Pimento. Puntata enorme sotto ogni punto di vista questa che della prima stagione di Better Call Saul è la penultima. Puntata di svolte e di conferme, dalla grandissima scrittura e dalle interpretazioni magistrali. Puntata su maschere e ruoli, su persone che vorrebbero essere qualcos’altro, ma che alla fine della giornata non possono fare altro che arrendersi a loro stessi, alla propria natura. Puntata che ad un passo dal finale, in prospettiva, illumina tutto il percorso compiuto finora, tratteggiando con cura ombre e anfratti nella personalità dei caratteri principali e non. Tutto questo in una storia completamente sacrificata all’amore che l’autore prova verso i personaggi.

La causa miliardaria approda, su spinta di Chuck, che agisce alle spalle di Jimmy, alla HHM. Giunti sul posto per un incontro con i soci dello studio, i due si trovano di fronte ad una risposta emotiva decisamente diversa. Per Chuck l’applauso – sentito o meno, di circostanza o no, non è importante – mentre per Jimmy il silenzio imbarazzato, l’ostracizzazione prima sottile, poi sempre più palese, da quell’ambiente eletto al quale ha sempre aspirato, identificandolo come il mezzo più veloce e sicuro per giungere all’approvazione del fratello maggiore. Nel momento in cui tutto sembra organizzato, e la serie pare procedere su binari prestabiliti, l’accordo salta, la grande sfida tra i due studi legali crolla, e lo fa per le motivazioni apparentemente più banali. Il tutto si apre su un momento di confronto a lungo rimandato tra Jimmy e Chuck, in cui ognuno si libera dei sassi che ha tenuto da parte per tanti anni, facendoli così diventare sempre più pesanti.

Che il rapporto tra Jimmy e Chuck sarebbe stato la chiave di lettura della stagione era chiaro da un po’. Troppo particolare la condizione del fratello una volta ammirato dal protagonista, troppo centrali i flashback che hanno scandito, con feroce progressione, l’evolversi del loro rapporto negli anni. Tra applausi, silenzi, abbracci si nasconde in bella vista il peggiore dei risentimenti verso le persone che amiamo, quella segreta competizione che lega le persone che si vogliono bene più di quelle che mal si sopportano. C’è sincero affetto, ma c’è anche egoismo e risentimento, e tutto viene filtrato da un gioco di maschere – gioco al quale Gilligan è sempre stato bravissimo – che accumula tensione, false piste, e solo alla fine ci lascia dare uno sguardo veloce alla verità.

Jimmy è una figura ossessionata dall’ottenere l’approvazione degli altri. I soldi, la fama, certo è tutto molto importante, ma il vero obiettivo è il riscatto sociale agli occhi di chi da sempre lo ha guardato dall’alto in basso: la casta degli avvocati di cui suo fratello è l’esponente principale. Cambia nome, vestiti, mestieri, ma tutto rimane concentrato su quell’obiettivo inafferrabile. Ora, ad un passo dal risultato a lungo inseguito, Jimmy si vede portar via tutto e noi, che conosciamo Saul Goodman, sappiamo che probabilmente non tornerà mai più così vicino all’obiettivo. Questo per colpa della persona a cui vuole, ancora adesso, più bene al mondo. A prescindere dall’affetto per i personaggi, lo stesso che ci faceva stare dalla parte di Walter anche di fronte alle azioni più torbide, chi ha ragione?

Jimmy prende scorciatoie, mazzette e lauree di improbabile provenienza. Chuck non vuole veder sporcata la sua professione da un azzeccagarbugli quale suo fratello minore è e sa di essere. D’altra parte Jimmy è un molto bravo nella sua professione, e si è preso buona cura di suo fratello, che invece per ben due volte ha ostacolato la sua realizzazione nel mondo del lavoro. Lo ha fatto per preservare la sua sacra professione, oppure non vuole semplicemente riconoscere il sorpasso? Conoscendo questa serie e quella che l’ha preceduta, probabilmente c’è questo, quest’altro e dell’altro ancora che rimarrà per sempre fuori dalla nostra comprensione. Ma su tutto c’è la nostra libertà di scegliere, di decifrare, di lavorare su scrittura e immagini e trarne l’idea che vogliamo al di là di facili moralismi e categorie.

Sono le stesse sfumature tra bene e male di cui parla Mike a conclusione di una storyline che rende perfetto un episodio già ottimo. Puoi essere un buon criminale o un pessimo avvocato, e al tempo stesso un bravo nonno che cerca di riallacciare i rapporti con la famiglia o un fratello premuroso che non può odiare un altro parente senza riconoscere di odiare se stesso. Tanto per chiarire, il segmento di Mike è 100% materiale da Breaking Bad: ironia, tensione, grande scrittura. Davvero la cornice fantastica per un episodio splendido.