È un’opinione quella che vuoi, Will?

Questa la domanda che aveva rivolto Jack Crawford (Laurence Fishburne) a Will Graham (Hugh Dancy) in The Great Red Dragon la scorsa settimana, quando il profiler si era detto intenzionato a chiedere l’aiuto di Hannibal Lecter (Mads Mikkelsen) per risolvere il caso della Fatina dei Denti.
“Le altre visite che ricevo sono tutte… professionali” dice Hannibal dopo aver rivisto Will, a distanza – presumibilmente – di anni; nulla sembra essere cambiato, l’ex psichiatra gioca ancora a soggiogare l’antico sodale con parole che rimandano a un legame affettivo già tradito in tutti i modi in cui potesse essere tradito. A nulla valgono i tentativi poco convinti (e ancor meno convincenti) di Will di creare un distacco, prima ancora che apra bocca sappiamo già chi avrà sempre la meglio tra il gatto e il topo. Ma Hannibal, come ogni gatto che si rispetti, teme la perdita di dignità, e ben lo sa Alana Bloom (Caroline Dhavernas) che, con le sue minacce vagamente sadiche all’indirizzo del recluso, ormai sembra aver assunto il ruolo che, nei romanzi di Thomas Harris, era ricoperto dal Dottor Chilton. Se l’aderenza alle fonti resterà immutata, per la bella psichiatra si prospettano momenti piuttosto duri.

“C’è un figlio nella tua vita, Will? Se ti ricordi, io ti avevo dato questa possibilità.” L’allusione di Hannibal sembrerebbe al figlio strappato dal ventre di Margot, ma basta un attimo di riflessione per capire come l’uomo stia facendo riferimento a una ferita ben più dolorosa: Abigail Hobbs (Kacey Rohl), figlia putativa uccisa sotto i suoi occhi. La prima scena è tutta un esercizio di coercizione da parte di Hannibal e di diniego da parte di Will, che si conclude con il sigillo definitivo: “Sei uno di famiglia, Will”, lo dice Hannibal e lo ripete in altra forma Freddie Lounds (Lara Jean Chorostecki) bollandoli come “murder husbands”. E il profiler sa, in cuor suo, che le ceneri da cui è riemerso non hanno cancellato del tutto la sua metà oscura. Hannibal accetta di aiutare Will in nome di quella fratellanza non di sangue ma di spirito che ha accompagnato i loro passi sin dalla prima stagione, e Will non può ricorrere a collaboratori più validi del dottor Lecter per la risoluzione dei delitti efferati che sta seguendo. Il caso di un timido, di Francis Dolarhyde (Richard Armitage), di un killer che “ha bisogno di una famiglia per fuggire da ciò che ha dentro di sé”. Rispetto a tutti gli altri assassini in cui si è imbattuto finora, questo sembra avere punti in comune con Will che fanno appello al suo lato ombroso tanto a lungo ripudiato.

“Anche se conosci la condizione di chi sei oggi, non puoi prevedere chi sarai domani. Sei definita fino a questo momento, non oltre.” Questo dice Hannibal ad Abigail Hobbs mentre si preparano, assieme, a inscenare la morte della ragazza in un flashback raggelante e struggente al tempo stesso, se si pensa alla sorte toccata alla poveretta. E il tema della trasformazione è centrale nella puntata, assieme a quello della famiglia. “Ogni famiglia ama a modo suo, e ogni amore è unico” dice Hannibal, e Will indaga sugli anfratti della psiche di Dolarhyde e sulla sua ossessione per le famiglie, in contrapposizione al fulmineo spaccato d’infanzia agghiacciante vissuta con la nonna. L’interpretazione di Richard Armitage è forse la perla più fulgida di questo episodio, e il suo incontro con la cieca Reba McClane (Rutina Wesley) riesce appieno nell’impresa di suscitare un sincero moto di simpatia nei confronti di quest’uomo introverso e taciturno, gravato dai propri complessi e teso, per questo, a un’utopica trasformazione nel Grande Drago Rosso dipinto da William Blake.

Lo spettro della psicopatia sanguinaria incombe su Francis come su Will, e la trasformazione è in atto per entrambi. Dove li condurrà, solo i prossimi episodi potranno svelarlo; il Grande Drago Rosso estende la sua ombra in contrapposizione al timido Dolarhyde, come la mente criminale di Will – quella stessa mente negata al telefono con la moglie Molly (Nina Arianda) – si adatta sempre e comunque ai contorni di Hannibal. Il patto è restaurato, l’alleanza rinnovata: l’unica certezza è che, ancora una volta, sarà il dottor Lecter a dettare le regole del gioco.