo decisamente si fa più blando e le interazioni, ancora in fase preparatoria, tra i personaggi sono più intense, la costruzione di buoni protagonisti è, unitamente ad una cura tecnica sempre a livelli altissimi (tra i tanti pregi della serie andrebbe sottolineato anche quello delle ottime musiche), l’elemento più interessante sul quale puntare.