The Walking Dead scopre che può tenere ritmi lenti e, contemporaneamente, tirare fuori una buona puntata: basta riempirla di contenuti. “Judge, jury, executioner” (La Sentenza) è un episodio magistralmente costruito sul declino e sulla decadenza di ciò che è rimasto umano in un mondo post-apocalittico. Decidere se eliminare o meno una possibile minaccia significa decidere se abbandonare o meno le ultime parvenze di civiltà. 

La civiltà, con i suoi vecchi valori, è rappresentata da Dale che cerca disperatamente di rimanere ancorato a un concetto di giustizia che non è più applicabile. Il nuovo mondo non è, come si potrebbe pensare, rappresentato da Shane, ne da Rick, ne da Daryl. Loro sono semplici rappresentazioni di come il vecchio cerca di sopravvivere nel nuovo, mutando, adattandosi o reagendo. Il nuovo mondo è rappresentato dal piccolo Carl, sempre più cinico di fronte a ciò che gli accade intorno. Un Carl che da prima vomita su Carol la sua verità sul paradiso “Shane style”, poi disobbedisce agli ordini diretti di suo padre e infine ruba una pistola dalla sacca della moto di Daryl. Probabilmente sta entrando nella pubertà.

Dale cerca di convincere tutti al campo delle sue opinioni ma tutti, quando arriva il momento di sostenerlo o contraddirlo, abbassano lo sguardo. Solo Andrea decide, alla fine, di sostenerlo ma è un sostegno inutile perché unico. E forse questo la donna lo sa. Rick, da leader vero, si assume le responsabilità del gruppo e decide di eseguire la sentenza. Si ferma proprio quando la voce della nuova realtà lo incita a concludere. Rick non è in grado di sparare a un ragazzo inerme, legato e inginocchiato di fronte a suo figlio che lo invita/sfida a farlo. Probabilmente perché gli torna in mente quanto gli ha detto Dale: “Pensa al messaggio che gli daresti”.

E Rick evidentemente non vuole che suo figlio cresca in un mondo dove la civiltà è morta del tutto, d’altronde chi lo vorrebbe? Prende allora una decisione che Shane non approva e di cui, siamo sicuri, vedremo le conseguenze prossimamente. Ma forse la decisione di Rick non è la più sbagliata; è sicuramente dettata dal consiglio che dà a inizio puntata a Carl (Think!), e forse Carl quel consiglio a fine episodio lo capisce per davvero. Magari se l’avesse capito prima il nostro adorato/odiato Dale non avrebbe fatto la fine che ha fatto, portandosi dietro tutti i valori di cui, ormai, era l’unico promotore.

Probabile, però, che la fine del vecchio mondo –rappresentata dalla morte di Dale- porti nuova responsabilità e consapevolezza al nuovo e quindi a Carl.

La strada presa in quest’episodio è finalmente quella giusta. I temi narrativi sono talmente vasti da non far soffrire più di tanto per la lentezza del ritmo. Questo è il percorso da tenere; episodi di questa portata metaforica, alternati a episodi dal ritmo alto, possono fare di “The Walking Dead” una grande serie. Ultima domanda: a che/chi serve T-dog?