Circa al minuto otto della terza puntata stagionale di Banshee arriva una scena di combattimento. Dura cinque minuti ed è una delle migliori mai viste in una serie tv. È creativa e interpretata con intensità, è coreografata e diretta splendidamente, si inserisce perfettamente nella trama, ma viene al tempo stesso giocata come un bonus di inizio episodio, quando la regola normale avrebbe imposto di piazzarla in conclusione. Ma Banshee è un po’ come i suoi protagonisti, non segue le regole. O meglio, lo fa, ma creandone di proprie. E questa è solo una piccola parte di un episodio praticamente perfetto, uno dei migliori mai regalati dalla serie di Cinemax.

La puntata si intitola “A Fixer of Sorts” e gli ingredienti principali sono i soliti della serie di Tropper e Schickler. C’è grande tensione e azione, che si sviluppa all’ombra del conflitto stagionale tra Proctor e i Redbones di Chayton, ma anche con lo sviluppo del cliffhanger con il quale si era chiuso lo scorso episodio. Hood torna infatti prepotentemente al centro della trama, lontano dalla città della Pennsylvania e dai suoi contorti giochi di potere, trascinato in manette dall’agente dell’FBI Robert Phillips (Denis O’Hare, che recentemente abbiamo visto nell’ultima stagione di American Horror Story). Sulla loro strada tuttavia i due troveranno una nuova e inaspettata minaccia, e il pericolo sarà ancora più immediato.

La storia di Hood scorre quindi parallela e indipendente rispetto al resto dell’episodio, che si concentra sulle rappresaglie dei Redbones nei confronti dell’attività di Proctor. I due segmenti si sfiorano a distanza solo nel finale, tramite le solite magie di montaggio della serie, con le due sparatorie conclusive mostrate praticamente in simultanea. Mentre gli screzi tra Job e Sugar con il loro dark humour alleggeriscono la tensione e riportano tutto a quella leggerezza e “follia” tipica della serie, i momenti d’azione più esagerati e improbabili trovano quindi una loro strada, che ormai è la solita e ben assimilata dalla serie. Davvero sopra le righe ad esempio il momento in cui Hood viene condotto al cospetto dell’enorme boss Raymond Walton Brantley (Shuler Hensley): tutto, anche per sviluppo, è una distorta parodia action del segmento di Jabba the Hutt dal Ritorno dello jedi, con tanto di botola che porta alla morte.

In una puntata in cui Carrie è assente, il maggior carico emotivo viene poi riservato a Proctor, che continua a prendersi cura della madre morente, addirittura permettendo al padre di farle visita. E dopo tutto queste sparatorie, combattimenti corpo a corpo, sconvolgimenti nella trama e riaffermazione forte delle motivazioni entrambi gli schieramenti (con Chayton ancora più furioso dopo la morte di Nola e Proctor determinato dopo la distruzione del locale), Banshee rilancia e scommette ancora di più. Lo fa con la consapevolezza che la sottotrama del furto di Hood e i suoi è tutta da sviluppare, e con un’ennesima svolta nel rapporto tra il protagonista e l’agente Kelly. Il tutto termina con un cliffhanger ancora più forte rispetto a quello della scorsa settimana. Cosa si può volere di più?