I Gallagher: pazzi, confusionari, cattivi, inadeguati e senza vergogna. Ma almeno uniti, nella buona e soprattutto nella cattiva sorte. Almeno così è stato per molto tempo, fino a quando, in corrispondenza con il finale della terza stagione, qualcosa non è cambiato nel percorso umano di queste persone, un punto di partenza verso nuove vite che in tutti i casi sono sistematicamente ricadute in loro stesse e precipitate verso un nido familiare non più così accogliente. Forse è cambiata questa famiglia disfunzionale, o forse sono cambiate le nostre aspettative, o forse ancora semplicemente certe storie non sono fatte per durare all’infinito, anche quelle più drammaticamente esilaranti come quelle raccontate in Shameless.

Il lungo percorso narrato nella serie di Showtime aveva ricevuto due anni fa un serio scossone in Survival of the Fittest, potenziale series finale, che catapultava fuori dal nido buona parte dei protagonisti, perdenti per nascita, capaci di rialzarsi. La quarta stagione ne raccontava la caduta e il ritorno alle origini. La pietra portante era stata anche una delle prime a crollare: Fiona, che aveva tenuto sulle sue spalle la responsabilità dei fratelli e sorelle più giovani, aveva dimostrato in due occasioni una condotta inaccettabile, prima con il tradimento di Mike e poi mettendo in pericolo la vita del piccolo Liam. A ruota erano seguiti tutti gli altri: Frank e Monica con le loro pesantissime responsabilità sullo sfondo, e in primo piano i Gallagher che cadevano uno dopo l’altro.

La quinta stagione della serie partiva quindi dal nulla, dalle macerie, e purtroppo non si è distaccata troppo da quelle. Matrimoni, tradimenti, condanne, presunti omicidi e presunte gravidanze. A ben vedere succede di tutto e di più nell’ultima stagione della serie, eppure in conclusione la sensazione è di aver fatto un ennesimo, anche divertente, giro sulla giostra con i Gallagher, ma di aver comunque girato a vuoto. C’è la solita follia incontrollata, quell’alchimia assurda che permette di leggere gli eventi anche più drammatici in una cornice di humour nerissimo (roba che Better Call Saul a confronto non è niente): per chi cerca solo questo, la stagione è ampiamente sufficiente.

Ora che i fratelli iniziano a crescere, Fiona (Emmy Rossum) ha lasciato andare un po’ la corda con le responsabilità e il buon senso. Il problema è che probabilmente si è dimenticata di legare la cima da qualche parte, perché di logica in quello che fa ce n’è davvero poca. Prima un matrimonio nato e costruito dal nulla con il musicista Gus, quindi il ritorno – anticipato nel season finale della quarta stagione – di Jimmy che mette immediatamente in crisi il tutto, ma al tempo stesso viene liquidato in tre episodi. E si può dire che l’uscita definitiva di Justin Chatwin non è stata proprio dignitosa per una persona importante per i primi anni della serie, ma fondamentale per Fiona. Da un tradimento ad un altro ad un altro ancora, il matrimonio naufraga e Fiona finisce con il suo datore di lavoro Sean Pierce, ma la quiete sembra tutt’altro che raggiunta.

Non vanno meglio le cose per Lip (Jeremy Allen White) e Ian. Il primo vive gli ultimi sbalzi della storia con Amanda, che per certi versi sembrano riprendere il canovaccio della storia tra Fiona e Mike dello scorso anno. Anche qui tradimenti, una storia con un’insegnante, qualche frecciatina alle classi alte che sono pazze tanto quanto quelle più modeste: non molto da segnalare. Ad Ian (Cameron Monaghan) invece spettano i momenti più drammatici – e più riusciti – della stagione. La triste, ma anche tenera, storia con Mickey viene ulteriormente appesantita dalla malattia ereditata da Monica, che lo porterà nel finale a vivere il suo momento più buio. Il crollo più netto – proprio perché inaspettato – è però quello di Deb (Emma Kenney). La sua storia riprende direttamente i problemi che viveva lo scorso anno, con l’ansia per la perdita della verginità e il confronto mai negato con Fiona. La Gallagher più giovane è anche la più insopportabile della famiglia (insomma, se la gioca con Sammi), ed è difficile, forse per mancanza di empatia, perdonare a lei gli stessi errori degli altri.

Lo “zio” Carl (Ethan Cutkosky) intanto finisce in carcere per spaccio, e tira con sé il malcapitato Chuckie. Per il prossimo anno su questo fronte ne aspettiamo di belle, anche se è un peccato che la serie abbia glissato sulla vicenda per tutta la seconda parte. Frank (William H. Macy) un po’ meno in sordina rispetto allo scorso anno, complice anche una vicenda drammatica che lo porterà a mostrarci uno dei suoi volti più umani. Sammi completamente pazza e incomprensibile, degno rimpiazzo per Sheila (Joan Cusack) che sinceramente non rimpiangeremo. Adorabili come sempre, e come sempre molto sopra le righe, le schermaglie tra Kev e V (Steve Howey e Shanola Hampton).

Il pregio di una serie corale come Shameless è che per una storyline che non funziona se ne può trovare almeno un’altra in grado di soddisfarci. Meglio allora concentrarsi su queste, sui sinceri momenti di affezione, divertimento, odio e disgusto che lo show riesce a farci provare nei confronti dei protagonisti, ricordandoci che qualunque reazione è migliore all’indifferenza. Ecco, Shameless non lascia mai indifferenti.