Quando siamo oramai agli sgoccioli della seconda stagione, The Walking Dead apre “Better Angels”, episodio incentrato su Shane, con l’apologia a Dale, l’uomo con il quale il nostro vice sceriffo si trovava più in contrasto. E noi dobbiamo sorbirci quest’ultimo schiaffo in faccia al buon Shane. Per onorare il vecchio barbuto, e far gruppo di nuovo, Rick organizza una caccia allo zombie che viene raccontata allo spettatore con una regia stile Arancia Meccanica, con il gruppo di sopravvissuti nei panni dei Drughi. Oltre a eliminare un bel po’ di Walker, il leader più fastidioso del mondo decide anche di onorare il suo vecchio amico risparmiando la vita al prigioniero. Che è una cosa abbastanza ironica; se avesse deciso di risparmiarlo da subito Dale non si sarebbe allontanato da solo per stemperare i bollenti spiriti e ora sarebbe ancora vivo.

Ma, per fortuna, così non è. Shane non prende benissimo la scelta di Rick ma sembra addirittura accettarla. Qualcosa gli fa cambiare idea. Qualcuno gli fa cambiare idea, sarebbe forse una declinazione più azzeccata. Si, perché se anche voi, come me, pensavate che Lori non poteva scendere sotto il livello da serpente dimostrato nel discorso su Shane al marito, vi sbagliavate di grosso. Il personaggio più detestabile della serie – Dale incluso – va a fare un discorso allucinante al personaggio più instabile.

Impossibile liquidare il tutto dando la colpa alla stupidità della signora Grimes. Lori sa benissimo che Shane è pericoloso, l’ha detto lei stessa. Lori sa benissimo che Shane la ama, l’ha detto lei stessa. E Lori sa benissimo che Shane è convinto che il bambino sia suo, l’ha detto lei stessa. Eppure tutto il suo discorso alimenta le speranze di Shane di poterla avere e di essere il padre del bambino. Ed essendo Shane pericoloso è ovvio che alimentadogli questo tipo di speranze lui decida di eliminare l’ostacolo tra lui e la sua felicità nel modo più bestiale possibile. Non è accettabile pensare che Lori queste considerazioni non le abbia fatte. E se le ha fatte, dobbiamo allora iniziare a considerare che Shane non sia l’unico nel gruppo regredito allo stato di “bestia”. Il gruppo di sopravvissuti ha due maschi alfa, entrambi infatuati di lei. Lei però non sa quale dei due comanderà alla fine per cui decide di provocare lo scontro. Insomma o è così o bisogna accettare che sia semplicemente stupida.

Shane organizza quindi l’imboscata al suo più caro amico che prima lo asseconda e poi lo pugnala. La differenza tra i due sta nell’accettare le proprie azioni e questo risulta evidente proprio dall’assassinio. La frase che Rick ripete disperato all’amico morente è la prova proprio di questo; Rick rifiuta l’idea di essere responsabile della morte dell’amico, preferisce accusare Shane. Se gli urlasse piangendo “Chi è causa del suo mal pianga se stesso” sarebbe la stessa cosa.

Le immagini che indicano il risveglio dopo la morte sono semplicemente perfette ed evocative dell’effetto che deve fare. La “zombificazione” di Shane è, tra l’altro, l’epicentro della questione epidemia. Dopo aver rinvenuto alcuni corpi senza segni evidenti di morsi o graffi è il nostro amico a svegliarsi senza aver subito un attacco. Che solleva tutta una serie di domande sul virus – o qualsiasi cosa sia – che trasforma gli uomini in zombie.

L’eliminazione del personaggio di Shane, per quanto attesa, rischia di essere il colpo definitivo alla serie. Senza un elemento narrativo a bilanciare l’eccessivo buonismo di Rick “The Walking Dead” rischia infatti di diventare ancora più monotematico di quanto già non fosse.  E se deve succedere una cosa del genere tanto vale che gli zombie che avanzano in chiusura di puntata si mangino Rick.