Nothing Personal, titolo del ventesimo episodio di Agents of S.H.I.E.L.D., richiama un concetto che viene espresso più volte nel corso della puntata. È la sterile giustificazione che Ward utilizza di fronte a Skye una volta che la sua copertura è definitivamente saltata, ma sono anche le parole che si vede rivolgere ironicamente a sua volta da Deathlok verso la fine. E, con un colpo di coda sorprendente, è anche il concetto che quasi emerge dall’ultima inattesa rivelazione sul progetto TAHITI e su Coulson. Da un lato c’è la fedeltà al ruolo e alla causa, e dall’altro lato ci sono le implicazioni personali che inevitabilmente vengono calpestate e passano in secondo piano. Pur non sfociando mai nel dramma aperto, la serie della ABC alza l’asticella della tensione, gioca con un apparizione abbastanza attesa, e regala l’ennesimo buon episodio sulla strada verso il finale.

Ritornati alla base di Providence, Coulson e gli altri scoprono a poco a poco la verità. Skye ha lasciato alle sue spalle sufficienti indizi a mettere i suoi compagni sulla buona strada e a rivelare la doppia identità di Ward. “Ward is Hydra”, e se lo pseudotriangolo tra Fitz, Simmons e Triplett si mantiene poco interessante, quando non banale e sfiancante, è ben giocata la reazione di rifiuto mista a sconcerto dei due scienziati. Coulson da parte sua prende in mano la situazione e, dopo essersi incolpato per aver costretto May ad andare via, si concentra sul ritrovamento di Skye. La strada del gruppo si incrocia ben presto incidentalmente con quella di Maria Hill, che dopo gli eventi di Captain America – The Winter Soldier è andata a lavorare per Tony Stark. Dopo una fugace apparizione nel primo episodio stagionale torna dunque Cobie Smulders ad interpretare il braccio destro di Fury.

La vediamo ad inizio di puntata mentre scambia qualche parola al telefono con Pepper Potts (attenzione: addirittura verrebbe citato di sfuggita il personaggio di Man-Thing) per poi essere interrotta bruscamente da Melinda May. Il governo e i militari, nella persona del Colonnello Talbot (Adrian Pasdar), si rivolgeranno a lei come mezzo per ripulire tutte le strutture dello S.H.I.E.L.D. rimaste operative. Quando il gruppo farà irruzione nella base Coulson rivelerà la verità a Maria Hill che, sentendosi in parte responsabile, aiuterà il gruppo a ritrovare Ward. Dopo l’apparizione di Jaimie Alexander nei panni di Sif in Yes Man, quella di Maria Hill è uno dei momenti di maggior legame con l’universo cinematografico. La sua non è una semplice toccata e fuga, ma un momento di vera condivisione con la cronologia dell’universo Marvel. Si parla di Nick Fury ovviamente, ma anche di Tony Stark, degli eventi del Triskelion, di Natasha Romanoff. Emerge la consapevolezza di trovarsi in quello che al momento rappresenta l’ultimo capitolo del grande romanzo della Casa delle Idee. Nell’impossibilità di vedere questi personaggi nello show, è difficile immaginare come poter fare meglio.

L’esageratissima, folle e fumettosa scena di salvataggio di Skye (povera Lola!) è preceduta da alcuni momenti chiarificatori e risolutivi tra la ragazza e Ward. Negli ultimi episodi i due personaggi sono cresciuti in modo esagerato, l’uno per merito dell’altro. Il belloccio e la presunta “Mary Sue” della serie hanno lasciato il posto a due figure più mature, più tormentate, più sfumate rispetto ai chiaroscuri dei primi episodi. E tutto questo emerge in due situazioni chiave. La prima, quella che vede i due in un locale, lo stesso nel quale Skye tentò di convincere Mike Peterson della capacità di diventare un eroe, e la seconda, molto più serrata, quando ormai tutte le coperture sono saltate. Skye grida senzi mezzi termini a Ward di essere un nazista.

Dopo tutto il male che ha compiuto, e nonostante la prospettiva di una redenzione tramite l’affetto per Skye, è molto difficile immaginare un nuovo salto della barricata per Ward. A questo punto la sua dipartita nel finale di stagione non sembra una prospettiva tanto remota. Ma la vera sorpresa arriva dopo i titoli di coda. Un filmato ritrovato da May ci rivela che a capo del progetto TAHITI vi era nientemeno che lo stesso Coulson. L’agente di oggi, che non ricorda nulla di quegli eventi, è costretto a vedere il se stesso del passato che chiede a Fury di interrompere l’operazione a causa dei troppi effetti collaterali. Come sappiamo il suo capo la pensava diversamente. Niente di personale, anche in questo caso.

Manca ormai davvero pochissimo al finale di stagione e a questo punto la serie ha trovato già da un po’ il suo ritmo ideale. Nulla di eccezionale, a volte poco chiara nella gestione dei tempi narrativi, come nell’ultimo episodio, che ha alcune accelerazioni non indifferenti, ma una visione sempre più piacevole, che a questo punto possiamo già iniziare a sperare di rivedere il prossimo anno.