Partito l’anno scorso un po’ in sordina (un clone di Homeland?), The Americans è riuscito in poco tempo a scrollarsi di dosso qualunque scomodo, e anche insensato, paragone, per costruire, settimana dopo settimana, qualcosa di solido, riconoscibile e ragionato. Dopo un anno di attesa, rientriamo nelle doppie vite di Elizabeth e Philip Jennings, con una season premiere riuscita nel riallacciare i fili con il finale del primo anno, ma anche carica di tensione ed eventi, alcuni anche traumatici. Un ottimo nuovo esordio, che, se non da un punto di vista narrativo, riesce sotto il profilo emozionale e concettuale a gettare delle buone basi per le prossime puntate.

Rientrare nelle vite dei coniugi Jennings, americani modello che nascondono un’identità da spie sovietiche nelle battute finali della Guerra Fredda (la serie è ambientata all’inizio degli anni ’80), significa riallacciare i contatti con un mood grigio e triste, che rigetta le esagerazioni da fantapolitica per calare il tutto in un contesto più verosimile. Non la Storia, con la lettera maiuscola, ma gli uomini, quelli piccolissimi e invisibili, senza nome né certezze, che combattono e si nascondono tra le sue pieghe. Su queste coordinate si è mossa la prima stagione, in un continuo e rimarcato parallelo tra l’azione di spionaggio americana e sovietica, che spesso ha messo l’accento più sulle somiglianze che sulle differenze.

Da questo punto di vista Comrades non si distingue particolarmente. In una prima parte, più interlocutoria e introduttiva, vengono tracciati i fili che collegano la serie con l’episodio finale della prima stagione. Dalle ceneri del ferimento di Elizabeth (Keri Russell) rinasce un sentimento profondo tra la donna e Philip (Matthew Rys), che vede i due recuperare il vecchio affiatamento, riallacciare i rapporti di fronte ai figli – che ovviamente ignorano ogni cosa, anche se la maggiore, Paige, inizia a sospettare qualcosa – e riprendere le vecchie abitudini. Più complicata la situazione per l’agente dell’FBI Stan Beeman (Noah Emmerich). Se in più di un momento il parallelo tra la famiglia Jennings e quella di Beeman, problematiche matrimoniali comprese, era stato un punto d’appoggio della scrittura, si può dire che i protagonisti, al momento, ne siano usciti meglio. Stan continua a tradire la moglie con la sovietica Nina, in un gioco di identità e ruoli nel quale rischia di perdersi.

La seconda parte dell’episodio, non così slegata dalla prima, trasporta tutto su un piano più diretto, traumatico, legato ai pericoli immediati. Nemmeno il tempo di assestarsi e riprendersi dalle fatiche recenti, che i due agenti vengono messi di fronte ad un massacro, una carneficina che, per impatto e valenza simbolica – è ovvio che in quei cadaveri rivedono loro stessi e i loro figli – ancora una volta sottolinea il legame fortissimo tra la dimensione privata e familiare e quella legata allo spionaggio. Un legame che i due hanno tentato di negare, nascondere, affogare fino ad oggi, ma che sembra sul punto di esplodere. E se non saranno le pressioni esterne saranno quelle dall’interno, con Paige che, in questa settimana, si limita a scoprire, in una scena molto imbarazzante, i propri genitori a letto insieme, ma che dalla prossima puntata potrebbe sfociare in qualcosa di più pericoloso e diretto per la trama. Gli indizi in questo senso sono troppi, ed è difficile che tutto si risolva in un nulla di fatto.

Comrades è un ottimo episodio di ritorno, che conferma tutti i pregi riconosciuti alla serie lo scorso anno. The Americans è una serie che lavora lentamente e sui personaggi, che mette gli individui e i caratteri di fronte alla storia, capace di momenti riflessivi e legati al più ristretto contesto familiare, ma anche di esplosioni di violenza e tensione improvvise. La tecnica rimane alta, la fotografia “d’epoca” apprezzabile e il montaggio ottimo e capace di costruire la giusta tensione, in questo episodio soprattutto nelle scene al parco giochi. Uno show che ci era mancato.