E’ inutile girarci intorno, quindi affrontiamo immediatamente il quesito che da molti mesi, ovvero dalla notizia dell’abbandono del progetto da parte di Robert Sheehan, i fan di Misfits si ponevano con terrore: la serie funzionerà senza Nathan? Per avere subito la risposta a questa domanda saltate immediatamente alla fine dell’articolo, altrimenti seguiteci nell’analisi di questo primo episodio della terza, attesissima, stagione per arrivare gradualmente a scoprire se e cosa è cambiato in una delle serie più sorprendenti degli ultimi anni.

Si riparte quindi da dove ci aveva lasciati il webisode Vegas Baby di qualche settimana fa, con il passaggio di testimone tra Nathan e Rudy (Joseph Gilgun) come quinto membro del gruppo insieme a Simon, Curtis, Alisha e Kelly. Morto un Nathan (creatura, va ricordato, tanto di Sheehan quanto degli sceneggiatori alle spalle della serie) se ne fa un altro, ed ecco quindi il nuovo personaggio che diventa protagonista assoluto di un primo episodio che, pur nella sua autoconclusività, ha sostanzialmente il compito, ben riuscito, di gettare le basi per la terza stagione, presentando una seconda volta i protagonisti alle prese con il loro nuovi e bizzarri poteri.

Il microcosmo dei bassifondi inglesi è sempre uguale a se stesso: nuvoloni grigi sullo sfondo di freddi e deprimenti caseggiati nei quali vanno avanti le piccole ma straordinarie vite di pochi personaggi allo sbando e in cerca di un obiettivo verso il quale orientare le proprie capacità. Sul tetto di un edificio, Rudy litiga con una propria proiezione corporea: è il suo lato più debole e sensibile (forse il più sincero) che si manifesta nelle occasioni di imbarazzo. Gilgun è perfetto, ma non è una sorpresa per chi lo abbia già apprezzato in This is England di Shane Meadows, nel disegnare e nel far interagire due personaggi così profondamente diversi l’uno dall’altro, con il primo (più sfacciato e volgare) che ricorda vagamente Nathan, e con il secondo decisamente più complesso e interessante che restituisce un protagonista con una caratterizzazione completa (forse il difetto maggiore del personaggio di Sheehan).

Pur non essendo mai stati i superpoteri protagonisti assoluti della serie, c’era chiaramente molta attesa intorno ai nuovi poteri che sarebbero toccati al gruppo. Se da un lato in fase di scrittura è stato fatto davvero un bel lavoro per presentare le nuove capacità (il potere di Curtis ci viene fatto conoscere in maniera sorprendente e Kelly alle prese con il suo “cervellone” è davvero divertente), rimane una certa curiosità su come questi potranno essere implementati all’interno delle varie puntate (ma ad un gruppo che è riuscito a rendere un manipolatore di latte un perfetto assassino diamo sicuramente fiducia).

La puntata in sè non delude: le note di Sunday Morning dei Velvet Underground seguite da una sfilza di volgarità e unpolitically correct da parte di Rudy ci restituiscono l’atmosfera familiare che speravamo di ritrovare, la minaccia rappresentata da una ragazza in grado di bloccare il tempo funziona, il finale tragico e senza morale non manca e l’ingresso nel gruppo di Rudy viene gestito abbastanza bene, anche se forse un pò troppo frettolosamente il ragazzo viene portato all’interno del rifugio segreto. Allo stesso modo sembra un pò forzato il modo in cui, alla fine della puntata, alcune dinamiche vengono azzerate con i ragazzi pronti a ricominciare un nuovo ciclo di servizi sociali (ancora una volta si calca la mano su quello che, per certi versi, rappresenta una sorta di reboot della prima stagione).

Come anticipato nel commento pubblicato alcune settimane fa, il punto di forza di Misfits è sempre stato quello di non appoggiarsi a un solo elemento preponderante sugli altri (spesso erroneamente identificato nel personaggio di Nathan) ma sulle tante, straordinarie anime che, dalla gestione dei personaggi, al tono ambivalente sempre al confine tra comedy e drama, all’utilizzo delle musiche hanno reso grande questa serie.

Quindi, per tornare all’inizio del commento, Misfits funziona senza Nathan? Sì, assolutamente, o meglio, se questa terza stagione dovesse perdersi per strada (va ribadito che questo inizio è stato comunque molto promettente), probabilmente le motivazioni sarebbero da rintracciare altrove.

Come a confermare ancora una volta il passaggio Nathan-Rudy, la puntata si chiude con il personaggio di Gilgun che abbatte la quarta parete, come era solito fare Sheehan, affermando che nelle prossime sette settimane il gruppo dovrà affrontare nuove sfide. Vedremo se sarà in grado di vincere la più importante: quella con se stesso…