“I wanted an ET ending”

Il desiderio espresso da Rudy non si è avverato. Esattamente come per gli spettatori di questa quarta, deludente season di Misfits, l’atteso happy ending non si è materializzato (intendendosi con questo un qualunque segnale di ripresa dello show dopo la prima, non esaltante, parte di stagione). Purtroppo nel momento in cui l’unico tentativo di trama orizzontale finisce per riguardare il recupero del pene di uno dei comprimari, e si fatica a trovare altri momenti topici nell’arco delle otto puntate – salvo forse la dipartita di Curtis – allora è segno che qualcosa si è, forse definitivamente, spezzato.

La tanto criticata terza stagione di Misfits non era certamente perfetta e si manteneva a livelli lontani dai primi due fantastici anni, ma almeno, a differenza di quest’ultima, riusciva nel suo tentativo di porsi in continuità con quanto fatto in precedenza. E non si parla soltanto di rinnovamento, forzato o meno, del cast. Non avendo mai fatto della trama orizzontale, né della coerenza interna, il proprio punto di forza, Misfits avrebbe potuto molto agilmente riflettere su se stesso, percorrere nuove strade, superarsi. E invece ciò che rimane oggi è la constatazione di come, dopo aver mantenuto solo lo scheletro del passato, Misfits non sia riuscito a crearsi una nuova pelle.

Tanto grande è stata l’esaltazione nelle settimane che ci avvicinavano alla premiere, quando sagome di conigli giganti e dei quattro cavalieri dell’Apocalisse avevano fatto capolino, tanto grande è stata la delusione quando queste immagini sono state tradotte sullo schermo (in particolari questi ultimi, relegati ai minuti finali dell’ultima puntata). I ritmi si sono abbassati notevolmente, risollevandosi soltanto in rari momenti, praticamente tutti riconducibili a qualche uscita trash o unpolitically correct di Rudy (e quindi del solito straordinario Joseph Gilgun), o a qualche momento delirante dell’ottimo probation worker Greg (Shaun Dooley). Un pò poco per una serie che era riuscita a rendere memorabile una puntata incentrata su un tizio in grado di manipolare il latte con i suoi poteri.

Già, i poteri. Perché una volta Misfits riguardava anche questi. Mai stati il centro assoluto della narrazione, ma piuttosto funzione di essa, ma comunque presenti. Quest’anno invece sono semplicemente scomparsi, salvo rari momenti. E fa specie, a questo proposito, un cliffhanger conclusivo incentrato proprio sull’acquisizione di un nuovo potere da parte di un personaggio (a parte la rivelazione che forse avverrà nella prima puntata della quinta stagione, già confermata, servirà a qualcosa?). Jess e Finn si sono rivelati dei buoni personaggi così come i loro interpreti (e probabilmente migliori del longevo – per gli standard della serie – Curtis) e rimane l’amaro in bocca per l’apparizione tardiva di Abby (Natasha O’Keeffe): tre buoni personaggi, lontani dalla prima generazione (ormai chiamiamola così) di disadattati, molto penalizzati dal momento dello show.

Il senso di stanchezza che si respirava nelle prime quattro puntate dello show è purtroppo proseguito anche in questa seconda ultima parte di un’annata difficile da definire: stagione di transizione? Rilancio mancato dello show? Lunghissimo prologo di un futuro ancora tutto da decidere? Sta di fatto che, se un anno fa piangevamo la morte di due protagonisti, oggi forse ad essere scomparsa è un’intera, bellissima, serie.