Altra puntata, altro trucco di magia di Hannibal Lecter (Mads Mikkelsen). Dopo aver giocato a proprio piacimento per ben due stagioni in piena libertà, persino dalla propria cella nel carcere psichiatrico di Baltimora il raffinato cannibale riesce a muovere le proprie pedine sulla scacchiera del mondo. Eccolo infatti, in … and the Beast from the Sea, consolare le angosce sentimentali di Francis Dolarhyde (un Richard Armitage sempre più impressionante nella propria tragica metamorfosi) direzionando la sua follia omicida lontano dalla dolce Reba (Rutina Wesley), verso un obiettivo per lui molto sensibile: la nuova famiglia di Will Graham (Hugh Dancy), l’ostacolo evidente e insormontabile al legame esclusivo in cui, sotto sotto, l’ex psichiatra ancora spera. Questa settimana Hannibal attracca in toto nel porto del thriller tradizionale, grazie alla splendida sequenza di intrusione, da parte di Francis, in casa di Will Graham, e il successivo nascondino mozzafiato di Molly (Nina Arianda) e del piccolo Walter. Benché si muova normalmente su sentieri più rarefatti ed estetizzanti, l’intera scena è magnifica prova della capacità della serie di attingere dai generi classici del cinema, facendone propri i punti di forza emozionale.

Il punto d’interesse maggiore di … and the Beast from the Sea è l’anticipazione, a ben due episodi dalla fine della stagione, di quello che – stando al romanzo d’origine – sarebbe dovuto essere il colpo di scena finale, ovvero il già citato scontro tra Dolarhyde e la famiglia di Will. Questa scelta apre la storia a un corso di eventi del tutto imprevedibile, alzando la tensione e l’aspettativa del pubblico nei confronti delle – ahinoi – ultime due puntate. Come detto, il fulcro dell’episodio risiede nella caccia commissionata da Hannibal a Francis; caccia che viene ampiamente preannunciata, in modo meno velato del solito, durante un dialogo tra il recluso dottor Lecter e la sua ex-sposa (come Bedelia Du Maurier l’aveva giustamente appellato) Will. Hannibal bombarda il profiler di indizi (“Quando chiudi gli occhi, Will, vedi la tua famiglia?”, “Non sono la mia famiglia, Will; e non sono io a laciarli morire, ma tu”) che possono o non vogliono essere colti. Stupisce, in effetti, che Will non riesca a leggere l’ombra della morte nelle parole di un’anima, in passato, tanto affine alla sua.

È da notare come l’accurata scrittura che caratterizza, da sempre, la serie di Fuller consenta al personaggio di Hannibal di spingere un uomo a distruggere la famiglia di Will e, comunque, non scalfire la convinzione della profonda affezione che ancora lo lega al profiler. Dal suo punto di vista, Molly e Walter sono la prigione che impedisce all’essenza più nascosta ma anche più autentica del suo antico sodale di venire alla luce, la gabbia di normalità nella quale egli ha volontariamente recluso la belva che è in lui. Will, d’altra parte, per quanto tenti di sfogare la propria rabbia contro Jack Crawford (Laurence Fishburne) e, ovviamente, contro Hannibal, è fin troppo consapevole che è sua e solo sua la responsabilità di aver messo Molly e Walter in pericolo, riallacciando i rapporti con la propria nemesi. Nel momento in cui ha deciso di varcare ancora una volta la soglia dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Baltimora, si è tuffato ancora una volta nelle tenebre da cui, in tre anni, era riemerso grazie all’aiuto di una moglie amorevole e di un figliastro affettuoso. Il suo sogno di normalità si sta inesorabilmente sgretolando sotto una pressione a cui lui stesso ha dato il via, ed è facile cogliere il parallelo con la storia di Dolarhyde, alle prese con l’improvviso, ignoto fuoco dell’amore nei confronti di Reba e con la preoccupazione di poterle nuocere per sottostare al volere del Grande Drago Rosso, sempre più autoritario nella sua mente. Francis cerca di preservare l’unica persona a cui tiene dalla ferocia assassina che contraddistingue la sua vita, e ciò lo rende il perfetto negativo di quanto Hannibal ha fatto finora, tentando di trascinare il suo unico amico nel proprio abisso di orrore.

Il gioco di specchi continua e abbacina lo spettatore, e sale nel frattempo la tensione per il destino di Alana Bloom (Caroline Dhavernas), punitrice inflessibile del tradimento di Hannibal (finalmente, l’iconica immagine del cannibale con la maschera è stata svelata, per la gioia del pubblico fremente). C’è ancora molto da raccontare, ancora molto sangue da versare, e abbiamo motivo di credere che lo shock maggiore debba ancora arrivare. Improbabile che le alte aspettative vengano deluse, a questo punto; anche perché, come detto da Alana, Hannibal mantiene sempre le sue promesse.