La seconda stagione di The Walking Dead termina con un episodio che è stato parecchio apprezzato nella blogosfera e su internet in generale. In se e per se è una bella puntata, non la più bella della stagione, ma comunque bella. Bella principalmente perché la fattoria di Hershel viene rasa al suolo. Se controllate bene, nell’orda di zombie potreste trovarci il sottoscritto che, parecchio esaltato, dà una mano ai walkers a spaccare tutto. Finalmente il simbolo stesso dell’immobilismo della serie è stato buttato giù ed è stato buttato giù nella sequenza più d’azione della stagione. O forse nella sequenza più d’azione che si sia mai vista in The Walking Dead.

A  chi, come me, sembrava un po’ eccessivo che un orda di zombie arrivasse in un posto come la fattoria, attirata da un solo colpo di pistola, la puntata fornisce una spiegazione in apertura. Una buona spiegazione che si ricollega al pilot della prima stagione: gli elicotteri sono i pifferai magici degli zombie. O almeno, l’elicottero in questione innesca una reazione a catena non-morta che sfocia poi nell’aggressione alla fattoria.

Devo confessare che da romantico sognatore quale sono mi aspettavo (o speravo?) un Hershel che difende fino all’inevitabile banchetto la sua fattoria. Purtroppo qualcuno lo trascina via. Ci lasciano tutta una serie di personaggi inutili, eliminati in modo forse un po’ sbrigativo ma necessario per restituire un po’ d’agilità a una serie che rischiava di diventare come i suoi protagonisti. Ero sicuro che ci avrebbe lasciati anche T-dog e invece niente. Evidentemente è il messia che ci salverà tutti. Andrea viene lasciata indietro ma dimostra un attaccamento alla vita insospettabile da parte sua. Fa una strage e sfugge all’orda. La sua vicenda apre un’incongruenza non da poco: per due stagioni abbiamo visto Rick tornare a prendere gente del tutto sconosciuta e immeritevole d’aiuto incastrata in situazioni infernali (vedi Atlanta), ma sembra non avere intenzione alcuna di andare ad aiutare Andrea. In realtà, più che un’incongruenza, potrebbe essere la prima mossa –a sorpresa- del nuovo Rick. Lo scontro con Shane l’ha segnato molto profondamente o, forse, l’ha fatto la reazione di Lori. Ad ogni modo lo sceriffo non ha più intenzione di ingoiare tutte le smanie e le follie del suo gruppo e si proclama l’unico avente diritto di voto tra i sopravvissuti. Insomma tira fuori i cosiddetti, ed è forse la prima volta in cui lo fa per davvero.

Carl somiglia sempre di più a sua madre, il che lo rende inevitabilmente odioso. Lori reagisce alla confessione di Rick come se non si aspettasse una conclusione del genere. Abbastanza assurda come cosa se si pensa che non solo è la causa di quanto è successo ma ha anche spinto affinché accadesse una cosa del genere.

In chiusura arriva un personaggio che, da solo, potrebbe valere l’attesa durata due stagioni di immobilismo completo ma solo se a livello narrativo spaccherà quanto spacca a livello visivo: Michonne. Le speranze legate alla prossima stagione sono più o meno le solite: un maggiore ritmo e un approfondimento dei personaggi che porti a un minimo di spessore narrativo.

Il finale di questa stagione manda messaggi positivi in questo senso. Rick mostra finalmente un minimo di sfaccettature diverse dal cavaliere senza macchia che è stato finora -inclusi i momenti in cui faceva il cavaliere senza macchia con il muso duro-. Sperando che Mazzara riesca a risolvere i problemi storici di una serie che stenta a decollare, non possiamo che attendere la terza stagione di The Walking Dead.

 

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