So I turned myself to face me
But I’ve never caught a glimpse
Of how the others must see the faker
I’m much too fast to take that test

I cambiamenti sono tutto in Transparent. Non solo superficialmente, come risultante del travestitismo del protagonista Mort/Maura, che poi si riversano su tutta la sua famiglia, ma anche come punto di partenza della celebrata proposta di Amazon e in generale come chiave di lettura dell’intera vicenda. Nella moderna democrazia televisiva, in cui non solo Netflix rilascia tutti gli episodi dei suoi prodotti in contemporanea, capita che gli spettatori scelgano a quale show dare fiducia, e capita che proprio quella scelta si traduca in una delle serie più di rottura dell’anno. Con un ottimo cast, alcuni riferimenti colti e ben precisi in mente, una leggerezza di fondo azzeccata e mantenuta con coerenza, Transparent è una delle migliori nuove proposte recenti.

Nella più che disfunzionale famiglia di Mort Pfefferman (un grandioso Jeffrey Tambor), capita che “l’outing” del protagonista, compiuto anche in veneranda età, nei confronti dei suoi tre figli sia solo una goccia nel mare di segreti, piccole paranoie personali, cambiamenti, appunto, che interessano giovani e adulti. Sarah (Amy Landecker), la più grande dei tre, è alle soglie della fine del proprio matrimonio, causata da una relazione omosessuale con Tammy. Josh (Jay Duplass), il figlio di mezzo, passa da una relazione instabile ad un’altra, e infine, Ali (Gaby Hoffman), la più giovane, è una spiantata dall’identità sessuale confusa.

L’autrice Jill Solloway (Six Feet Under) nell’immaginare l’ambiente perfetto nel quale calare la svolta alla luce del sole del protagonista Mort, ora Maura, non gioca sul contrasto tra questo personaggio e il contesto di “normalità” che potrebbe circondarlo. Al contrario, ed è in questo che Transparent diventa una serie più corale di quanto potremmo pensare al principio, è proprio la classica identità familiare, e di genere, ad essere messa costantemente alla prova. Il titolo stesso della serie, oltre a nascondere un gioco di parole, si diverte a lanciarci un input su quella trasparenza che a poco a poco, nel corso dei dieci episodi, emergerà sempre più, fino a scongelare quel clima di affetto, ma anche di distanza, degli esordi, e lasciarci con un quadro molto confusionario, ma anche sincero.

C’è un filo rosso che unisce Woody Allen (tra le altre cose un nucleo ebraico di partenza), le classiche dramedy della HBO e quest’ultimo Transparent. La presa di coscienza e il racconto della tragicità della vita, ma anche la messa in ridicolo degli schemi e delle imposizioni preconfezionate, il continuo riconsiderare se stessi nella società e nella famiglia per emergere forse più disillusi, ma anche più forti di prima. Qui c’è una maggiore provocazione visiva (tantissime scene di sesso) rispetto al più contenuto Allen, ma anche una più attenta concessione al puro intrattenimento rispetto agli slice of life della HBO (Looking, Girls, Tell Me You Love Me). La scelta di concentrare tante peculiarità nello stesso nucleo familiare, quindi la sensazione di una vicenda troppo caricata e inverosimile, in realtà si sposano bene con il tono sopra le righe della storia (non è così tanto lontano dall’approccio di Six Feet Under).

Con questa serie Amazon.com entra nell’agone dei network televisivi proponendo la combinazione di un approccio da binge-watching – lo stesso di Netflix, che mette a disposizione tutti gli episodi nello stesso momento – e coinvolgendo al tempo stesso con modalità del tutto nuove i suoi utenti, chiedendo loro di scegliere tra un campione di pilot quale sviluppare. Dopo la bocciatura di Zombieland, Transparent è il primo vero prodotto da ricordare. Nel futuro una serie con Ron Perlman e, già in previsione per il prossimo anno, il pilot tratto da “La svastica sul sole”. Cambiamenti, si diceva.