Nel grigio e freddo microcosmo nel quale si muovono i personaggi di Misfits tutto è semplicemente autoreferenziale, immerso nella quotidianità e, a modo suo, banale e anche, anzi, soprattutto i superpoteri dei nostri cinque “disadattati” non fanno eccezione a questa regola. Non esiste la famiglia, non esiste un mondo oltre l’orizzonte e certamente non esistono quelle “grandi responsabilità” che siamo stati abituati ad accostare al possesso di grandi poteri, qui invece semplici elementi accessori, mezzi in grado di garantire la crescita dei protagonisti e il confronto con il “diverso” (la contrapposizione al centro di questo “Episode Two” è tra le più immediate: maschile/femminile).

Misfits ripete se stesso, rinnovandosi quel tanto che basta per garantire la prosecuzione delle storyline principali ma riproponendo sostanzialmente schemi già visti e apprezzati ma che, giunti al terzo anno di programmazione, forse hanno perso la spinta propulsiva degli esordi. Perchè in fondo è impossibile non vedere una profonda continuità tra il passato e le vicende raccontate in questo episodio, nel quale Curtis torna ad essere, dopo parecchio, protagonista assoluto, restituendoci un personaggio decisamente migliore di quello che ricordavamo, sempre troppo schiacciato da Simon, vero protagonista della seconda stagione, e da Nathan.

La settimana scorsa ci si interrogava, con qualche perplessità, su come gli autori avrebbero implementato nella narrazione i nuovi, bizzarri poteri ottenuti dal gruppo. Se in questa puntata Kelly è ancora in piena fase di accettazione e Simon e Alisha rimangono fermi ai blocchi di partenza, è Curtis a lanciarsi in corsa sfruttando pienamente la sua nuova facoltà e riprendendosi, per mezzo di essa, le soddisfazioni sportive di cui il servizio sociale lo aveva privato. Si trasforma quindi nella sua controparte femminile, la bellissima Melissa, scatenando una serie infinita di equivoci (che, senza scendere troppo nel dettaglio, comprenderanno fra gli altri una scena “intima” con Rudy e un’altra di grandissimo imbarazzo da antologia della serie). Come anticipato all’inizio, avvicinandosi “parecchio” all’altro sesso, relazionandosi con un universo che, come scoprirà presto, non conosceva affatto, e rispecchiandosi negli occhi della stessa tipologia di uomini di cui ha sempre fatto parte, Curtis crescerà e, tornato nei suoi panni, imparerà ad essere un uomo migliore.

La puntata scorre via liscia, forse troppo, senza quei sussulti che avremmo voluto vedere. Una mancanza che, in definitiva, fa registrare un piccolo passo indietro rispetto alla scorsa settimana. Ciò che rimane alla fine sono alcune volgarità parecchio scorrette in puro stile della serie, insieme alla promessa di alcuni futuri approfondimenti sul rapporto tra alcuni personaggi (il venditore di poteri avrà una presenza sempre maggiore). Tra gli aspetti negativi soprattutto dinamiche legate al comportamento dei protagonisti: in una puntata dedicata a Curtis sarebbe stato gradito almeno un piccolo riferimento alla morte di Nikki, ed è ancora più difficile accettare che il gruppo e soprattutto Simon, non più l’ometto passivo della prima stagione, non riescano a capire chi si celi dietro l’identità di Melissa fino all’esplicita rivelazione.

Tempo di riflessioni: Curtis per tornare a correre ha dovuto cambiare se stesso, mutare la sua forma pur mantenendo la stessa anima, e questo lo ha aiutato a crescere. Misfits, giunto al terzo anno, dovrebbe fare lo stesso, o continuare a ripetere se stesso, con risultati certamente accettabili, ma non esaltanti come speravamo? Gli autori nelle prossime settimane risponderanno anche a questa domanda…